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The Finals: abbiamo provato la build definitiva dell'ambizioso FPS multigiocatore

The Finals: abbiamo provato la build definitiva dell'ambizioso FPS multigiocatore

Embark Studios ci ha invitato alla prova della build finale di The Finals, un FPS ambizioso che esclude la modalità battle royal in favore di uno shooter più tradizionale, ma con una struttura piuttosto peculiare. Gli sviluppatori lo hanno definito un 'FPS builder' per le possibilità di personalizzazione a dir poco ampie. Il tutto viene messo al servizio di due modalità di gioco competitive, adrenaliniche e divertenti.

di , Vittorio Rienzo pubblicato il nel canale Videogames
The Finals
 

Embark Studios ci ha offerto la possibilità di provare in anticipo la build finale di The Finals, uno sparatutto in prima persona free-to-play che si è rivelato decisamente interessante. Di base parliamo di un FPS competitivo, ma che integra sapientemente una componente cooperativa che rende la collaborazione con i propri compagni di squadra indispensabile.

La prova si è aperta con un breve briefing degli sviluppatori che ci hanno spiegato come nasce il gioco e con quale scopo. "Il gioco è stato sviluppato per girare bene", è stata questa la frase che ha catturato maggiormente la nostra attenzione. Come spiegato dai ragazzi di Embark, l'obiettivo non è soltanto offrire un gioco innovativo in un genere che ormai trasborda di titoli tutti simili che affondano le radici nella modalità 'battle royale', ma un titolo ben ottimizzato che garantisca un'esperienza fluida dall'inizio alla fine di ogni partita.

In seguito alla nostra prova, dobbiamo ammettere che Embark ha centrato quasi completamente l'obiettivo. Anzi, in parte siamo rimasti perfino stupiti di come venisse eseguito il gioco – quantomeno su PC – considerando che si tratta di una build non ancora rilasciata, segno di una forte attenzione ai feedback ricevuti dalle prove pubbliche precedenti.

Due modalità per prepararsi alla competizione

Prima di analizzare la parte puramente tecnica, vogliamo approfondire le modalità e il gameplay del gioco che, come accennato in apertura, prende le distanze dai battle royale. The Finals, infatti, è un 'FPS builder' che propone due modalità di gioco, peraltro simili tra loro: Quick Cash e Bank It.

Ambedue le modalità prevedono la presenza di quattro squadre di tre elementi che si danno battaglia in un'arena per ottenere la maggiore quantità di monete entro un tempo limitato. Tuttavia, il modo in cui si accumula il denaro cambia tra le due modalità.

In Quick Cash l'obiettivo è raccogliere le casseforti che appaiono all'interno della mappa ed estrarle attraverso i punti di raccolta. Tuttavia, una volta raggiunto il dispositivo di estrazione, partirà un countdown prima che il denaro venga assegnato alla squadra che lo ha depositato. Questo perché, nel tempo che intercorre tra il deposito e l'estrazione, le altre squadre possono provare a rubare il bottino ed estrarlo per sé.

Si tratta probabilmente della modalità più avvincente, poiché fino all'ultimo secondo le sorti della partita rimangono in discussione. Peraltro, le monete contenute nei 'Vault' aumentano ad ogni nuovo spawn, ragione per cui bisognerà lottare fino alla fine per portare a casa la vittoria, dato che una singola estrazione effettuata sul finale può ribaltare completamente il risultato. Quick Cash, infine, è anche la modalità adottata per le partite competitive, per cui si tratta del terreno ideale per allenarsi insieme ai propri compagni di squadra.

Bank It, invece, prende ispirazione dal classico deathmatch a squadre immancabile nei giochi di questo tipo, ma con una forte impronta cooperativa che caratterizza l'intera esperienza di gioco. L'obiettivo, infatti, è eliminare il maggior numero di avversari possibile. Ogni eliminazione rilascerà un gettone da 1000 monete che può essere raccolto anche dai compagni o dagli avversari.

Anche in questo caso l'obiettivo è raccogliere il maggior numero di monete complessive, ma le modalità con cui avviene il deposito sono diverse. Le casseforti vengono aperte dai giocatori che ne raccolgono il contenuto per depositarlo ai punti di raccolta. Tuttavia i depositi hanno un conto alla rovescia non appena appaiono nell'arena, quindi sta al giocatore raggiungerli per tempo e con almeno qualche secondo di anticipo in modo da avere il margine utile a completare il deposito.

Ma non è tutto: ogni eliminazione rilascia almeno un gettone, ma abbattere un avversario con 6000 monete, ad esempio, farà cadere 7 gettoni (i 6 in possesso del giocatore più 1 per l'eliminazione). Anche in Bank It le sorti della partita sono sempre in bilico, soprattutto grazie allo spawn di casseforti sempre più ghiotte, ma in questo caso ribaltare la partita risulta più difficile.

Insomma, si tratta di una modalità molto più incentrata sulle abilità individuali del giocatore e sulla sua capacità di eliminare gli avversari e depositare rapidamente il bottino. Il gioco di squadra continua ad essere un fattore imprescindibile e avere una buona copertura dai compagni sarà comunque importante, ma in Bank It è più agevole per il singolo fare la differenza.

