Giro di vite su videogiochi in Cina: affondano titoli Tencent, NetEase e altre compagnie gaming
Tencent crolla di oltre il 6% alla borsa di Hong Kong, mentre NetEase arretra di oltre il 7%. Ma non sono le uniche società cinesi attive nell'industria dei videogiochi a subire ripercussioni dopo le nuove disposizioni delle autorità locali a proposito del tempo che i più giovani dedicano ai videogiochi
di Rosario Grasso pubblicata il 09 Settembre 2021, alle 12:21 nel canale VideogamesGrosse ripercussioni sulle borse asiatiche in seguito alle nuove disposizioni del governo cinese a proposito di divieto al gioco per i minorenni. Le autorità puntano a impedire che i giovani sviluppino dipendenza dal gioco online permettendo ai minori di giocare solo un'ora ai giochi online, dalle 20:00 alle 21:00, il venerdì, il sabato, la domenica e nei giorni festivi ufficiali.
-6% per Tencent alla borsa di Hong Kong, mentre NetEase arretra di oltre il 7%
Pechino ha avvertito che ogni violazione alle nuove regole "sarà seriamente affrontata". Proclami che hanno contribuito ad affossare i titoli Tencent, NetEase e di altre società cinesi attive nel settore dei videogiochi: -6% per Tencent alla borsa di Hong Kong, mentre NetEase arretra di oltre il 7%.
Le autorità cinesi, d'altronde, non si sono limitate al solo settore dei videogiochi, perché stanno contemporaneamente bloccando le lezioni online da parte delle scuole private. Anche in questo caso ci sono state conseguenze in borsa, con i titoli delle società appartenenti al settore scolastico privato come New Oriental Education & Technology e Koolearn Technology che hanno perso il 6%, mentre il calo per Evergrande ha superato il 9%.
Le iniziative delle istituzioni cinesi sembrano mirate a riacquisire il controllo da parte del governo centrale rispetto alle iniziative private delle aziende e degli imprenditori locali che operano nel settore della tecnologia. Si può supporre che si tratti di un piano più a largo respiro, che ha già preso di mira famose individualità del mondo dell'imprenditoria cinese, come Jack Ma. Il fondatore di Alibaba, dopo essere stato costretto a trattare con gli organi governativi, preoccupati per lo strapotere che Alibaba stava acquisendo in Cina e non solo, ha dovuto rinunciare all'incarico di presidente dell’Università Jack Ma’s Hupan, la scuola di business di élite da lui stesso fondata nel 2015.
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Compra oraSorte simile è toccata a Richard Qiangdong Liu, fondatore e CEO di JD.com, il principale rivale di Alibaba. L'azienda ha annunciato questa settimana che Liu si dimetterà dalle sue posizioni di leadership in seno all'azienda. Con un fatturato annuo di oltre 110 miliardi di dollari, un'azienda come JD.com rappresenta una minaccia alla Cina secondo le ultime posizioni del presidente Xi Jinping. Il quale ha recentemente sottolineato l'esigenza di avviare il paese verso un percorso di "prosperità comune". In seguito, il Partito comunista cinese ha affermato che i guadagni straordinari delle aziende che operano sul web ostacolano questi propositi.
Sono problemi che anche il mondo politico/economico occidentale sta affrontando, seppure con strumenti diversi. Le aziende tecnologiche, per una serie di ragioni che riguardano anche la possibilità di disporre di soluzioni avanzate, si trovano spesso in posizione dominante rispetto alle istituzioni, che non sempre si rivelano abbastanza veloci da poter porre un freno alle situazioni di disequilibrio.













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5 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoVabbè che Tencent credo che sia ormai da parecchio una realtà internazionale, ma un pò di ripercussioni questa cosa l'avrà, come le sta già avendo.
Altrimenti che comunisti sarebbero?
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