Splinter Cell Blacklist: stealth senza soluzione di continuità

Splinter Cell Blacklist: stealth senza soluzione di continuità

Questa volta, la minaccia è rappresentata dagli ‘Ingegneri’, un gruppo terroristico che vanta pesanti connessioni con le forze armate americane. Il loro scopo? Ottenere il ritiro di tutte le truppe Usa dislocate nel mondo. Il loro mezzo? Attacchi mirati a una serie di installazioni a stelle e strisce – a cadenza settimanale – contenute nella ‘Blacklist’ fatta pervenire al Presidente Usa Patrcia Caldwell, dopo il primo sanguinoso assalto. Tra gli ‘Engeneers’ e il successo si staglia, possente, la figura di Sam Fisher, supportato dal team Echelon IV, composto dalle menti migliori di tutta l’intelligence Usa, trasversale ai vari corpi.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
 

Da Conviction a Blacklist

Pad alla mano, Blacklist si rivela essere una poderosa evoluzione di Conviction, l’ultimo capitolo della saga. La più recente fatica di Ubisoft Toronto, infatti, si presenta come un adrenalinico action-stealth in terza persona, dove è importantissimo passare inosservati senza però che sia richiesta una cura certosina in ogni azione.

Sam, nel proprio incedere, si può avvalere di una utilissima corsa automatica da un riparo all’altro: quando si è al coperto, si potrà selezionare la protezione da raggiungere per poi lasciare al nostro, in autonomia, l’incombenza di correre fino nascondiglio desiderato. Il sistema è analogo a quello proposto in Conviction, ma si presenta ‘tirato a lucido’, molto più versatile e dinamico. Elemento chiave, per restare in incognito, è l’utilizzo con il contagocce delle armi, anche di quelle silenziate.

Ecco allora la possibilità – oltre, ovviamente, a quella di girovagare per i livelli in completo stealth (operazione che richiede una buona pianificazione di mosse e una discreta pazienza – di compiere attacchi a mani nude devastanti, qualora si riesca a sorprendere il nemico. Di base, attirando un soldato presso il nostro nascondiglio (facendoci intravedere o chiamandolo con un sussurro) o intercettandolo lungo il suo percorso di pattugliamento, potremo abbrancarlo al volo e, attraverso un intelligente movimento automatico, finirlo (in modo letale o meno) ritirati dietro la protezione.

Qualora fosse necessario, potremo anche raccogliere il corpo del soldato colpito per nasconderlo. L’efficacia di questa prassi d’attacco, però, fa sì che Fisher si trasformi in un silenzioso ‘angelo della morte’, il quale, con un minimo di accortezza, potrà attraversare interi livelli di gioco massacrando tutti i nemici senza mai rendere nota la propria presenza.

La fluidità con cui questo procedimento avviene, unita a una buona dose di varietà e a un pizzico di sano realismo, lasciano con un retrogusto decisamente dolce in bocca: essere stealth e letali è raramente stato così gratificante. In particolare, è ottima la sensazione di avere sempre la situazione sotto controllo: il pad risponde benissimo alle sollecitazioni, lo script del gioco dà sempre modo di controllare la zona d’azione con discreta calma e la pletora di gadget via via a nostra disposizione, ci permetterà di avere ragione anche dell’avversario più guardingo.

Se qualcosa dovesse andare storto, la via del conflitto a fuoco sarà la strada da percorrere. Ma dovrà essere uno scontro rapido, finalizzato solo all’eliminazione dei nemici a tiro. Dopodiché dovremo tornare nell’ombra. In questo senso, torna dopo Conviction, l’utile sagoma trasparente di Sam, che indica la posizione finale in cui i nemici lo hanno visto: grazie a essa, sarà possibile effettuare notevoli manovre d’aggiramento.

Blacklist, per quanto non rinverdisca la necessità dell’invisibiltà estrema richiesta dai primi Splinter Cell, sembra mettere in gioco un gradevolissimo equilibro. Avanzare a testa bassa è decisamente impossibile: ogni sessione d’attacco andrà pianificata. Ma il gioco ci darà sempre tutti gli strumenti (tecnologici o ambientali) per aver ragione del nemico senza imporci di essere forzatamente dei fantasmi.

 
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