Diablo II Resurrected, Recensione: Blizzard cambia, Diablo no

Diablo II Resurrected, Recensione: Blizzard cambia, Diablo no

Torna il mitico action rpg del 2000, in una versione accattivante come mai prima d'ora. Blizzard, che è profondamente cambiata nell'ultimo periodo, riesce ancora ad attirare i fan del gaming su PC?

di pubblicato il nel canale Videogames
ActivisionBlizzardDiablo
 

Farewell, my friend

Iniziamo questa recensione con una doverosa premessa: la Blizzard che abbiamo imparato ad amare ormai non esiste più. E non mi riferisco alle recenti controversie legali da cui è stata investita, vicende che dovranno seguire il loro iter processuale, fino alla determinazione dei reati e delle responsabilità. La compagnia giovane e rampante, che ha saputo sfornare capolavori indimenticati e definire i canoni di generi videoludici, composta da videogiocatori che avevano come obiettivo la soddisfazione dei videogiocatori, rilasciando giochi solo quando vicini alla perfezione senza preoccuparsi del fattore tempo, si è dissolta. Ed è innegabile che questo processo di deflagrazione sia prima iniziato negli anni della fusione con Vivendi, ed abbia subito un’accelerazione dopo l’acquisizione da parte di Activision.

Nel corso di questi anni Blizzard ha perso per strada quasi tutte le teste pensanti che hanno fatto la sua storia, inclusi membri fondatori e responsabili dei principali franchise della software house. E dietro i congedi politically correct che ci siamo sciroppati uno dopo l’altro, col tempo sono emerse indiscrezioni e recriminazioni, che hanno tratteggiato quella che è probabilmente la reale ragione di questo triste declino: i forti attriti con i vertici Vivendi/Activision, che hanno provocato malumori nei gruppi di lavoro, compromesso gli standard qualitativi, fatto perdere la capacità di saper ascoltare il proprio pubblico, coadiuvando una sequela di passi falsi, fino ad arrivare alle recenti controversie che menzionavamo ad inizio articolo, e che hanno mietuto ulteriori vittime eccellenti.

Intendiamoci, era prevedibile. Una piccola azienda, come fu a suo tempo Blizzard, è agile per definizione, indipendente per natura e, se realizza capolavori, può permettersi il lusso della libertà di rilasciare qualcosa solo quando pronto e quando risponde a propri criteri e standard qualitativi. Una compagnia quotata in borsa, come Vivendi o Activision, deve far girare altri numeri, deve dar conto agli investitori, deve spingere sul business ad ogni costo, deve raggiungere obiettivi sempre più sfidanti, e quando ciò non accade, qualcuno ne paga lo scotto. Questo scenario prescinde dal settore videoludico e, condivisibile o meno, la sua concretezza rende plausibili i racconti dei fuoriusciti Blizzard, dando un senso sia a numerosi passi falsi (la disastrosa BlizzCon 2018, il deludente Warcraft III: Reforged, lo scivolone del caso Blitzchung), sia alle dimissioni degli esponenti chiave dei vari franchise della compagnia. Tutto quindi catalogabile come “conseguenze” delle acquisizioni? Qualche voce di rilievo del mondo videoludico (Jason Schreier), ha paventato la possibilità di un disegno da parte di Bobby Kotick, attuale CEO di Activision, per smantellare tutte le anime di Blizzard, ed assumere il pieno controllo sulle sue remunerative IP. Pur rigettando l’approccio complottista, è innegabile che alla fine di questo percorso, il risultato è che le IP sono di proprietà di Activision (conseguenza naturale dell’acquisizione) e i nomi eccellenti di Blizzard sono fuori dai giochi (espressione mai vera come in questo caso).

Ma mettiamo da parte queste speculazioni, e guardiamo in faccia la “nuova” Blizzard che oggi compete sul mercato, un’azienda sicuramente più simile e assimilabile a quella Activision di cui è sostanzialmente parte. Una compagnia che continuerà certamente ad investire in quelle IP che hanno fatto la storia videoludica e che, da sole, sono in grado di richiamare l’attenzione di milioni di fan in tutto il mondo. In questo senso, Diablo II: Resurrected rappresenta certamente un esempio di quello che può sfornare la “nuova” Blizzard, e che forse non sarebbe mai stato rilasciato se i leader della software house fossero rimasti quelli di un tempo. Vediamo insieme perché.

