Recensione Dark Souls 3: unico per livello di difficoltà
Questa settimana esce il nuovo capitolo della serie di action rpg famosa per il suo livello di difficoltà. Dark Souls 3 è la prima iterazione dell’ormai celebre saga di From Software sviluppata dopo che la serie si è biforcata in una seconda direzione con Bloodborne, il titolo realizzato in prima persona da Hidetaka Miyazaki in parallelo alla lavorazione di Dark Souls 2.
di Jonathan Russo pubblicato il 14 Aprile 2016 nel canale VideogamesBandai Namco
Combattere e morire
Ho messo tutte le mie principali lamentele (tranne una) nel primo paragrafo perché voglio sia ben chiaro a chiunque legge che non condivido per nulla le recensioni interamente entusiastiche lette finora su Dark Souls 3. È un gioco per tanti versi fatti in modo semplice e pigro, per non scontentare nessuno, ma che tradisce lo spirito da cui sono stati partoriti all’epoca Demon’s Souls e Dark Souls. Non voglio però nemmeno insistere troppo, sapendo che ci sono altri elementi molto specifici di interesse per i fan. E su quelli, DS3 non tradisce.
Partiamo dal combattimento. Le idee di fondo rimangono in sostanza invariate, ed è un bene. Guai a toccare il fiore all’occhiello della serie. Come già fatto in DS2, qualche timida aggiunta il team di sviluppo ha provato a farla: in questo caso si parla delle “stance” e delle “skill”, ovvero posizioni e abilità legate a doppio filo a ciascuna arma. Per fare un esempio, le asce possiedono in maniera innata l’abilità “warcry”, che si attiva semplicemente premendo il grilletto sinistro e conferisce un buff temporaneo ai danni. Le spade invece permettono solitamente di entrare appunto in una “stance” particolare, che modifica la tipologia degli attacchi (con l’attacco normale si può ad esempio infrangere la guardia di uno scudo). Sia le abilità sia gli attacchi da “stance” costano punti FP, o per meglio dire punti mana. La novità qui è duplice perché significa che anche i personaggi che non sfruttano incantesimi potrebbero aver bisogno di aumentare l’attributo relativo al mana; ma significa anche avere a disposizione un nuovo strumento, ovvero la Ashen Estus Flask, una Estus che ripristina il mana anziché la salute.
Il funzionamento di questa Estus è particolare: il numero totale di fiasche a disposizione è fisso, ma possiamo scegliere di distribuirne una parte per le Estus normali e una parte per le Ashen. Se abbiamo 10 Estus ad esempio, possiamo dividerle in 5 e 5, o 9 e 1, o 10 e 0. Personalmente non ho sentito alcun bisogno di usare le nuove abilità nel corso delle circa 30 ore che ho dedicato al gioco, ma giocatori più propensi alla sperimentazione potrebbero trovarsi interessati, e in ogni caso è da valutare l’impatto che l’introduzione della Ashen Estus avrà sui personaggi dedicati solo alla magia.
Un’altra particolarità che voglio sottolineare è la direzione che DS3 prende rispetto a DS2 per quanto riguarda il rapporto tra parata e schivata. A costo di sembrare troppo netto, mi spingo a dire che in Dark Souls 2 quasi tutto il gioco si poteva affrontare standosene al sicuro dietro lo scudo e cercando di aggirare i nemici alle spalle, boss inclusi. DS3 funziona esattamente al contrario, lo scudo sembra persino inutile. Bisogna schivare, schivare, schivare! Fino a schiantarsi contro una parete e trovarsi la telecamera incastrata nel cranio (cosa che succede regolarmente in quasi tutti gli scontri con i boss).
Da un lato trovo che il meccanismo di Dark Souls 2 andasse assolutamente ribaltato, dall’altro ho l’impressione che questa volta gli sviluppatori abbiano insistito troppo sul versante opposto. Nelle parti di esplorazione (dove comunque lo scudo rimane irrinunciabile) capita spesso, spessissimo di trovarsi a combattere gruppi estremamente ampli di nemici – per i canoni di Dark Souls. Parliamo di cinque, sei, sette nemici in contemporanea che possono aumentare se si fa male qualche calcolo e si va ad allertare un secondo gruppo. Chiaramente in questi casi si tratta sempre di avversari con pochissimi punti vita, facili da falciare in un paio di colpi, ma resta il fatto che non c’è stamina sufficiente a mantenere uno scudo alzato quando si ricevono 2-3 colpi per nemico, moltiplicati per 3-4-5 nemici. Insomma, c’è da stare attenti e va memorizzato il mantra di Dark Souls 3 fin da subito: schivare, schivare, schivare!









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