Ubisoft non arretra: quando comprate giochi acquistate solo una licenza
Ubisoft è al centro di una causa legale per la chiusura dei server di The Crew. Due giocatori accusano l'azienda di pubblicità ingannevole, sostenendo di aver acquistato il gioco, non solo una licenza. La società è del parere diametralmente opposto.
di Manolo De Agostini pubblicata il 12 Aprile 2025, alle 08:01 nel canale VideogamesUbisoft
Il "caso The Crew" continua a far discutere. Forse ricorderete che Ubisoft ha chiuso definitivamente i server di The Crew nell'aprile 2024, rimuovendo il gioco dagli store digitali e dalla propria libreria gli utenti Ubisoft Connect. In pratica, il titolo è diventato completamente inutilizzabile nonostante fosse ancora in possesso di numerosi giocatori, sia in versione fisica che digitale.
Ebbene, già allora la società transalpina aveva detto che acquistare il gioco significava ottenerne solo la licenza, non la proprietà. Nell'ambito di un procedimento legale, Ubisoft è tornata a ribadire quella posizione tramite i suoi legali, come spiega Polygon.

In una causa intentata in California da due utenti, Ubisoft è accusata di pubblicità ingannevole, frode e violazione delle leggi sulla concorrenza sleale. Al centro della disputa, la convinzione dei giocatori di aver acquistato il gioco in modo definitivo, mentre Ubisoft sostiene che The Crew fosse, fin dall'inizio, solo una "licenza limitata" a tempo indeterminato ma revocabile.
"I querelanti sostengono di aver acquistato copie fisiche di The Crew convinti di ottenere un accesso illimitato al gioco, anche offline", hanno scritto gli avvocati di Ubisoft nella richiesta di archiviazione. "Ma la realtà è che i consumatori hanno ricevuto quanto promesso, ed erano stati esplicitamente informati al momento dell'acquisto che stavano acquistando una licenza".
Uno dei punti cruciali della causa è la presenza, sulla confezione del gioco, di un codice di attivazione con scadenza indicata al 2099. Per gli utenti, questo dettaglio costituiva una chiara implicazione che il gioco sarebbe rimasto accessibile almeno fino a quella data. Tuttavia, la chiusura dei server ha reso The Crew del tutto inutilizzabile, non essendo previsto alcun supporto offline.
"Ubisoft non ha offerto una modalità offline né una patch per consentire l'uso del gioco dopo la chiusura dei server", si legge nei documenti presentati in tribunale. La casa francese ribatte sottolineando che le confezioni per console Xbox e PlayStation riportano chiaramente - in lettere maiuscole - l'avviso che l’accesso a funzionalità online può essere revocato con un preavviso di 30 giorni.

Il caso The Crew solleva interrogativi non solo sul diritto di proprietà nei confronti dei contenuti digitali. I querelanti hanno infatti sollevato un ulteriore punto sulla valuta virtuale del gioco, sostenendo che equivale a una gift card, la cui scadenza è vietata secondo la legge californiana.
Ubisoft, dal canto suo, ritiene che i legati dei due utenti stiano attuando una strategia volta a presentare diverse accuse eterogenee nella speranza che almeno una venga accolta. Il procedimento resta aperto e Ubisoft ha tempo fino al 29 aprile per rispondere ufficialmente alla versione emendata della denuncia.