Diablo II ha bisogno di poche presentazioni, in quanto è indiscutibilmente uno dei capolavori del mondo videoludico in generale, e della scena PC in particolare. Una miscela sapiente tra la profondità degli RPG e il combattimento frenetico degli Action, sette classi iconiche tra cui scegliere, ciascuna perfettamente caratterizzata e con abilità peculiari, cinque atti di gioco carichi di pathos e colpi di scena, mappe generate casualmente tutte da esplorare. Un titolo che, dopo il discreto successo del primo capitolo, con la sua seconda e più evoluta iterazione, ha scolpito nella pietra i canoni per gli Action RPG, definendo un genere che ha avuto un’esplosione nei primi anni duemila, con una pletora di cloni che hanno saccheggiato a piene mani dall’opera Blizzard. Menzione di merito a Lord of Destruction, l’espansione di Diablo II che, a parere di chi vi scrive, è da considerarsi la miglior espansione mai rilasciata per un videogioco: nuovi contenuti curati e di sostanza, ulteriore perfezionamento delle meccaniche di gioco e un notevole upgrade tecnico del titolo, tra cui un aumento della risoluzione grafica. L’attenzione verso gli Action RPG ha poi subito nel tempo una lieve contrazione, per poi risvegliarsi negli ultimi anni, che hanno visto un vero boom del genere, con aperture verso l’MMO. Non è un caso che questo revival sia stato innescato anche dall’annuncio di Diablo III, che però non ha saputo ripetere il miracolo del secondo, complici alcune scene poco felici da parte di Blizzard, alcune delle quali hanno provocato discussioni e malcontenti trascinatisi negli anni. Dopo l’amarissima delusione della BlizzCon 2018, quando tutti i fan della saga attendevano l’annuncio del quarto Diablo, e ottennero solo il reveal di quel Diablo Immortal per mobile, che (forse un po’ ingiustamente) ha fatto da parafulmine per le ire della community, col ventennale di Diablo Blizzard ha voluto rimettere il treno sui giusti binari, annunciando sia Diablo IV, che promette un ritorno ai vecchi fasti della saga, sia Diablo II: Resurrected, che andiamo a recensire.

Mission Impossible

Il tema delle “remaster” è ben noto. Soprattutto quando le nuove idee scarseggiano, tirare fuori dal cassetto un best seller del passato e rimetterlo a lucido può essere molto remunerativo: l’operazione non è costosa come la realizzazione di un nuovo titolo, presenta un rischio contenuto potendo contare su una quota di nostalgici e collezionisti che sicuramente si accaparreranno la nuova edizione a prescindere. Inoltre può aspirare a guadagnare nuove quote di mercato, in quanto i capolavori del passato sanno esercitare un fascino anche su nuovi videogiocatori, e una remaster fatta bene rimuove l’ostacolo generazionale della confezione obsoleta. Qualche volta le remaster sono operazioni disastrose che affossano quello che c’era di buono nel titolo originale, molto spesso sono spudorate mosse meramente commerciali, ma ci sono casi in cui assistiamo a veri e propri miracoli. La remaster di Diablo II nasce da una missione impossibile.

Il progetto muove i primi passi intorno al 2019, quando Activision assolda la sussidiaria Vicarious Visions per lavorare al progetto di una remaster di Diablo II, col supporto del team Diablo di Blizzard. La scelta di affidarsi a questa società terza, che beninteso la vecchia Blizzard non avrebbe mai percorso, è molto saggia: oltre ad essere una software house di provata esperienza multipiattaforma, Vicarious Visions è nota per aver maneggiato con cura numerose celebri IP, realizzando conversioni praticamente per ogni sistema operativo, ed inoltre negli ultimi anni si è dimostrata in grado di realizzare remaster di grande impatto, come la riuscitissima Crash Bandicoot N. Sane Trilogy, che ha riscosso un’ottima accoglienza di pubblico e critica. Ma c’è un problema enorme: come hanno ricordato in più occasioni David Brevik, Max ed Erich Schaefer (stiamo parlando dei fondatori di Blizzard North, quelli che hanno creato la saga di Diablo), dopo il rilascio al pubblico di Diablo II, una corruzione del sistema di backup aziendale causò la perdita del codice sorgente e degli asset di gioco, mettendo una serie ipoteca sulla possibilità di realizzare una remaster. Inoltre, sempre secondo il papà di Diablo, David Brevik, alcune caratteristiche obsolete del titolo, come la struttura 2D del gioco (che usava una griglia per simulare il movimento tridimensionale), i vincoli della IA legati all’aspect ratio 4:3, la gestione peculiare del framerate, rendevano di fatto impossibile la realizzazione di una remaster: la riscrittura del codice perso, il rifacimento dell’engine originale e la realizzazione di una nuova veste grafica avrebbero significato, secondo Brevik, snaturare ogni aspetto del gioco originale, alterare irrimediabilmente l’esperienza di gioco, compromettendo il concetto stesso di remaster. Inoltre, il tentativo di ricostruire tutto sarebbe stato talmente oneroso che nessuno si sarebbe sobbarcato un investimento del genere per una remaster. In una parola, attualizzare Diablo II era praticamente impossibile.

