Kane & Lynch: quando giocare di squadra vuol dire tutto

Kane & Lynch: quando giocare di squadra vuol dire tutto

Abbiamo messo le mani sulla nuova fatica di IO Interactive, Kane & Lynch 2: Dog Days, e ci siamo trovati a giocare uno sparatutto solido che ambisce addirittura a innovare il genere, dal punto di vista del multiplayer.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
 

Grosso guaio a Shanghai

A metà maggio, Halifax ha organizzato un duplice evento dedicato a Kane & Lynch 2. La prima prova era dedicata alla campagna in single player, la seconda –invece– era costituita da un lan party dedicato alla stampa specializzata, dove i giornalisti potevano affrontarsi nelle modalità multiplayer del gioco. Ed è proprio in quest’ultima categoria che i ragazzi di IO Interactive (i creatori anche della saga di Hitman) hanno deciso di dare il proprio meglio. È proprio il caso di dirlo: Dog Days prova a stupire soprattutto se giocato in gruppo.

La breve prova del single player ci aveva permesso di tornare in confidenza con l’insano mondo di Kane e Lynch (due antieroi pronti a tutto. Il primo è un letale mercenario altamente specializzato e il secondo un violento psicopatico), già conosciuti nel controverso primo capitolo della saga, sottotitolato Dead Man.

Se la storia di Dead Man ruotava principalmente attorno a Kane, adesso è Lynch a fare la parte del leone. Il sociopatico dal capello lungo, infatti, si troverà invischiato in una brutta storia alle dipendenze di un ‘magnate’ inglese (tale Glazer… malcelato ‘tributo’ al proprietario del Manchester United?). Per questo chiederà una mano a Kane, che –promettendo di agire per un’ultima volta e dietro lauto compenso– volerà a Shangai, rispondendo alla convocazione.

Come ovvio, quello che dovrebbe essere un ‘lavoretto semplice’ diverrà un complesso problema, visto che Lynch e Kane gestiranno davvero male la loro missione. Di fatto il violentissimo duo si troverà impegnato in due ‘giorni da cani’ (come da sottotitolo), cercando di scampare alla vendetta di tutta la malavita locale. Crudezza e realismo sembrano essere le parole d’ordine di Kane & Lynch 2. Quello che più colpisce, in questo senso, è la particolare scelta di stile visivo. Tutto il gioco, infatti, è rappresentato come se ripreso da una telecamera a basso costo, gestita da una mano tutt’altro che professionale.

Il risultato è un’immagine sporca disturbata e mossa. Chiara e dichiarata la volontà di simulare la real-tv e i filmati di violenza urbana che si possono vedere su You Tube. Da questo punto di vista, si può tranquillamente dire che l’obiettivo è centrato in pieno: l’azione è sempre rappresentata in modo nervoso, poco nitido e frenetico. Proprio come ci si aspetterebbe da immagini vere e perciò ‘rubate’. La credibilità di quanto avviene, allora, risulta certamente accresciuta. Di violenza, temi maturi e scurrilità ce ne sono a bizzeffe e fin da subito. Il clima che si respira è quello tipico di film come Collateral, Le Iene, Leon e Natural Born Killers, dichiarata fonte di ispirazione dei programmatori.

Con questi strumenti, quindi, IO Interactive ha provato a costruire uno shooter in terza persona, imperniato sul gioco delle coperture e sulla frenesia degli scontri in ambienti (per quello che abbiamo potuto vedere) medio-piccoli. Anche dalla breve prova sostenuta, si sono potute notare le modifiche apportate alle dinamiche del primo titolo. Per prima cosa, ora, è previsto un tasto apposito che permette al giocatore di sfruttare le coperture, rendendo la gestione delle stesse molto più precisa. In secondo luogo, IO Interactive ha lavorato sul sistema di mira: se nel primo capitolo della saga esso risultava poco preciso, adesso si riescono ad assestare colpi accurati. In più si ha –mutuata da Call of Duty– la possibilità di avere il mirino puntato automaticamente sul nemico, dopo la prima pressione del tasto di mira.

Kane & Lynch, in single player, risulta uno shooter in 3D tutto sommato di buona fattura, dotato di uno stile molto particolare e di un cast di personaggi decisamente fuori dagli schemi (che si odia o si ama), una storia sufficientemente malata e tanto ritmo e tanta violenza. Nulla che faccia gridare al miracolo o che lasci a bocca aperta dal punto di vista dell’innovazione. Ma, nel complesso, tutto sembra funzionare quanto meno a dovere, dimostrando gli sforzi dei programmatori, tesi a correggere i limiti del primo capitolo.

 
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