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21 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoHai ragione ma resta una vergogna che giochi che possono funzionare perfettamente anche offline (non questo) muoiano solo perchè da remoto qualcuno lo decide.
Molti dei giochi di steam sono stand-alone eppure, come fai presente tu, in caso si chiusura di steam sarebbero inutili
Ma è il mondo che vogliono i giovani d’oggi.. pagare per respirare
Una volta si compravano i prodotti ed erano nostri adesso si pagano, più di prima, i servizi e i servizi possono cessare.
I bambini di oggi non capiscono la gravità di questo sistema neanche con esempi palesi come quello che hai fatto tu
“Life as a service” non è una bella cosa. Quando diventi inutile o il servizio è sorpassato, cessi di esistere
Non arrivi a contarne 12, di giochi che sono diventati inutilizzabili, e sono tutti multiplayer. La mia libreria su Steam ha 22 anni, e mi fido più di gaben che di Ubisoft.
Ci devo poter giocare, hardware e sistema operativo permettendo, in qualsivoglia modo, anche tra cinquant'anni.
La parte single-player deve funzionare. Punto.
E in un modo o nell'altro la farò funzionare...
E persino per il multiplayer, capisco che non si possa pretendere, ma se la software house abbandona il gioco o non è più redditizio, che lascino la possibilità agli utenti di tener vivo l'ambiente creandosi i loro server per le partite, come si faceva un tempo. Questo in un mondo ideale, nel paese delle meraviglie di Alice.
Infatti non sto comprando più niente, quando ho tempo retrogaming e basta.
Non mi va proprio giù la storia, che paghi 50,60, 70 ma anche 100€ e possano staccare la spina quando gli pare, che serva l'account con X anche per il single player, che il sistema anticopia e anti-imbroglio pretenda pure UEFI con secureboot su Windows 11, di perdere addirittura performances perchè il sistema di protezione "mangia" fps e mille altre diavolerie.
Fatemi giocare e basta.
Tutto concesso in "gentile" licenza. Non ti rimane più niente in mano. Paghi e basta.
Come per i film. Oggi ci sono, domani te li tolgono o peggio li "riadattano", il ridoppiano perchè tizio dice o fa qualcosa che oggi non è più socialmente accettato e tutto va a donnine.
Ridateci la copia fisica. OFFLINE. Anche su chiavetta USB. Mi accontento.
Ammetto di aver estremamente semplificando e in parte esagerato. Ma il quadro è questo. "Life as Service".
Fino a che non adotteranno questo modello non solo per i software ma anche per tutto il resto. Ben venga che c'è gente che non gli vada giù e trascini le software house in tribunale. Comunque, basterebbe non comprare. Vedi dopo quando cominciano a restare a bocca asciutta, come tornano sui loro passi.
Certo, non accadrà mai. Se va come per i prezzi delle schede video...
Diciamo che fanno i furbetti muovendosi in ambiti ancora non pienamente regolamentati.
A mio parere tutti i giochi, ma soprattutto quelli online, dovrebbero garantire un periodo di tempo minimo di fruibilità (pena il rimborso), periodo che dovrebbe essere pubblicizzato in modo chiaro al momento dell'acquisto.
Sono della vecchia guardia anch'io e la penso come molti di voi. Per fortuna tutti i giochi che possiedo su steam si lasciano giocare anche offline e mal che vada mi dedicherò al solo retrogaming (tanto ormai acquisto si e non un nuovo gioco all'anno).
In ogni caso è brutto vedere come la nuova generazione si stia abituando a "all as a service" ... quando si renderanno conto dei lati negativi sarà sempre troppo tardi.
Diciamo che fanno i furbetti muovendosi in ambiti ancora non pienamente regolamentati.
A mio parere tutti i giochi, ma soprattutto quelli online, dovrebbero garantire un periodo di tempo minimo di fruibilità (pena il rimborso), periodo che dovrebbe essere pubblicizzato in modo chiaro al momento dell'acquisto.
Comunque mi pare che in francia e anche altrove stanno iniziando a pensare di intervenire a livello normativo per mettere ordine in questa giungla di "licenze" truffa.
E qui (sul forum) c'è anche gente che difende questo stile di vita da "consumista-nullatenente".
"così non hai la svalutazione" cit.
Il brutto è vedere che sta diventando così tutto, non solo musica in streaming e giochi digitali, ma anche i beni reali come le auto in leasing/affitto a lungo termine/rate per quattro anni e poi la cambi, ecc.
E qui (sul forum) c'è anche gente che difende questo stile di vita da "consumista-nullatenente".
"così non hai la svalutazione" cit.
Chi è che diceva "Non avrai nulla e sarai felice" ? Ah sì, quelli del World Economic Forum (WEF), che ogni anno si radunano a Davos ...
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