Stay a while and listen

La prima fase del lavoro è stata in sostanza uno studio di fattibilità: sono stati contattati gli sviluppatori originali e recuperati i loro backup personali delle parti di codice su cui stavano lavorando all’epoca, quando ancora custoditi su polverosi PC in casa propria. Nei ripostigli Blizzard, sono stati ritrovati bozzetti originali e materiale di marketing dell’epoca, reperti preziosissimi, che non solo hanno consentito di sopperire alla mancanza degli asset originali, ma hanno mostrato le esatte intenzioni e scelte degli art designer di Diablo II, con dettagli che erano non percepibili nella risoluzione grafica ridotta del gioco originale. Al termine di questa prima fase esplorativa, il materiale raccolto è stato considerato sufficiente per considerare l’impresa fattibile, e da quel momento sono iniziati i lavori sulla remaster vera e propria.

L’attualizzazione del comparto grafico, come sempre accade per le remaster, ha rappresentato la quota di lavoro più oneroso. Non potendo upgradare l’originale engine grafico, Vicarious Visions ha puntato a realizzarne uno nuovo e moderno, che rispettasse però le regole core del codice originale di Diablo II, puntando quindi a salvaguardare il feeling originale, senza rinunciare ad una necessaria modernizzazione. Anche il rifacimento delle animazioni ha seguito lo stesso criterio: sono state realizzate nuove e fluide animazioni ad alta definizione, ma nel rispetto del “ritmo” di quelle originali. Il risultato è impressionante: Diablo II Resurrected è una festa per gli occhi in 4K, offrendo una resa grafica che trasuda carisma, oscurità e gore proprio come ai vecchi tempi. Uno degli aspetti più belli che emergono da questa remaster sono gli infiniti dettagli che la nuova risoluzione grafica porta alla luce, che si erano persi in manciate di pixel nel titolo originale, e che oggi, grazie anche al ritrovamento dei art work originali, possono risplendere e talvolta sorprendere i giocatori: dettagli delle armature dei personaggi, elementi di corredo degli ambienti di gioco, caratteristiche ributtanti degli orridi servi di Diablo. La scelta di un engine grafico nuovo di pacca, comporta inoltre benefici quali illuminazione dinamica ed effetti grafici ancora più efficaci: tra l’altro, il tema degli effetti grafici offre l’aggancio per sottolineare quanto il feedback degli utenti dell’alpha e della beta del gioco sia stato tenuto in altissima considerazione ed abbia influenzato le fasi finali di sviluppo. Un esempio fra i tanti è l’effetto grafico del congelamento, che è stato modificato un paio di volte, a fronte delle segnalazioni degli utenti, sempre nell’ottica di rispettare il feeling dei giocatori originali e restituire alla platea l’esperienza Diablo II più esatta possibile.

Le sequenze video narrative in CGI sono state realizzate da zero e sfruttando le tecnologie grafiche più recenti, ma sempre rispettando regia, ritmo, luci e tutte le scelte effettuate dagli autori originali. Il risultato riesce a spiegare concretamente perché i video di Blizzard sono sempre stati diversi dagli altri e perché hanno lasciato un segno indelebile nei cuori degli appassionati: carisma, qualità audiovisiva e direzione artistica ai vertici della categoria. Aggiungiamo inoltre che l’ottimo doppiaggio e le iconiche musiche sono stati interamente rimasterizzati (con pieno supporto al Surround), andando a coadiuvare l’autenticità dell’esperienza, mentre gli effetti sonori hanno subito un arricchimento: sono stati aggiunti infatti effetti ambientali, che non inficiano alcun modo l’esperienza di gioco che ricordavamo, ma contribuiscono a rendere più vivo il mondo esplorato e a riempire i frangenti più silenziosi.