Detto questo, possiamo dirvi che il gioco centra esattamente l'obiettivo che, a nostro avviso, ogni produzione dovrebbe avere: divertire. Ambedue le modalità sono adrenaliniche, ma mai frustranti rendendo il gioco un equilibro perfetto tra competitività e sano divertimento.

Il tutto viene elevato all'ennesima potenza dalla modalità classificata che rende il gioco ancor più coinvolgente. In particolare, la modalità 'Ranked' si struttura in tornei che si svolgono in quattro turni. Si parte con 16 squadre raccolte in gruppi di quattro con eliminazione diretta. La finale, invece, vede scontrarsi solo due squadre.

È stata un'esperienza davvero interessante in cui noi della redazione ce la siamo cavata anche piuttosto bene, raggiungendo la finale in uno dei due tornei organizzati dai ragazzi di Embark. Tuttavia tra i partecipanti al test a porte chiuse vi erano anche alcune squadre di eSport che non si sono trattenute dal mettere subito in chiaro la differenza tra noi, normali giocatori, e loro, atleti professionisti. Al di là della sconfitta, comunque, anche la modalità classifica è pensata davvero bene, diversa dalle solite partite singole e fini a sé stesse, ma capace di coinvolgere il giocatore a un livello molto più profondo. D'altro canto, come ha spiegato Embark, "The Finals è uno show, e per tale ragione deve essere spettacolare", un concetto che effettivamente viene rispettato in ogni modalità di gioco.

Corri e spara tra i tetti di Seoul e Las Vegas

Oltre alle suddette modalità, con il loro flow dinamico e la loro varietà, anche il gunplay di The Finals contribuisce al coinvolgimento totale del giocatore. In tal senso va promossa la direzione scelta da Embark: distanziarsi dai più caotici battle royale a favore di uno shooter più 'tradizionale', come dicevamo, che tuttavia non rinuncia a meccaniche fresche e, a tratti, innovative.

Occorre innanzitutto spendere qualche parola per le 'classi'. I giocatori hanno infatti la possibilità di scegliere tra tre tipologie di combattenti: una leggera (Light Build), una media (Medium Build) e una pesante (Heavy Build). Come suggeriscono i nomi, si distinguono principalmente per le capacità di movimento, più o meno limitate a seconda della loro stazza, ma anche e soprattutto per la possibilità di accedere ad equipaggiamenti e abilità esclusive.

La build leggera sarà dunque improntata sull'utilizzo di armi più compatte, come pistole, SMG e persino spade, mentre quella pesante avrà accesso ad un arsenale di tutto rispetto, che include addirittura un lancifiamme - che si è rivelato devastante in determinati frangenti. Nel mezzo c'è la build media, quella più bilanciata e, se vogliamo, con meno fronzoli.

La chiave per una squadra bilanciata sarebbe, almeno teoricamente, quella di combinare l'utilizzo di tutte e tre le build. Questo perché ogni 'classe' si rivela estremamente utile in diverse fasi del match, a prescindere dalla modalità scelta: quando ci toccherà svuotare le cassaforti nel minor tempo possibile ci affideremo al giocatore più veloce (Light Build), così come faremo affidamento sul compagno più resiliente per la difesa dei punti di raccolta (Heavy Build); il terzo, nel frattempo, potrà fornire supporto con un flusso continuo di cure e con fuoco di copertura (Medium Build).

Come anticipatovi, queste classi possono equipaggiare armi uniche nei relativi loadout. La maggioranza di esse replicano bocche da fuoco già viste in altri sparatutto, con poche e leggere modifiche. L'arsenale potrebbe essere definito piuttosto bilanciato, se non fosse per alcune armi che fanno una notevole differenza durante gli scontri: una di queste è senza dubbio la pistola silenziata V96, equipaggiabile unicamente dalla Light Build e dotata di un'ottima cadenza di fuoco e di una gittata sorprendente. Seguono il fucile d'assalto AKM (Medium Build), che richiama l'iconico AK-47 e che è caratterizzato da un output di danno elevato e da una buona precisione, e il lanciafiamme (Heavy Build), semplicemente inarrestabile sulla media distanza.

Non ci sorprenderemmo se, dopo il lancio di The Finals, Embark decidesse di ritoccare il danno, la gittata e altre caratteristiche delle armi appena menzionate al fine di ottenere un miglior bilanciamento. Non escluderemmo neanche l'introduzione di nuove aggiunte all'arsenale.

Fortunatamente, il fucile AKM, la mitraglietta XP-54 e altre armi automatiche vengono frenate dall'elevato rinculo che le accomuna e che costringe il giocatore, a differenza di quanto avviene in altri popolari FPS, a gestire il tutto con una certa prudenza. Ci sono poi quelle armi che richiedono un po' di sana 'skill' e che, almeno nella nostra esperienza, si sono rivelate alquanto ostiche se utilizzate a sproposito: la prima è senz'altro la spada (Light Build), perfetta per gli scontri ravvicinati, ma essenzialmente inutile sulla media e lunga distanza; i giocatori dovranno sfruttare al meglio salti e scivolate per portarsi alle spalle degli avversari e mettere a segno quei due o tre fendenti necessari per l'eliminazione. Da non sottovalutare neanche il fucile da cecchino SR-84, anche questo equipaggiabile dalla classe leggera, consigliato solo ai giocatori più pazienti.

