Divinity Original Sin ci riporta ai tempi di Baldur's Gate

Divinity Original Sin ci riporta ai tempi di Baldur's Gate

Rosario e Gioacchino hanno aggiunto i loro pareri su Divinity Original Sin alla recensione scritta da Jonathan. Divinity Original Sin è un ottimo videogioco vecchio stile, come quelli in cui non avevi alcuna indicazione su come proseguire o sul luogo dove era necessario recarsi per portare a termine una quest o, ancora, dove ogni combattimento era una sfida di altissimo livello, praticamente insuperabile senza una guida. All'interno anche il video di Live Gameplay.

di Rosario Grasso, Jonathan Russo, Gioacchino Visciola pubblicato il nel canale Videogames
 

Il parere di Gioacchino Visciola

Questo gioco rappresenta la bellezza di Kickstarter, del suo uso sapiente e genuinamente utile. E’ la prova che anche un genere reputato “morto”, “snaturato” o destinato ad una nicchia di giocatori, può tornare in vita più potente che mai. Sino ad oggi i miei “campioni assoluti” sono stati Neverwinter Nights e Baldur’s Gate 2.

Dopo di loro, il vuoto totale. Certo, vi sono altri esponenti del genere che meritano parole di elogio, come Torment o Mask of the Betrayer. Ma i miei due favoriti erano, e rimangono, BG2 e NWN. Questione di gusti, insomma. Per quanto capolavori assoluti, però, i giochi sopra citati condividono un comune denominatore: appartengono al 20° secolo, o al decennio appena passato. Cominciano a sentire l’inesorabile passaggio del tempo. Le meccaniche, la grafica, i controlli: perfetti allora, ma oggi un po’ stantii. Divinity: Original Sin mi ha dato modo di andare avanti, di poter vedere la luce in fondo al tunnel. Questo gioco non è solo in grado di strizzare l’occhiolino a persone come me, Fan dei CRPG, ma è anche in grado di innovare, migliorare e ampliare le basi su cui il genere si è sempre poggiato.

Il semplice gesto di spostare quasi tutti i posizionabili in giro per la mappa è una cosa “banale” al giorno d’oggi, che passa quasi inosservata, ma non è così! Grazie a questa piccola chicca mi sono potuto creare il mio accampamento sulla spiaggia ed ho rimesso in uso una forgia abbandonata da tempo, trasportando acqua e contenitori nei suoi dintorni. Anche la Storia, e il modo in cui la si vive, approfitta di questa meccanica: gli oggetti di quest ora sono nascosti nei posti più disparati, permettendoci di usare per davvero le nostre doti d’osservatore.

Niente più quest ”sciocchine” come: “Vai in quella sala, quella con il Waypoint verde immenso, controlla quel contenitore sapientemente illuminato e…’wow, pazzesco, hai trovato da solo la chiave, sei una forza della natura, da oggi ti chiamerò Sherlock. Tieni questi PX, te li sei proprio meritati’.

Divinity non è questo. Divinity è ricerca, è profondità di gameplay, è stare 3 ore nella città per riuscire a liberarsi l’inventario, migliorare l’equipaggiamento e farsi un paio di quest che coinvolgeranno solo il nostro intelletto, e nient’altro.

I combattimenti seguono lo stesso mantra: sono difficili. Ben pensati, ma difficili. Un posizionamento errato, un’azione non sfruttata a dovere, un barile di olio ed una palla di fuoco di troppo e boom…saremo costretti a ricaricare la partita. Original Sin non perdona. Non perdona nelle quest, dove le nostre decisioni, nei dialoghi, potranno portare alla morte, e non perdona soprattutto in combattimento, dove i nemici secondari sapranno farsi valere quanto i Boss di “fine Dungeon”.

Purtroppo però Divinity Original Sin non è per tutti. Non è per quelle persone che non amano perdere ore fermi a rifarsi l’inventario, non è per quelle persone che vogliono un’esperienza di gioco più “scorrevole”, e soprattutto non è per persone che non amano gli RPG vecchio stampo. Vi sono anche delle minuscole pecche, per carità, ma che si presentano così di rado da non richiedere nemmeno l’attenzione di una citazione.

Divinity Original Sin è l’Half Life degli FPS, il Baldur’s Gate 2 degli RPG, lo Starcraft degli strategici. Rappresenta una nuova punta d’eccellenza, con cui tutti i CRPG del futuro dovranno fare i conti.

 
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