A fronte di un lavoro mastodontico sul comparto tecnico di front-end, il codice di back-end è rimasto sostanzialmente intatto. Questo ovviamente perché il core di Diablo II è quello che l’ha reso il capolavoro che è ancora oggi, per molti ancora imbattuto anche rispetto a competitor moderni, inclusi i sequel della stessa Blizzard. Un equilibrio idilliaco di gameplay che non ha pari, con meccaniche di gioco assai rifinite, uno dei migliori sistemi di itemizzazione mai sviluppati, e tutte le altre caratteristiche che chi si accosta a questa remaster pretende di ritrovare intatte. Un esempio della rispettosità con cui è stata approcciato il codice per questa remaster è rappresentato dal problema della IA vincolata alla risoluzione, che cercheremo di spiegare in termini semplici. In pratica, in Diablo II la IA nemica si basava sull’area visibile di gioco (che allora aveva una aspect ratio di 4:3), ovvero quando un nemico era visibile a schermo, potevamo attaccarlo e lui poteva rilevare la nostra presenza e attaccarci. L’ammodernamento grafico della remaster non poteva non garantire il supporto degli aspect ratio oggi più diffusi, ad esempio il 16:9, dunque si è dovuti intervenire sull’area visibile. Peccato che oggi esistono anche soluzioni video con un aspect ratio di 21:9, un fattore di forma non gestibile per come è strutturata la IA e che, dunque, consentirebbe ai giocatori di colpire a distanza nemici senza essere da loro rilevati, aggirando quindi la difficoltà di gioco: rendere la remaster compatibile anche con il 21:9 avrebbe richiesto ritoccare la IA, ma Vicarious Visions ha preferito non farlo, optando per due bande laterali che andranno a limitare la porzione di schermo effettiva sul 21:9. Una soluzione magari che i proprietari di soluzioni costose a 21:9 deploreranno, ma che lo sviluppatore ha preferito percorrere per non dover modificare in alcun modo l’IA di gioco, insistendo nel mantra dell’autenticità dell’esperienza.

Naturalmente, le remaster fatte bene, sanno introdurre anche novità che ben si integrano col titolo originale, e in questo caso non mancano una serie di nuove feature, che in alcuni casi pescano da alcune delle più celebri mod di Diablo II (che vanta una community attiva da sempre), che intervengono principalmente sulla qualità della vita del giocatore e superano alcuni limiti oggettivi del titolo originale (come la gestione dell’inventario, all’epoca uno standard, oggi scomoda e farraginosa). Volendo citare le più significative, lo spazio a disposizione per gli oggetti è stato ampliato (ora disponiamo di tre “stash” condivisi tra i personaggi di uno stesso account), sono stati aggiunti tab informativi come le statistiche avanzate del nostro avatar (un tempo andavano calcolate a mano…) e la comparazione tra oggetti trovati ed equipaggiati. Sono state aggiunte anche opzioni per attivare/disattivare con un tasto la visualizzazione dei nomi degli oggetti e la raccolta automatica dell’oro... Insomma, tutte una serie di feature che aiutano la vita del giocatore ed, essendo opzionali, contentano anche i puristi che potranno scegliere di non attivarle.

Inoltre, trattandosi di una remaster multipiattaforma, disponibile oltre che per PC anche per Xbox One, Xbox Series S|X, PS4, PS5 e Nintendo Switch, è presente anche il supporto al gamepad, che offre l’accesso ad un’interfaccia molto più moderna, con le skill che possono essere liberamente assegnate ai vari tasti del controller. Abbiamo testato il gioco anche dal salotto di casa, controllando il nostro personaggio con un pad wireless: un’esperienza assai appagante, il gioco funziona perfettamente con il controller e falciare le orde di Diablo II dal proprio divano non ha prezzo. Allo stesso tempo, dobbiamo sottolineare come invece risultino più complicate le attività più manuali, come la gestione dell’inventario. La combinazione di mouse e tastiera resterà dunque la scelta preferenziale per i giocatori PC, soprattutto i puristi, ma riteniamo molto positivo l’aver incluso la possibilità di utilizzare il pad anche su PC. Restando in tema di multipiattaforma, pur non essendoci possibilità di gioco cross-platform, è prevista l’interessante possibilità del cross-platform progression, ovvero potremo giocare la nostra avventura su più console con lo stesso account, quindi magari a casa su PC e in treno su Switch.

