Battlefield 3: chi ha detto che la grafica non conta?

Battlefield 3: chi ha detto che la grafica non conta?

Recensione della versione PC di Battlefield 3. Analizziamo le caratteristiche di gameplay e le tecniche supportate dal motore grafico. L'articolo include una gallery di screenshot catturate sempre dalla versione PC con qualità della grafica impostata a Ultra e il videoarticolo con immagini tratte da tutte le mappe di gioco multiplayer.

di Rosario Grasso pubblicato il nel canale Videogames
Battlefield
 

Single player e co-op

È noto: la vera anima di Battlefield 3, così come di tutti i precedenti capitoli della serie, è il multiplayer. Analizziamo, dunque, velocemente la componente single player e il co-op per lanciarci proprio sulla parte multigiocatore. La campagna single player di Battlefield 3 è un clone delle campagne di Modern Warfare: ha una durata di circa 5 ore e si concentra sull'emergere di tensioni internazionali che coinvolgono, come sempre, Stati Uniti e Russia.

Il conflitto esplode sul confine tra Iraq e Iran ma arriverà presto a Teheran e nelle principali città del mondo come Parigi e New York. Si combatte sia in campagna che all'interno del fitto scenario urbano, con un'ampia spettacolarità delle gesta militari sottolineata dalla distruzione degli ambienti. La tecnologia che sta alla base di Battlefield 3, infatti, espande il motore di gestione della fisica Destruction, garantendo la distruzione praticamente su ciascun oggetto presente negli scenari. Un terremoto, ad esempio, può mandare in frantumi la quasi totalità dei palazzi, mentre le esplosioni hanno un effetto realistico sui muri e gli altri edifici.

Dal punto di vista del coinvolgimento, all'interno di un serrato conflitto militare tecnologico e spietato, la campagna di Battlefield 3 non ha nulla da invidiare a quelle dei vari Call of Duty. Ci sono diversi miglioramenti rispetto alla storia di Bad Company 2, tutto è molto più seguibile e comunque coinvolgente. Certo, la storia non è delle più interessanti e il ruolo che ha il giocatore all'interno del dipanarsi delle vicende è realmente ridotto al minimo.

Non c'è libertà decisionale. Per chi ha visto il trailer ambientato in Iraq in cui la squadra di soldati americani attacca la postazione del cecchino facendo saltare in aria il palazzo, diciamo, ad esempio, che se nel momento di esplodere il razzo sporgiamo la testa oltre la balaustra il nostro personaggio morirà istantaneamente, anche se il cecchino non ha sparato in quel momento. Queste situazioni si ripetono frequentemente nella campagna: il giocatore non ha quindi quasi mai libertà, ma deve sottostare a un copione già scritto.

Anche la storia è poco convincente. Ad inizio della campagna il giocatore prende il controllo del Sergente Henry Black Blackburn, un membro del corpo dei Marine degli Stati Uniti che si trova al confine tra Iraq ed Iran. Un terremoto colpisce la zona ma non si conoscono gli effetti. L'intervento degli Usa arriva dopo la presa del potere di Faruk-al-Bashir, che guida un gruppo di ribelli coadiuvati dalle forze del PLR, movimento terroristico che agisce su scala internazionale e che muove celatamente i fili della politica delle nazioni più influenti. A capo del PLR un uomo senza scrupoli conosciuto come Solomon.

Il canovaccio narrativo somiglia quello di Call of Duty Black Ops: due agenti della CIA interrogano Blackburn, i cui movimenti sono considerati sospetti. La CIA pensa che Blackburn sia coinvolto con le operazioni del PLR e che conosca le future mosse del gruppo terroristico. Nell'interrogatorio subentrano diversi fatti, alcuni dei quali riguardanti altri soldati, anche di fazione opposta. È così che il giocatore prende di volta in volta il ruolo di un soldato diverso, all'interno di espedienti narrativi che portano a tornare a combattere in livelli di gioco già visti, ma attraverso prospettive differenti.

Oltre alle missioni a piedi, ci sono alcune missioni a bordo di veicoli, che sfruttano la capacità di Frostbite 2 di gestire ampissimi spazi aperti. Si potrà combattere, quindi, a bordo di aerei, elicotteri e carro armati. Tuttavia, queste missioni risultano ancora più circoscritte di quelle di fanteria, evidenziando un eccesso di scripting per la componente single player.

Le missioni, proprio grazie alla capacità di gestire mappe più ampie, sono più articolate e lunghe rispetto a quelle di Call of Duty. Possono, dunque, durare anche più di mezz'ora. Mantengono, comunque, il concetto per cui i soldati vengono catapultati direttamente nel vivo del conflitto, senza tempi morti e senza tempi di preparazione. Tuttavia la lunghezza delle missioni è un'arma a doppio taglio: se da una parte le missioni sono più articolate, la campagna di Battlefield 3 presenta meno varietà negli scenari rispetto ai giochi della serie Cod.

Se in multiplayer il motore di Battlefield 3 riesce a gestire fino a 64 modelli poligonali di soldati, in single player ne gestisce molti meno. Per ciascuno di essi infatti deve fare un lavoro supplementare a livello di gestione di intelligenza artificiale, il che limita la presenza di milizia nemica e alleata sul campo di battaglia. Il movimento delle truppe però è ampiamente realistico, oltre che gestito da ottime animazioni come vedremo meglio più avanti, e le tattiche militari sono credibili e coinvolgenti. In alcuni punti i soldati aggirano una postazione fissa del nemico con i movimenti opportuni, sfruttando lo scenario. In single player, come detto, tutte queste azioni sono pre-determinate.

DICE ha voluto mettere anche una componente artistica. Oltre al coinvolgimento del conflitto, e alla sensazione di crudeltà delle azioni militari, i giocatori sono coinvolti anche sul piano visivo. Come i più attenti avranno notato nella copertina del gioco si scorge un bagliore di colore arancione. Effetti visivi del genere si trovano sparsi per tutta la campagna single player, come esplosioni che presentano quel preciso colore nelle sfumature. Lo sviluppatore svedese ha voluto dare così personalità alle immagini di Battlefield 3, creando un filo conduttore per l'intera campagna single player.

Una volta completata questa componente del gioco, si può dedicare del tempo al co-op. Con l'aiuto di un altro giocatore si affrontano sei mappe che presentano nemici gestiti nello stesso modo in cui sono gestiti nel single player. Bisogna sommare la potenza di fuoco delle proprie armi a quella delle armi del compagno, e in certi casi usare dei veicoli per scardinare le difese avversarie. Le mappe del co-op sono un prolungamento delle mappe della campagna single player, sottolineando ancora una volta la capacità del motore di gestire enormi spazi di gioco. Il co-op ha una storia parallela a quella del single player, che fornisce ulteriori dettagli e spunti rispetto alla storia principale.

Il limite del co-op riguarda il gioco di squadra. L'unica possibilità di interazione, infatti, è quella di rianimare il compagno una volta che è stato colpito a morte. La storia e gli scenari, inoltre, non aggiungono niente di significativo al single player, e c'è un livello di spettacolarità nella media inferiore. Come vedremo, e il discorso può essere fatto anche per single player e multiplayer competitivo, Battlefield 3 soffre della mancanza di opzioni di cooperazione e di gestione della squadra.

 
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