Secondo nuovo studio nessun legame tra videogiochi e comportamento aggressivo
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Thalita Malagò, segretario generale di Aesvi, ha fatto riferimento a un nuovo studio proveniente dalla Svezia nel tentativo di difendere i videogiochi ai microfoni dell'Ansa.
di Rosario Grasso pubblicata il 04 Marzo 2015, alle 14:12 nel canale Videogames"Si ignora che l'età media dei 21 milioni di gamer italiani è sopra i 30 anni", ha detto Thalita Malagò, segretario generale di Aesvi, all'Ansa in un'intervista realizzata nella cornice del Game Developers Conference, l'importante evento dedicato agli sviluppatori di videogiochi che si sta svolgendo in questi giorni a San Francisco.
La Malagò è intervenuta sulle recenti polemiche scatenate da una lettera al premier Matteo Renzi inviata dal vicepresidente della Commissione Cultura alla Camera Ilaria Capua (Sc). Sulla base di quell'intervento, nelle ultime settimane diversi media generalisti hanno attaccato a più riprese il media videoludico come abbiamo riassunto qui.
Per respingere tali attacchi la Malagò fa riferimento a un recente studio dello Swedish Media Council: l'agenzia governativa svedese che si occupa dell'influsso dei media sul pubblico ha revisionato 106 studi effettuati sull'argomento violenza nei videogiochi dal 2000 ad oggi, passandone in rassegna metodi, attendibilità scientifica e risultati. Da questa revisione è emerso come il legame fra videogame e violenza sia casuale: una persona che abbia già una predisposizione all'aggressività per cause sociali e psicologiche preferirà videogiochi a tema violento, ma il legame fra videogiochi e comportamento aggressivo è privo di ogni fondamento.
"Il tema di questa polemica è soprattutto quello di un'accettazione culturale" ha detto la Malagò all'Ansa. "Come fenomeno di massa iniziato 25 anni fa il videogame è un medium ancora giovane".
Il segretario di Aesvi parla anche di parental control, del presunto sessismo in Gta V e di sviluppo indie. "Ma qui si sta già facendo molto e le case indie stanno dando l'esempio", dice il segretario Aesvi, che ha aggiunto come i giocatori italiani si dividano ormai quasi a metà tra i due sessi.
"Più che occasione di polemiche il videogame potrebbe essere la frontiera di un nuovo Made in Italy: abbiamo oltre 100 studi guidati da giovani sviluppatori che vendono titoli in tutto il mondo. Creare un'atmosfera di sospetto sul videogame frena la crescita", ribadisce la Malagò.
La presenza di Aesvi al Gdc è supportata dal Ministero dello Sviluppo Economico, che per la prima volta ha voluto rappresentare l'industria italiana nel più importante evento per il mondo dello sviluppo.
6 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoRenzi non preoccuparti continua così, continua a rendere l' Italia schiava delle banche di cui sei la marionetta e visto che ci sei proibisci anche i videogames e tutti coloro che non possono più giocare a painkiller o ad assasin creed armati di spranghe potrebbero volerti invitare ad una partita con loro a painkiller. Corri, Matteo, corri...
Non ricordandomi da chi fosse pubblicato rimane il dubbio lecito che siano gli stessi studiosi.
Il prossimo verterà sull'acqua bagnata?
Hermes
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