The Division è l'MMO che stavamo aspettando?

The Division è l'MMO che stavamo aspettando?

Il primo confronto è con Destiny: Ubisoft aveva come obiettivo quello di cercare di capire i motivi alla base del fallimento di Activision e Bungie e come rimediare. Ma in realtà il nuovo titolo sviluppato da Massive Entertainment riprende una serie di tecnologie e di concetti di gioco visti in altri titoli Ubisoft e non solo e li amalgama bene. È un gioco apprezzato dai giocatori e considerato divertente, vediamo perché.

di Rosario Grasso pubblicato il nel canale Videogames
Ubisoft
 

Manhattan

Massive Entertainment è una software house svedese molto importante nella storia dei videogiochi. I suoi programmatori hanno dimostrato di avere talento quando hanno cercato di creare uno dei primi RTS tridimensionali, e stiamo parlando di Ground Control. Per la prima volta i giocatori avevano la possibilità di gestire liberamente l'inquadratura e di portarla in giro per l'ambiente di gioco, andando a scandagliare nel dettaglio ogni elemento degli scenari, il che ovviamente si traduceva in un miglior e più preciso controllo delle proprie truppe. E poi Massive faceva il bis con un altro RTS molto apprezzato come World in Conflict, notevole per l'ampiezza delle mappe e la possibilità di usare truppe con caratteristiche differenti, ora aeree ora terrestri.

Insomma, Ubisoft ha affidato questo progetto, per lei molto importante perché c'era da rintuzzare il gap che Activision aveva generato con Destiny, un progetto dalla produzione multimilionaria, a un team dalla comprovata abilità. E Massive ha tirato fuori dal cilindro un motore grafico ad hoc, conosciuto come Snowdrop Engine, con risultati qualitativi veramente sensazionali come abbiamo già visto qui.

Come vedremo, poi, è la struttura di rete che segna un altro grosso punto di differenziazione rispetto a Destiny, soprattutto perché The Division è contestualizzato su una mappa veramente free roaming, oltretutto realizzata con tutti i crismi del caso. Massive, che per questo gioco ha beneficiato dell'ausilio di una serie di studio che ruotano intorno all'orbita Ubisoft, come Ubisoft Reflections, Ubisoft Annecy e Red Storm Entertainment, ha potuto contare sull'expertise Ubisoft nella riproduzione di mondi quanto più possibile fedeli rispetto alle controparti reali. Con il risultato che la New York di The Division è semplicemente una delle migliori mappe della storia dei videogiochi, capace di offrire degli scorci suggestivi e incredibilmente fedeli a quelli che si possono ammirare nella Grande Mela, con tanto di combattimento all'ultimo sangue fra spettacolari Manhattanhenge.

Abbiamo già visto in questa occasione come lavora Ubisoft per la realizzazione dei suoi scenari di gioco. Certo, la parte artistica e di grafica non basterebbe da sola a giustificare il modo favorevole con cui i giocatori hanno accolto The Division. Il titolo Massive sfrutta le meccaniche di gioco dei precedenti giochi Ubisoft, ma funziona bene soprattuttto dal punto di vista della struttura di rete, con la possibilità di giocare quasi sempre in co-op grazie a un ottimo sistema di matchmaking, e allo stesso tempo offre scontri a fuoco divertenti e scenari, per quanto riguarda le missioni principali, godibili, oltre che idee brillanti in alcune componenti come la Zona Nera, ovvero la parte PvP.

I giocatori fanno parte della Divisione, una squadra speciale formata da soldati di fortuna e veterani delle forze di sicurezza allo scopo di controllare e riportare in ordine la città, ma soprattutto scoprire chi e cosa ha causato il virus che ha causato l'epidemia di vaiolo. Il gioco si ispira a quegli eventi reali che hanno evidenziato quanto l'umanità sia vulnerabile. Un attacco bio-terroristico ha infatti messo in ginocchio gli Usa proprio nel Black Friday, ovvero quel giorno in cui gli americani spendono 90 miliardi di dollari in shopping. In soli cinque giorni gli Stati Uniti vengono messi in ginocchio.

The Division è incentrato sulla modalità multigiocatore, in particolar modo sulla cooperativa. In gruppi di quattro soldati si devono affrontare le missioni della storia principale e quelle facoltative ambientate nella splendida mappa di New York. Ciascun giocatore vede esclusivamente la propria istanza della mappa di New York, la quale è sostanzialmente immodificabile. A ottime performance per quanto riguarda il dettaglio visivo, infatti, non corrisponde un livello di distruzione e di capacità di modificare gli ambienti paragonabile ad altri giochi di recente generazione. All'interno della propria istanza di rete, però, fanno capolino gli amici aggiunti su uPlay e i membri del gruppo a cui si è assegnati.

I giocatori possono infatti chiedere al sistema di fare il matchmaking per specifiche missioni o per quartieri. Una volta sbloccato un nuovo quartiere, infatti, si interagisce con il tabellone per accedere alle missioni secondarie e a tutte le attività facoltative presenti in quel quartiere. Non c'è molta varietà da questo punto di vista: ad esempio, può capitare di dover sabotare un tentativo di estrazione di armi da parte dei malviventi o di dover attaccare la roccaforte dei banditi, oppure di essere chiamati a proteggere un gruppo di forze della JTF dall'accerchiamento del nemico o, ancora, di liberare degli ostaggi. Si tratta di attività perlopiù ripetitive, da accostare alle missioni principali, le quali non sono in numero sufficiente per "coprire" tutta la progressione. Giocoforza, quindi, bisogna dedicare tempo a queste attività facoltative per ottenere i punti esperienza necessari per affrontare le missioni più complesse (il level cap è di 30).

 
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