Twitch: streamer rischiano il ban per violazione di copyright, scoppia il putiferio

Twitch: streamer rischiano il ban per violazione di copyright, scoppia il putiferio

Attraverso una serie di avvisi, Twitch starebbe notificando numerosi utenti che, stando alle Guidelines della piattaforma, avrebbero violato il copyright. Migliaia di account sono a rischio ban e i content creator puntano il dito contro lo stesso Twitch

di pubblicata il , alle 17:01 nel canale Videogames
Twitch
 

Sono ore di fuoco per Twitch e per gli utenti che utilizzano regolarmente la piattaforma di livestreaming. Diversi streamer avrebbero infatti ricevuto delle segnalazioni per violazione di copyright, più precisamente per alcuni contenuti musicali presenti nelle clip già trasmesse.

Le notifiche sono arrivate da Twitch senza alcun preavviso, mettendo in difficoltà gli streamer che, al momento, rischiano il ban permanente dalla piattaforma. Ecco cosa sta accadendo.

Twitch: caos totale tra gli streamer a causa dei 'copyright strikes'

I primi segnali d'allarme sono arrivati da Twitter. Sul social network, la streamer e content creator Fuslie ha segnalato la ricezione di due copyright strikes: le notifiche riguarderebbero livestream risalenti a più di un anno fa, durante le quali Fuslie avrebbe riprodotto in background alcuni brani musicali protetti da diritto d'autore. L'avviso inoltrato da Twitch proverrebbe da un recente reclamo della Recording Industry Association of America (RIAA).

Al terzo strike ricevuto l'account di Fuslie sarebbe stato sospeso in via definitiva, come spiega lo stesso Twitch attraverso le sue Community Guidelines. Lo staff della piattaforma raccomanda agli streamer di rimuovere tutte le clip che includerebbero contenuti protetti da copyright, al fine di evitare le sanzioni di cui sopra. Le clip in questione, ricordiamo, sono contenuti piuttosto brevi - dalla durata massima di un minuto - generati dagli spettatori, i quali tendono a condividere questi filmati anche mediante canali esterni.

Per Fuslie, e per molti altri streamer, questo significherà eliminare centinaia di migliaia di clip, se non la maggioranza delle livestream trasmesse negli ultimi anni. Tutto questo arriva come un fulmine a ciel sereno e mette in discussione le modalità stesse con cui Twitch avrebbe gestito i reclami provenienti dalla RIAA, così come i 'provvedimenti' che la piattaforma starebbe applicando in queste ore nei confronti degli ignari content creator.

Trattandosi di una piattaforma web, Twitch deve attenersi a tali revisioni ai sensi del Digital Millennium Copyright Act (DCMA). Le norme sul diritto d'autore online valgono anche per YouTube, ovviamente, ma la piattaforma di Google può contare sul suo sistema Content ID per consentire ai titolari di copyright di identificare le copie dei propri contenuti su YouTube e di gestirle con estrema facilità.

La massiccia e improvvisa pioggia di avvisi ha gettato la community di Twitch nel panico, e non c'è da sorprendersi. La piattaforma starebbe lavorando a delle "soluzioni" per supportare gli streamer coinvolti nei suddetti copyright strikes, offrendogli "maggiore controllo" in merito alla gestione delle proprie clip. Seguiremo con attenzione eventuali sviluppi sulla faccenda.

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14 Commenti
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silviop09 Giugno 2020, 17:41 #1

E' ora di riformare il copyright....

....diminuendo pesantemente i termini di durata e introducendo una patrimoniale annuale sulle royalities in base al valore,considerando che ormai la diffusione dei prodotti musicali e' praticamente indipendente dall'artista/studio/distributore/qualita ma solo dalla campagna social/stampa sottostante.

