Diablo III. L’ora è finalmente giunta

Diablo III. L’ora è finalmente giunta

Undici anni di attesa dall’ultimo capitolo, quattro anni di attesa dal primo annuncio, indiscrezioni prima, rivelazioni poi, beta e BlizzCon… ma la risposta di Blizzard era sempre la stessa: “sarà pronto quando sarà pronto”. Ma la data del 15 maggio è stata rispettata e Diablo III è finalmente tra noi. Le immagini sparse per l'articolo provengono dal produttore, mentre quelle nella gallery le abbiamo catturate durante i nostri test.

di Andrea Bai, Antonio Rauccio pubblicato il nel canale Videogames
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La disamina conclusiva

Undici anni fa lasciammo al monte Arreat il manipolo di valorosi eroi che compirono l’impresa di fermare il Signore della Distruzione. L'arcangelo Tyrael, campione della luce amico degli uomini, aveva frantumato la Pietra del Mondo corrotta da Baal con la sua spada, impedendo l'estinzione della razza umana nel mondo di Sanctuarium.

Poco è noto degli eventi immediatamente successivi alla conclusione del conflitto: si narra che alcuni di quegli eroi che affrontarono le legioni infernali perdettero il senno, non potendo la loro mente contenere gli orrori visti e combattuti (l'unica eccezione al momento sembra essere il barbaro, probabilmente per la scarsa quantità di materia grigia impressionabile).

Diversi anni dopo quegli eventi, una cometa precipita sulla vecchia cattedrale di Tristam, risvegliando orde di morti e risucchiando nella sua voragine il vecchio Deckard Cain, memoria storica della precedente guerra contro le forze infernali. E come sempre accade in quelle terre lontane, davanti ad una nuova minaccia, nuovi eroi giungono dai diversi confini del mondo, pronti a seguire le orme dei loro predecessori e a combattere contro un male senza tempo.

È sostanzialmente questo l'incipit di uno dei sequel più attesi della storia videoludica, il terzo capitolo dell’epica saga di Diablo. Orde di fan appassionati hanno continuato fino ad oggi a giocare con i vecchi capitoli, incuranti di competitor come Sacred, Dungeon Siege, Titan Quest che tentavano invano di detronizzare il primo maligno dal vertice degli RPG hack’n’slash. L’annuncio di Diablo III quattro anni or sono accese la prima scintilla di un hype che è divampato come un incendio, sempre più rovente quanto più si avvicinava la fatidica data di rilascio.

Blizzard, e possiamo dirlo solo ora in sede di review, si è accostata a questa impresa con molta umiltà, consapevole del rischio concreto di bruciare una delle sue tre proprietà intellettuali, soprattutto dopo la perdita di alcune delle menti di Blizzard North che avevano concepito la serie (alcuni di loro hanno poi pubblicato l’interessante Torchlight). Le aspettative dei fan erano alle stelle, è stato evidente fin dalle prime indiscrezioni: al trapelare di ogni nuova caratteristica (design, classi, casa d’aste, difficoltà…) il web si scatenava in accesi (a volte fin troppo) dibattiti. La casa di Irvine si è dimostrata molto attenta alle ragionevoli critiche avanzate dal grande pubblico: in tal senso il BlizzCon è stata un’occasione di riflessione importante, e soprattutto la beta ha rappresentato in buona parte la chiave di volta per la riuscita del titolo.

Quasi tutte le caratteristiche della loro nuova creazione mostrano ossequioso rispetto per il glorioso passato della serie (scelte narrative, scelte grafiche, status bar, arrangiamenti musicali, effetti sonori, font…), ma senza rinunciare alla definizione di una propria nuova identità (nuove classi, nuovo look grafico, casa d’aste, pvp), in una continuità che non tradisce i precedenti capitoli, ma si lancia in nuovi spunti ed evoluzioni.

Seguiteci dunque in questa disamina conclusiva di Diablo III.

 
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