Dal punto di vista del networking, ora i server non sono più suddivisi per aree geografiche, ma ci collegheremo agli stessi server Battle.Net da qualunque parte del modo giocheremo, con l’indubbio vantaggio che potremo scambiare oggetti con qualunque giocatore del globo. Altro vantaggio che dovrebbe essere garantito dal Battle.Net moderno è una maggiore sicurezza ed efficienza nel contrastare l’utilizzo di bot, che invece sui vecchi server condizionavano l’intera economica di scambio. L’esercizio dell’attenzione alla sicurezza da parte di Blizzard, però, si è riflesso anche in due limitazioni: la prima è la rimozione della possibilità di connessione tramite TCP/IP, dunque del multiplayer locale off-line (mentre è stata mantenuta la possibilità di giocare off-line in singolo, con personaggi che però non potranno giocare alle partite classificate), la seconda invece riguarda le mod, che saranno pesantemente limitate rispetto al passato e non potranno modificare determinati file o hackerare il gioco. Blizzard, tuttavia, sapendo quanto sia viva ancora oggi la scena mod di Diablo II, ha confermato che questa remaster non rimpiazzerà il gioco originale, che continuerà ad esistere e ad essere accessibile, con tutte le sue mod.

Feeling, such strong feeling

Ma in sostanza, com’è rigiocare dopo oltre venti anni Diablo II? All’inizio è quasi straniante, un vero e proprio tuffo nel passato. Una volta entrati nel mondo di gioco, la sensazione è quella di trovarsi davanti al gioco originale, come se il tempo non fosse passato: feeling, atmosfera, musiche, perfino la grafica, tutto sembra corrispondere a quanto ricordavamo. La nostra mente e la nostra fantasia sono strumenti meravigliosi, capaci di colmare i limiti tecnici e di completare la percezione di scelte artistiche parzialmente celate dalla bassa risoluzione, al punto che si è portati quasi a sottostimare quanto realizzato dai ragazzi di Vicarious Visions. È solo la transizione in real-time alla grafica originale, ottenibile premendo il tasto G, che ci mostra l’impietosa differenza tra i 4K e 640x480 originali (portati a 800x600 dall’espansione), e che ci mette davanti alle proporzioni del miracolo tecnico realizzato. Dopo questa constatazione, lo straniamento iniziale lascia il posto all’entusiasmo, per la possibilità di addentrarsi nuovamente in quegli oscuri dungeon con una confezione grafica così all’avanguardia che sembra cancellare il tempo trascorso. Per ogni altro aspetto, l’esperienza di gioco è puro Diablo II, Vicarious Visions ha centrato perfettamente l’obiettivo, dimostrando a tutti cosa significa fare una remaster con i fiocchi. Tutte le feature opzionali aggiunte sono una vera benedizione, perché migliorano effettivamente la qualità della vita del giocatore, in quanto non si può ignorare che alcuni sistemi di gestione del gioco (gestione dell’inventario, gestione degli slot delle skill), siano invecchiati molto male rispetto agli altri aspetti di gioco.

In questo senso, forse si sarebbe potuto osare qualcosa in più. Prendiamo ad esempio l’interfaccia di gestione delle skill: la possibilità di assegnare un set predefinito di abilità ai tasti numerici della tastiera è uno standard ormai da anni, utilizzato già da qualcuno dei competitor di Diablo II lanciati sul mercato dopo la sua uscita. Tornare a gestire invece l’assegnazione delle skill col sistema originale di Diablo II, è uno degli aspetti che tradisce la vera età del gioco e che provoca un po' di frustrazione. Frustrazione che aumenta quando colleghiamo il pad e vediamo magicamente l’interfaccia di gioco mutare, mostrandoci una barra delle skill moderna, a cui possiamo assegnare i tasti del nostro pad: sarebbe bastato mantenere questa interfaccia anche per mouse e tastiera per dare un valore aggiunto ancora maggiore a questa remaster, magari sempre in maniera opzionale, lasciando scegliere all’utente. Analogamente, pur rispettando i vincoli previsti dal gioco, si sarebbe potuta migliorare ulteriormente la gestione dell’inventario (ordinamento automatico degli spazi, capienza aggiuntiva solo per il loot...), che resta molto farraginosa e richiede eccessiva manualità. Ed infine, si sarebbe potuto mettere mano ad alcune difettosità da sempre presenti nel titolo, ad esempio il pathfinding delle unità alleate, che spesso (oggi come allora) si incastrano in alcuni punti più ostici delle mappe di gioco.

