Starcraft II Heart of the Swarm: è il momento dello Sciame

Starcraft II Heart of the Swarm: è il momento dello Sciame

Heart of the Swarm, l’espansione di Starcraft 2 che vede gli Zerg protagonisti assoluti, è finalmente uscita e i fan potranno sapere come prosegue la storia di Jim Raynor, Sarah Kerrigan e Zeratul. Ricorderete forse il finale, molto in sospeso, di Wings of Liberty: grazie all’artefatto Xel’Naga recuperato da Raynor, la Regina delle Lame è tornata umana ed è stata portata in salvo.

di Jonathan Russo pubblicato il nel canale Videogames
 

Il gameplay: sempre più varieta tra le missioni

Se la trama del gioco mostra molti limiti, è invece nel gameplay vero e proprio che la campagna brilla per contenuti e originalità. Già in Wings of Liberty si potevano apprezzare le differenze tra una missione e l’altra: alcune erano giocate nella classica modalità rts, con le basi da conquistare per creare un esercito e sconfiggere i nemici; spesso però la mappa era caratterizzata da vari tipi di pericoli ambientali che rendevano necessarie diverse precauzioni, ad esempio ogni tot minuti parte dell’area di gioco si riempiva di lava e bisognava mettere al sicuro in tempo le proprie truppe, oppure ancora in una missione la mappa veniva progressivamente “disintegrata” ed era indispensabile spostarsi costantemente per non fare la stessa fine.

Soprattutto, c’erano varie missioni con un’impronta più da Rpg che da Rts, in cui avevamo solo il controllo di un eroe (come Jim o Zeratul) e un manipolo di unità, e dovevamo farci strada usando con intelligenza le abilità di ciascun personaggio per combattere o risolvere piccoli enigmi.

Tutto questo è stato mantenuto e anzi espanso in Heart of the Swarm, e la varietà delle missioni è certamente l’aspetto più ricco del single player. A risultare più limitate sono solo le missioni con “pericoli ambientali”, cosa che personalmente ho apprezzato perché pur piacevoli come concetto, a volte risultavano un po’ frustranti. Al contrario, sono state aumentate e arricchite le missioni in stile Rpg, che sempre personalmente trovo molto divertenti. Vale la pena menzionare, ad esempio, una missione in stile Alien in cui avremo il controllo di una piccola larva Zerg infiltrata su una nave protoss: seguendo gli ordini di Kerrigan dovremo nasconderci e cercare di infestare i nostri nemici, acquisendo biomassa per evolvere la larva in unità sempre più potenti, prendendo il controllo dell’astronave.

In quasi tutte le missioni, poi, avremo il controllo diretto di Kerrigan, che come gli sviluppatori avevano annunciato sarà un’unità di enorme potere e con abilità che potremo personalizzare acquisendo livelli e completando obiettivi bonus in ciascuna missione. Tra le abilità della nostra eroina ci sono attacchi speciali molto utili contro edifici e mezzi meccanizzati, una sorta di teletrasporto per darle mobilità e andando più avanti anche la possibilità di evocare nel mezzo dello scontro il fortissimo Leviathan. Gli upgrade incideranno anche sulla “macro” del gioco, permettendo ad esempio di creare due droni per volta dalla propria base, anziché uno solo.

Nel corso della campagna, però, avremo la possibilità di potenziare non solamente la leader dello Sciame, ma anche le sue truppe. Il sistema già sperimentato con successo in Wings of Liberty di modificare certe unità è stato espanso e approfondito in Hearts of the Swarm. Se sulla Hyperion era Rory Swann lo specialista degli upgrade, Kerrigan avrà invece al suo fianco lo Zerg Abathur, maestro nel ricombinare le sequenze genetiche per dare caratteristiche uniche alle varie unità Zerg. Da notare è che sia gli upgrade per Kerrigan sia quelli per le unità non sono mai definitivi ma si possono modificare in qualunque momento, per sperimentare nuove strategie di volta in volta.

Ogni unità Zerg ha tre upgrade di base che in certi casi richiamano il funzionamento dell’unità stessa in multiplayer, e in altri incidono invece in modo molto diverso: ad esempio è possibile aumentare il raggio del glaive delle Mutalische per fare in modo che ogni attacco colpisca sei nemici anziché tre, mentre per quanto riguarda i nuovi Swarm Host è possibile fare in modo che il loro burrow (l’interramento) le renda invisibili, cosa automatica in multiplayer ma non nella campagna. Non è tutto: ogni tanto avremo la possibilità di giocare delle mini-missioni, chiamate “evolution mission”, che ci consentiranno appunto di far evolvere certe unità trasformandole in qualcosa di più specifico e con abilità ancora più uniche. Ad esempio la evolution mission degli zergling ci farà scegliere tra due tipologie di evoluzione: la prima renderà gli zergling capaci di saltare, sia per chiudere rapidamente la distanza con i nemici sia per superare ostacoli come alture o rocce; la seconda invece ci permetterà di creare tre zergling alla volta anziché i classici due, per tentare di sorprendere i nemici con numeri soverchianti. Tutte le evoluzioni sono dedicate esclusivamente alla campagna single player e pur apparendo spesso fin troppo forti, sono estremamente divertenti e contribuiscono a creare una sensazione di potenza dello Sciame molto più nitida rispetto a quanto accadeva in Wings of Liberty per i Terran.

Altro aspetto molto interessante della campagna, in effetti, è proprio questa sensazione che si ha giocando con gli Zerg di avere per le mani un esercito infinito, destinato a schiacciare i suoi nemici lentamente ma inevitabilmente. Un obiettivo molto importante da centrare per far sentire il giocatore davvero protagonista della campagna Zerg, e che viene centrato grazie a vari accorgimenti: da un lato gli upgrade e le evoluzioni di cui parlavamo prima, che rendono l’armata di Kerrigan interessante, variopinta e fortissima. Dall’altro diversi momenti scriptati nel corso delle missioni di gioco che ci regalano frotte di unità gratis.

Infine, e questo è però un elemento negativo, la difficoltà davvero molto limitata di questa campagna: pur avendo le stesse opzioni di Wings of Liberty, anche a Brutal il single player di Heart of the Swarm è davvero facile, del tutto privo del livello di sfida che il suo predecessore poteva offrire. Anche a difficoltà normale, Wings of Liberty presentava più di una missione in cui erano necessarie concentrazione e attenzione sia per vincere sia, a maggior ragione, per inanellare gli obiettivi bonus. A “normal”, Heart of the Swarm si completa letteralmente a occhi chiusi con tutte le parti opzionali, e anche nei livelli di difficoltà successivi c’è ben poco da temere.

 
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