matrix8309 Giugno 2020, 19:31 #2
Da sempre su altre piattaforme l'audio viene silenziato in questi casi. Mi pare lo stesso twitch lo faccia. Il problema non si pone, la tecnologia c'è, silenziassero i video incriminati.
Certo, la colpa degli streamer c'è. E' per questo che sono nate iniziative come NCS (NoCopyrightSounds) che offrono gratuitamente in cambio solo di un link, canzoni libere da ogni copyright. Li uso tranquillamente su twitch e non ho mai ricevuto un claim. Inoltre sono anche presenti su spotify, quindi molto integrabile con OBS e affini.
Miyuu10 Giugno 2020, 08:38 #3
Beh, tempo di passare ad altre piattaforme (escluso YouTube) e avvisare utenti. Immagina pagare sub di Spotify e poi non poter ascoltare tracce durante stream o nel tuo negozio IRL. : )
O semplicemente abilitare abbonamenti personal e pro (con sub da 29 o 39$ al mese) su Spotify e/o tutti gli altri sevizi di streaming musicale, connetterli alle piattaforme streaming ed eliminare così il problema dei video mutati o addirittura segnalati. Questi streamers con migliaia di viewers stanno facendo pubblicità gratis perché il seguito ce l’hanno loro. Aziende pagano fior di quattrini per avere i loro banner su video e invece chi produce musica fa causa? Ridicolo.
Dinofly10 Giugno 2020, 09:47 #4
Originariamente inviato da: silviop
....diminuendo pesantemente i termini di durata e introducendo una patrimoniale annuale sulle royalities in base al valore,considerando che ormai la diffusione dei prodotti musicali e' praticamente indipendente dall'artista/studio/distributore/qualita ma solo dalla campagna social/stampa sottostante.


Quoto al 100%.
70 anni, è ridicolo.

Al massimo deve durare come un brevetto, 20 anni, non è possibile creare posizioni di rendita intergenerazionali.
sidewinder10 Giugno 2020, 12:30 #5
Originariamente inviato da: Dinofly
Quoto al 100%.
70 anni, è ridicolo.

Al massimo deve durare come un brevetto, 20 anni, non è possibile creare posizioni di rendita intergenerazionali.


Purtroppo Disney Corporation sta facendo molto lobbying per portare a 90-100 anni...
https://www.highlandernews.org/3467...copyright-laws/
FedNat10 Giugno 2020, 13:02 #6
Originariamente inviato da: sidewinder
Purtroppo Disney Corporation sta facendo molto lobbying per portare a 90-100 anni...
https://www.highlandernews.org/3467...copyright-laws/


E continuerà a fare lobbying per allungare la durata ogni volta che si avvicinerà la scadenza sul copyright di Topolino.
GM Phobos10 Giugno 2020, 15:59 #7
Sì ma il copiright andrebbe comunque riformato, un conto è allungare la durata del copiright sul diritto di un soggetto. Ovvero il copiright in questo caso copre la possibilità di creare nuovi contenuti che riguardano tale soggetto (e la cosa per quanto mi riguarda ci sta, perché si tratta di grosse società che detengono diritti per fornire nuovi contenuti ed è giusto che siano tutelate)
Un conto è avere una durata tanto lunga che copre i diritti di un contenuto "vecchio" che si vuole continuare a sfruttare come può essere un brano musicale. Un conto è avere il diritto di poter consentire cover di tale brano che riguarderebbe contenuti nuovi e in questo caso ci potrebbe stare, un conto è coprire la riproduzione di un vecchio contenuto che ha già fornito una adeguata remunerazione e che ormai dovrebbe poter essere riprodotto tranquillamente.
Io capisco voler tutelare gli artisti ma un conto è volerli tutelare affinché un prodotto del loro ingegno non possa essere alterato da altri senza permesso, un conto è farli vivere di rendita per una cosa che è stata creata decenni prima.
cdimauro11 Giugno 2020, 04:54 #8
Originariamente inviato da: Dinofly
Quoto al 100%.
70 anni, è ridicolo.

Al massimo deve durare come un brevetto, 20 anni, non è possibile creare posizioni di rendita intergenerazionali.

Non sono d'accordo su quest'equiparazione, perché copyright e brevetti sono due cose completamente diverse. Nel primo caso parliamo per lo più di svago e in generale di "oggetti" rimpiazzabili (ognuno può fare musica, dipingere quadri, scrivere applicazioni, ecc.), mentre nel secondo di proprietà intellettuali di tipo tecnologico che incidono e influenzano il progresso (molecole per farmaci, miglioramenti dei motori a combustione, nuove interfacce uomo-macchina, ecc.).

Per questo non vedo perché il copyright non possa essere trasferito agli eredi dell'autore.

Ciò che andrebbe riformata è la distribuzione dei margini/utili fra autore e l'eventuale editore, che è troppo sbilanciata verso il secondo.
Dinofly14 Giugno 2020, 18:24 #9
Originariamente inviato da: cdimauro
Non sono d'accordo su quest'equiparazione, perché copyright e brevetti sono due cose completamente diverse. Nel primo caso parliamo per lo più di svago e in generale di "oggetti" rimpiazzabili (ognuno può fare musica, dipingere quadri, scrivere applicazioni, ecc.), mentre nel secondo di proprietà intellettuali di tipo tecnologico che incidono e influenzano il progresso (molecole per farmaci, miglioramenti dei motori a combustione, nuove interfacce uomo-macchina, ecc.).

