Chronicles, Assassin's Creed non in 3D ma in 2,5D

Chronicles, Assassin's Creed non in 3D ma in 2,5D

Abbiamo avuto modo di completare il secondo dei tre episodi di Assassin’s Creed Chronicles e il nuovo appuntamento ci ha condotti in India, nel pieno della dominazione inglese di metà ottocento. Rispetto a China abbiamo riscontrato alcuni tiepidi passi in avanti, ma rimangono anche vari problemi irrisolti.

di Davide Spotti pubblicato il nel canale Videogames
UbisoftAssassin's Creed
 

Introduzione

A poco più di un trimestre dalla pubblicazione di Syindicate si torna a parlare di Assassin’s Creed. Negli ultimi anni gli appuntamenti annuali pianificati da Ubisoft si sono intensificati, basti pensare che dalla fine del 2014 abbiamo ricevuto in dote due capitoli principali, affiancati da una moltitudine di spin-off. La sensazione che la moda degli Assassini sia ormai finita fuori controllo e possa, prima o poi, condurre la saga a un pesante effetto boomerang, dev’essere balenata anche presso i vertici del publisher francese.

Risalgono a un paio di settimane or sono i rumor secondo i quali il successore di Syndicate non sarà messo sul mercato fino al 2017, ipotesi che potrebbe rivelarsi logica sia per provare ad attingere nuove idee – ammesso e non concesso che tale prospettiva sia compatibile con un brand così abusato – ma anche alla luce della flessione nei dati di vendita che il franchise ha vissuto durante l’autunno.

Rimanendo focalizzati sugli spin-off, questi mesi sono stati scanditi anche dagli episodi di Assassin’s Creed Chronicles. Ubisoft ha provato a reinterpretare la saga attraverso dei paradigmi nuovi, cercando di adattare il gameplay a un contesto bidimensionale. Il gioco è solo apparentemente affine allo stile di Prince of Persia, essendo in realtà supportato da una struttura peculiare, che prova a esaltare le meccaniche stealth rispetto all’impiego delle armi e all’eliminazione rumorosa dei nemici.

Chronicles è stato concepito fin dal principio come una trilogia, ispirata da setting molto diversi tra loro e da personaggi sempre nuovi. Climax Studio ha deciso che la prima avventura si sarebbe svolta in Cina, mentre le successive avrebbero condotto i giocatori in India e infine in Russia. La pianificazione ha tratto le sue basi da contesti cross mediali come i fumetti ispirati ad Assassin’s Creed, tra i quali si annoverano The Fall, The Chain e Brahman. Così facendo si è deciso di donare voce e interattività a personaggi che in precedenza erano stati rappresentati soltanto su carta.

AC Chronicles China ha fatto da apripista, esordendo la scorsa primavera e raccogliendo pareri piuttosto freddi da parte della stampa specializzata. L’opera era infatti afflitta da una sostanziale piattezza delle fasi stealth ed era poco sostenuta da cambi di ritmo e variazioni di gioco. Con Assassin’s Creed Chronicles India ci si sposta più a sud, il contesto interattivo si è fatto un po’ più frastagliato e alcune caratteristiche sono state migliorate, nel tentativo di proporre al pubblico un prodotto di qualità superiore. Rispetto alle tinte più fosche e monocromatiche che accompagnavano China, il team si è speso per riprodurre scenari dal sapore esotico, dai colori caldi e accesi, dando una rilevanza ben più marcata alle componenti platform e cadenzando l’esperienza con un ritmo più convincente. Permangono al contempo alcuni dubbi circa le qualità intrinseche di una parte dell’opera, che non è affatto esente da alcuni dei difetti già riscontrati nel predecessore.

 
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