Ma non è detto che non si possa fare in futuro. Rob Gallerani, Design Director del gioco, in diverse occasioni nelle ultime settimane, ha parlato di Diablo II Resurrected come di un titolo vivo, che potrebbe ricevere aggiornamenti, feature aggiuntive e addirittura nuovi contenuti, end-game e non. Dichiarazioni spiazzanti: tipicamente una remaster è un titolo fatto e finito, che termina praticamente il suo ciclo di vita dopo l’uscita, in questo caso invece Gallerani non ha escluso nessuna possibilità, precisando però che il focus di Vicarious Visions e di Blizzard è quello di assicurare prima di tutto una release impeccabile e fedele all’esperienza originale. Per quanto l’idea che qualcuno di diverso dagli autori originali possa aggiungere nuovi contenuti narrativi al titolo mi faccia accapponare la pelle, la prospettiva di ricevere nuovi aggiornamenti, fix, bilanciamenti, nuovi oggetti e nuovi contenuti end-game per Diablo II è esaltante, e potrebbe davvero consegnare il titolo perfetto alle nuove generazioni. Ma solo il tempo potrà dirci quanto di buono ci sia in queste intenzioni, per ora godiamoci il nostro classico Diablo II rimesso a lucido.

Diablo II Resurrected è disponibile solo in versione digitale, e probabilmente si tratta di un’occasione persa. Dietro la remaster c’è stato un lavoro enorme, e sebbene nel corso dell’articolo abbiamo fatto più volte menzione ad alcuni di quegli aspetti, abbiamo solo sfiorato la punta di un iceberg di dedizione, cura, curiosità, capacità, sforzi ed emozioni, che meritavano un documentario dedicato, come contenuto extra di un’edizione fisica con gadget limitati che avrebbe celebrato degnamente un capolavoro come questo.

Per concludere, Vicarious Visions ha realizzato un lavoro talmente eccellente che, appena ne è stata chiara la portata, Activision ha incorporato la sussidiaria in Blizzard, rendendola di fatto parte integrante del team Diablo, e dunque pienamente operativa anche sul prossimo Diablo IV. E a piena ragione: Diablo II Resurrected è un atto d’amore verso un capolavoro videoludico senza tempo, che oggi restituisce con una confezione tecnica al passo coi tempi la stessa esperienza di gioco che ha fatto sussultare tanti ragazzini di un tempo. Dimenticate il disastroso WarCraft III Reforged: Diablo II Resurrected merita la vostra attenzione, sia che siate un nostalgico della prima ora, sia che siate un videogiocatore odierno che la voglia di riscoprire il re indiscusso del genere Action RPG.

43 Commenti
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Gandalf7601 Ottobre 2021, 17:12 #1
"Its hot down here!"
euscar01 Ottobre 2021, 17:39 #2
Blizzard cambia, Diablo no


La fusione con Vivendi prima e con Activision poi hanno rovinato una delle più promettenti software house

Non per niente i miei ultimi giochi targati Blizzard sono stati Diablo2 (con LoD) e Warcraft III, tutto il resto è passato inosservato da parte mia.

Ora con questo Diablo II Resurrected vedrò se vale la pena scucire 40 verdoni, ma sono poco propenso nonostante il desiderio iniziale.
DJurassic02 Ottobre 2021, 04:25 #3
Bellissima recensione.

Chi è scettico sul da farsi trovandosi di fronte a questa remastered il mio consiglio è solo uno. Fatela vostra perchè Resurrected è un Capolavoro come non se ne vedono più da anni.

Semplicemente stratosferico e assuefacente come solo Diablo 2 sapeva e sà ancora essere.
Diablo100002 Ottobre 2021, 07:59 #4
Inoltre, trattandosi di una remaster multipiattaforma, disponibile oltre che per PC anche per Xbox One, Xbox Series S|X, PS4, PS5 e Nintendo Switch


Talmente è multi che si sono dimenticati di chi possiede un Mac (cosa presente nell'originale)
euscar02 Ottobre 2021, 10:45 #5
Originariamente inviato da: DJurassic
Bellissima recensione.

