Mortal Kombat: round one...fight!

Mortal Kombat: round one...fight!

Il nostro parere sul nuovo Mortal Kombat, provato nella versione XBox 360. Nuove meccaniche, multiplayer, grafica, modalità di gioco e tutto quanto c'è da sapere sul sempreverde picchiaduro.

di Jonathan Russo pubblicato il nel canale Videogames
XboxMortal KombatMicrosoft
 

Round one...fight!

L’aspetto dei contenuti del gioco è il primo che voglio spiegare, perché lo ritengo sinceramente sorprendente per un picchiaduro. Come è ovvio aspettarsi, Mortal Kombat ha un lato single player e uno multiplayer. Il single è a sua volta suddiviso in varie modalità: la modalità Storia, la modalità Ladder, i vari training per prendere confidenza con le mosse e imparare a giocare, e la Torre delle Sfide.

Per rendere l’idea della cura messa dagli sviluppatori in questo reboot della serie, cominciamo a parlare delle differenze tra modalità Storia e Ladder: praticamente ogni picchiaduro, per quanto concepito principalmente per essere giocato online, ha una modalità single player. Mortal Kombat ne ha due: la modalità Ladder è la classica in cui si sceglie un personaggio (ce ne sono oltre 20), si affronta una serie di combattimenti e poi ci si può godere un finale personalizzato per il personaggio con cui si vince il torneo.

Invece è molto più particolare e unica: è a tutti gli effetti una storia a sé stante, che segue passo passo le vicende raccontate nei vecchi Mortal Kombat 1, 2 e 3 e nel corso della quale interpreteremo personaggi diversi, assistendo tra un combattimento e l’altro una lunghissima serie di scene animate che porteranno avanti la trama. La storia comincia con gli eroi umani che arrivano sull’isola di Shang Tsung per prendere parte al Mortal Kombat decisivo contro i campioni di Outworld. Cominceremo a giocare nei panni di Johnny Cage, per poi passare a Sonya Blade, Liu Kang, Scorpion e così via. Come dicevamo, la trama segue più o meno pedissequamente il ‘lore’ dei primi tre Mortal Kombat, quindi ci vedrà combattere contro Shang Tsung, poi impegnati in un nuovo torneo contro Shao Kahn e infine a difendere la Terra dall’invasione dell’Imperatore.

Inutile dire che il plot di Mortal Kombat è quello che è, quindi non c’è da aspettarsi una virata verso tragedie shakespeariane in termini di qualità, ma è indubbio che l’enorme attenzione messa dagli sviluppatori in un aspetto apparentemente secondario come la modalità “Storia” di un beat’em up è assolutamente lodevole, anche perché la longevità di questa modalità non è poi roba da poco: si parla di circa 7 ore, a difficoltà normale. Aggiungiamoci poi la modalità ladder che, come dicevamo prima, permette di giocare con ciascun personaggio e sbloccare i vari finali personalizzati, per i più curisosi… insomma la lonvegità è assicurata. E non è tutto.

Come terza modalità c’è infine la Torre delle Sfide, che richiama un po’ la Torre vista in Soul Calibur IV. Si tratta insomma di 300 (trecento!) scontri, da affrontare in ordine e interpretando ogni volta un personaggio imposto dal gioco. In ogni scontro ci sono regole particolari che dovremo rispettare per passare al livello successivo: a volte, ad esempio, dovremo battere tre nemici di fila senza poter recuperare la nostra energia tra uno scontro e l’altro. A volte dovremo vincere usando solo determinate mosse, o senza poterne usare altre. Certe sfide sono più che altro divertenti, ad esempio i personaggi combattono senza braccia o senza testa, oppure con lo schermo di gioco capovolto.

Come ciliegina sulla torta, sempre parlando della cura da parte degli sviluppatori, quasi sempre queste sfide sono introdotte da un breve scambio di battute tra i personaggi. A volte si tratta di semplici frasi come “Ti distruggerò!” et similia, altre volte si tratta di cose più divertenti (lo scontro tra Scorpion e Mileena, in cui lei vuole a tutti i costi regalargli un orsetto di peluche e lui la picchia perché dice di odiare gli orsetti, è esilarante). Giocare le modalità single player di Mortal Kombat, dalla Storia alla Torre, non è tra l’altro solo un ‘di più’ ma serve a sbloccare i tantissimi contenuti di gioco: in primo luogo fatality e costumi secondari per ogni personaggio, più art work, colonne sonore, sketch dei personaggi e così via.

Tutto questo impressionante apparato dedicato al single player può sembrare superfluo a chi interessa solo l’aspetto competitivo, e quindi multiplayer, di un picchiaduro, ma trovo che quando gli sviluppatori di un gioco mostrano così tanta dedizione e voglia di fare, per di più con un livello qualitativo molto alto, a prescindere dai gusti c’è davvero ogni ragione di fare un applauso.

 
^