Per questo non vedo perché il copyright non possa essere trasferito agli eredi dell'autore.

Ciò che andrebbe riformata è la distribuzione dei margini/utili fra autore e l'eventuale editore, che è troppo sbilanciata verso il secondo.


Perchè stai creando posizioni di rendita e le posizioni di rendita non vanno mai bene, estraggono valore senza crearlo, ergo; mangiano torta e non l'allargano.
Per farti un esempio: i figli di un cantante possono mettersi a braccia conserte per l'eternità, senza doversi guadagnare un centesimo. E`chiaramente dannoso per la produzione complessiva, oltre che iniquo.
Inoltre la durata sproporzionata porta ad allocazioni sproporzionate di capitale (se il diritto d'autore perpetuo mi da un valore eccessivo), lo stesso fatto che Disney stessa stia facendo lobbying significa che è più remunerativo investire in mazzette, cene, regali, avvocati, piuttosto che creare nuovi contenuti. Mi sembra palese la distorsione a cui porta questa sovraprotezione.
cdimauro15 Giugno 2020, 07:00 #10
Originariamente inviato da: Dinofly
Perchè stai creando posizioni di rendita e le posizioni di rendita non vanno mai bene, estraggono valore senza crearlo, ergo; mangiano torta e non l'allargano.
Per farti un esempio: i figli di un cantante possono mettersi a braccia conserte per l'eternità, senza doversi guadagnare un centesimo.

Sì, a questo avevo anche pensato, ma continuo a non vedere il problema, per alcuni motivi.

Il primo è che parliamo pur sempre di prodotti disponibili nel mercato.
Che io decida di spendere i miei soldi per acquistare una canzone di Enrico Caruso, una confezione di caramelle, o comprando fiche al casinò di Montecarlo e giocarmele (e molto probabilmente perdendole), è del tutto indifferente.
Alla fine sono prodotti non indispensabili, e il consumatore decide se e in che modo orientare la sua spesa. Se non ti piace Enrico Caruso, non compri le sue opere, e la cosa finisce lì (d'altra parte i gusti sono variegati, e persino opere "immortali" non vengono fruite da tutti).
Perché, quindi, dovremmo discriminare soltanto i primi (le opere dell'ingegno)?

Il secondo è che le opere dell'ingegno non si vendono da sé, ma generalmente hanno bisogno di essere "pacchettizzate" / "pubblicizzate" / "distribuite" per arrivare in qualche modo al pubblico. Esiste, quindi, una catena che coinvolge entità terze (editori, grande distribuzione, vendita al dettaglio) allo scopo, e che guadagnano sfruttando le opere realizzate dagli artisti.
Bloccando i diritti d'autore dopo un po' di anni toglieremmo agli eredi la possibilità di guadagnare dalla loro fruizione, ma tutti gli altri continuerebbero a farci soldi ugualmente.
E`chiaramente dannoso per la produzione complessiva, oltre che iniquo.

Scusami, ma non m'è chiaro perché sarebbe dannoso per la produzione e perché sarebbe iniquo.

Per me rimane iniqua, invece, la possibilità degli enti terzi di cui sopra di continuare a guadagnare dalla vendita delle opere dell'ingegno, senza pagare un centesimo agli eredi degli autori.

Fermo restando che, come dicevo nell'altro commento, al momento l'iniquità è rappresentata dalla disparità dei guadagni fra artisti ed editori, e almeno questa andrebbe riformata quanto prima.
Inoltre la durata sproporzionata porta ad allocazioni sproporzionate di capitale (se il diritto d'autore perpetuo mi da un valore eccessivo), lo stesso fatto che Disney stessa stia facendo lobbying significa che è più remunerativo investire in mazzette, cene, regali, avvocati, piuttosto che creare nuovi contenuti. Mi sembra palese la distorsione a cui porta questa sovraprotezione.

Non mi pare che Disney abbia smesso di produrre nuovi contenuti, pur continuando a godere dei diritti d'autore delle sue opere più vecchie.

Peraltro se non ci fosse alcuna scadenza non ci sarebbe nemmeno attività di lobbying rivolta a esterne la durata.

La distorsione sarebbe rappresentata dal solo accumulo di capitali derivanti dallo sfruttamento delle opere?

Sia chiaro che non sono un economista, ma il mio punto di vista è soltanto quello di un autore (visto che sviluppo software. Ma ho anche altre vene creative).

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