Recensione The Crew e confronto tra PC e Xbox One

Recensione The Crew e confronto tra PC e Xbox One

The Crew è il nuovo racing MMO prodotto da Ubisoft e sviluppato congiuntamente da Ivory Tower e da Ubisoft Reflections. The Crew sfrutta la suite GameWorks di NVIDIA e per questo abbiamo deciso di analizzare a fondo la grafica e di confrontarla con quella di Xbox One. Anticipiamo, però, che il nuovo racer Ubisoft non è certo il gioco con la miglior grafica dell'anno, anzi...

di Rosario Grasso pubblicato il nel canale Videogames
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Gli Stati Uniti di The Crew

Quanto, invece, alle missioni della campagna principale, come dicevamo, ricordano quanto già visto nei vari Grand Theft Auto. Potremmo dover scappare dagli scagnozzi dei boss dei Five Ten oppure dover distruggere un veicolo o, più semplicemente, accompagnare una persona da un punto A a un punto B della mappa. In nessun caso, però, potremo scendere dalla macchina e percorrere dei tratti a piedi o impugnare delle armi.

Queste missioni traggono beneficio dalle enormi dimensioni della mappa di gioco, che viene caricata tutta insieme e può quindi essere percorsa interamente senza interruzioni. Ad esempio, nel caso di dover fuggire dai delinquenti o dalla polizia si possono sfruttare anche le aperte campagne, guidando per decine di minuti nel verde o all'interno di boschi. In questo modo, i giocatori si trovano ad avere un maggior livello di libertà decisionale alla guida rispetto a quanto avviene in altri giochi simili. Il che rende The Crew, in momenti come quello appena descritto, abbastanza originale.

Le missioni possono essere affrontate anche con altri giocatori, che diventano automaticamente membri della crew. Si può quindi collaborare per avere la meglio in queste missioni co-op. Ad esempio, se ci viene richiesto di distruggere un veicolo che sta scappando, i giocatori potrebbero organizzarsi in tattiche di accerchiamento o suddividersi il numero di colpi da dare al fuggitivo per portare più rapidamente le sue risorse vitali a zero. Nelle gare di competizione, ci si può alleare magari danneggiando un pilota guidato dalla CPU o appartenente ad un'altra crew, mentre il compagno di squadra fugge via verso il traguardo. In questi casi, la missione risulta portata a termine, e si ottengono le relative ricompense, anche se non si arriva per primi e invece lo fa un altro compagno di crew.

Si tratta di idee interessanti, che rendono comunque The Crew vagamente innovativo, e che ricordano alla lontana il recente DriveClub per PS4. Ma, in fin dei conti, per quanto qui il focus sia sulla guida, non sono molto dissimili da quelle già viste in Grand Theft Auto Online, con la differenza che quest'ultimo offre una varietà nettamente maggiore e un mondo di gioco molto più denso che consente di dedicarsi a tanti tipi diversi di attività.

Le città, per quanto non siano grandissime, sono ben riprodotte, e ciascuna riesce in un modo o nell'altro a richiamare il fascino della controparte originale. Si inizia nel Midwest, a Detroit, ma poi si ha la possibilità di esplorare Chicago, St. Louis, Miami, New York, Indianapolis, Los Angeles, Las Vegas, Washington e Dallas. Gli Stati Uniti di The Crew sono grandissimi e, a tratti, godibili, ma non sono stati riempiti a dovere di attività, il che rende l'esperienza di gioco con The Crew abbastanza ripetitiva nel lungo periodo.

L'azione è abbastanza spettacolare anche perché i due team di sviluppo coinvolti nel progetto hanno inserito proprio degli eventi su larga scala che si verificano durante le competizioni, e che ricordano per certi versi l'ottimo e sottovalutato Split/Second. Ad esempio, potrebbe cadere una gru proprio sulla pista o un grosso aereo potrebbe sfrecciare subito sopra l'auto. Spettacolarità esperibile, oltretutto, anche attraverso la visuale all'interno dell'abitacolo. Il giocatore può infatti esaminare con accortezza gli interni di ogni auto e personalizzarli esteticamente così come accade con le altre componenti.

Sui marciapiede delle varie città ci sono anche dei pedoni, che però sono agilissimi e riescono a prevedere cosa fa il giocatore, riuscendo in ogni caso a salvarsi anche se li si vuole metter sotto deliberatamente. Evidentemente Ubisoft ha fatto una scelta "politically correct" in questo caso, che fa un po' riflettere su quanto sia, invece, cinica Rockstar. Creare un titolo violento come Grand Theft Auto è naturalmente un vantaggio perché il dibattito pubblico che scatena è comunque una forma di pubblicità. Ricordate, l'importante è che se ne parli!

 
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