Activision Blizzard: multa da 23,4 milioni di dollari per brevetti violati in Call of Duty e World of Warcraft
Secondo una giuria americana, Activision Blizzard avrebbe violato alcuni brevetti relativi alle tecnologie di rete e di trasmissione in Call of Duty e World of Warcraft. Al publisher è stato comminato un risarcimento da 23,4 milioni di dollari.
di Vittorio Rienzo pubblicata il 08 Maggio 2024, alle 17:15 nel canale VideogamesMicrosoftActivisionBlizzard
Una giuria americana ha condannato Activision Blizzard al pagamento di 23,4 milioni di dollari ad Acceleration Bay. In seguito a una battaglia legale durata 9 anni, la giuria ha concluso che il publisher ha violato diversi brevetti relativi alle tecnologie di rete e trasmissione in Call of Duty e World of Warcraft.
La sentenza è stata emessa lo scorso 3 maggio e prevede un risarcimento di 18 milioni di dollari per World of Warcraft e 5,4 milioni di dollari per Call of Duty. Questo è quanto stabilito dalla giuria a fronte dei due quesiti che le sono stati sottoposti.
La richiesta era innanzitutto di verificare se Acceleration Bay avesse presentato prove sufficienti a dimostrare l'avvenuta violazione da parte di Activision Blizzard. In secondo luogo, alla giuria è stato chiesto di determinare un importo monetario che risarcisse "equamente e ragionevolmente" Acceleration Bay.

Activision ha commentato la decisione a Insider Gaming, sottolineando che, nonostante la sentenza, la disputa potrebbe non essere ancora conclusa. "Anche se siamo delusi [dal verdetto], riteniamo che ci siano solide basi per fare appello. Non abbiamo mai utilizzato le tecnologie brevettate in questione nei nostri giochi".
Per chi non lo sapesse, Acceleration Bay è una società di investimenti e "incubator", ovvero un fornitore di servizi e risorse per accelerare la crescita delle imprese. Viene da sé che si rapporta con numerose realtà imprenditoriali e registri un elevato numero di brevetti ogni anno.
Proprio per questa ragione, non è la prima volta che la società intenta cause contro i publisher del settore videoludico. In passato ha già citato in giudizio Electronic Arts, Take-Two e Amazon Web Services, ma con scarso successo. Non rimane che vedere come si concluderà la vicenda in questo nuovo caso.










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