Chi è scettico sul da farsi trovandosi di fronte a questa remastered il mio consiglio è solo uno. Fatela vostra perchè Resurrected è un Capolavoro come non se ne vedono più da anni.

Semplicemente stratosferico e assuefacente come solo Diablo 2 sapeva e sà ancora essere.


Ti espongo i miei dubbi:
1. Ho l'originale D2+LoD.
2. Potrei reinstallarlo su un "vecchio" PC dedicato al retrogaming.
3. Le quaranta cocuzze valgono la differenza tra l'originale e questa resurrected?
okorop02 Ottobre 2021, 10:54 #6
Originariamente inviato da: euscar
Ti espongo i miei dubbi:
1. Ho l'originale D2+LoD.
2. Potrei reinstallarlo su un "vecchio" PC dedicato al retrogaming.
3. Le quaranta cocuzze valgono la differenza tra l'originale e questa resurrected?


3 pagheresti 40 euro per una mivar un po piu bella esteticamente?

Se ti piace il genere gioca il 3 oppure qualcosa d altro...il 2 è splendido e godibile anche oggi con le texture di bassa qualità di 20 anni fa.....
igiolo02 Ottobre 2021, 11:38 #7
Originariamente inviato da: DJurassic
Bellissima recensione.

Chi è scettico sul da farsi trovandosi di fronte a questa remastered il mio consiglio è solo uno. Fatela vostra perchè Resurrected è un Capolavoro come non se ne vedono più da anni.

Semplicemente stratosferico e assuefacente come solo Diablo 2 sapeva e sà ancora essere.


concordo
non avevo letto molto di Antonio Rauccio, ma davvero bella disamina, appassionata ed intelligente prima , ed ottima rece dopo
si vede in ogni rigo la compentenza e passione
grandi!!!
kamon02 Ottobre 2021, 12:31 #8
"Diablo II Resurrected, Recensione" ...La quale inizia esattamente dopo 629 parole spese a parlare dei cazzi di blizzard in cui non si dice una parola del gioco XD.

Comunque concordo, ottima recensione (quando finalmente inizia XD).

Evidentemente blizzard dopo lo scivolone di immagine con i propri fan, fatto con diablo eternal (che era stato il punto di non ritorno nella fine dell'affetto della propria fanbase verso il marchio) ha davvero fatto quanto poteva per ascoltarli e dargli quello che volevano.
DJurassic02 Ottobre 2021, 12:38 #9
Originariamente inviato da: euscar
Ti espongo i miei dubbi:
1. Ho l'originale D2+LoD.
2. Potrei reinstallarlo su un "vecchio" PC dedicato al retrogaming.
3. Le quaranta cocuzze valgono la differenza tra l'originale e questa resurrected?


L'unico punto sul quale potresti farne a meno è il 2, ovvero se hai una configurazione di basso livello o non adatta a soddisfare i requisiti di Resurrect che è giusto ricordarlo non sono proprio bassi.

Per tutto il resto assolutamente si ne vale la pena.
omihalcon02 Ottobre 2021, 13:40 #10
Originariamente inviato da: kamon
"Diablo II Resurrected, Recensione" ...La quale inizia esattamente dopo 629 parole spese a parlare dei cazzi di blizzard in cui non si dice una parola del gioco XD.


Ho pensato la stessa cosa, almeno ho trovato interessante le vicende Blizzard visto che non ho mai seguito, io sto ancora aspettando l'irrealizzato StarCarft Ghost..

Comunque concordo, ottima recensione.

Evidentemente blizzard dopo lo scivolone di immagine con i propri fan, fatto con diablo eternal (che era stato il punto di non ritorno nella fine dell'affetto della propria fanbase verso il marchio) ha davvero fatto quanto poteva per ascoltarli e dargli quello che volevano.


La recensione è ottima per chi come me o di vecchia data ha giocato a Diablo 2 e sa come funziona la meccanica di gioco come sono fatte le armi e le abilità dei vari personaggi, ma le nuove generazioni sicuramente non hanno giocato e non vedo perchè dovrebbero farlo con una grafica così vecchia e poco particolareggiata. E' vero che comunque la storia e il gioco danno la paga a diversi giochi moderni non a caso era da AAA anzi AAAAAAAAA
Secondo me vale la pena l'acquisto specie se ci sarà lo sconto per noi nostalgici e invece per chi addentra ora nell'universo di Diablo sarà un'ottima occasione per giocare ad un titolone.

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