Ogni classe può infine contare su tre abilità uniche. Non ci dilungheremo ulteriormente nell'analizzare ciascuna di esse, ma vi parleremo in breve di quelle che ci hanno colpito di più. La Light Build può contare sul rampino (Grappling Hook), preziosissimo in qualsiasi mappa potendo permettere al giocatore di raggiungere punti sopraelevati con estrema facilità e immediatezza. Il miglior compagno della Medium Build è indubbiamente l'Healing Beam, un raggio con cui si potranno curare gli altri membri della squadra - in maniera molto simile a quanto fa il personaggio di Mercy nell'hero shooter Overwatch. La Goo Gun della classe pesante ci intrigava, ma abbiamo trovato più utile il suo Mesh Shield, uno scudo a cupola che può bloccare i proiettili in arrivo, lasciando però passare quelli che spareremo mentre siamo al riparo.

Non si sprecano neanche i gadget, presenti con una discreta varietà. Oltre alle classiche granate a frammentazione, fumogene e flashbang troviamo un paio di item davvero particolari, come la granata Goo: quando viene lanciata, questa rilascia una sostanza appiccicosa che si solidifica all'impatto creando una sorta di muro; torna utilissima in fase di difesa, quando vogliamo tenere lontani gli avversari da un punto d'interesse bloccando le vie d'accesso.

Ai giocatori di The Finals vengono quindi offerte innumerevoli opzioni con cui andare a plasmare i propri loadout. Ciononostante, le mappe giocheranno un ruolo fondamentale nell'influenzare la scelta dell'equipaggiamento più adatto. Durante la Open Beta del gioco avevamo già potuto giocare nelle arene di Seoul e Monaco, che replicano in chiave futuristica le due splendide città.

La capitale sudcoreana sfoggia enormi grattacieli, separati da precipizi vertiginosi e collegati tra loro da alcune zipline che consentono ai giocatori di spostarsi agilmente da un tetto all'altro. Seoul incoraggia i giocatori a prendere parte a scontri ravvicinati all'interno dei suoi scintillanti palazzi, ma c'è spazio di manovra anche per gli aspiranti cecchini. Questi ultimi potranno invece darsi alla pazza gioia in quel di Monaco, un'arena caratterizzata da ampi spazi aperti e da un numero minore di edifici che, però, vengono separati da strade anguste che favoriscono ulteriori scontri sulla breve distanza. In entrambi i casi, comunque, c'è l'elevata distruttibilità ambientale che, se sfruttata in maniera intelligente, può ribaltare il ritmo e le sorti di ogni battaglia.

Con l'hands-on della build definitiva di The Finals abbiamo potuto avere un assaggio della terza mappa che accompagna il lancio del gioco: Las Vegas. Visibilmente diversa dalle due arene appena analizzate, la città del peccato vede la presenza di enormi strutture interconnesse che favoriscono gli attacchi a sorpresa ed eventuali imboscate. Anche qui il level design punta alla verticalità, ma in questo caso gli interni degli edifici presentano una maggiore densità di oggetti e, dunque, di potenziali ripari da sfruttare a proprio piacimento. Con la mappa di Las Vegas abbiamo inoltre sperimentato gli effetti del meteo dinamico: durante una partita siamo stati travolti da una tempesta di sabbia, che limitava lievemente la visibilità e alterava l'aspetto dell'arena.

La Strip di Las Vegas ci ha regalato quella che riteniamo la mappa più originale e, da un certo punto di vista, 'divertente' di The Finals. Tre mappe potrebbero sembrare poche, ma con le originali game mode e la sorprendente complessità delle arene possiamo già ritenerci alquanto soddisfatti, almeno per questa fase di lancio. Non vediamo l'ora di scoprire i futuri campi di battaglia.

A Las Vegas - e, più in generale, al tema del gioco d'azzardo - è stata dedicata la primissima stagione contenutistica di The Finals. Attraverso la classica formula del Pass Stagionale, i giocatori che otterranno progressi durante i match competitivi potranno sbloccare un'ampia varietà di contenuti cosmetici. Tra questi troviamo skin uniche nel loro genere, così come una miriade di accessori con cui personalizzare nel dettaglio i propri alter ego. Dobbiamo ammettere di essere rimasti sorpresi dalla grande quantità di elementi cosmetici già disponibili nel gioco.

Una componente tecnica di grande impatto

Sul fronte tecnico, The Finals si presenta piuttosto interessante nel suo genere. Non tanto per le sue texture o modelli iper-realistici – che, per inciso, dimostrano un impatto visivo davvero notevole – quanto per la fisica che condiziona l'intero gameplay. Perché se da un lato, il gioco risulta piuttosto accessibile e intuitivo, dall'altro si caratterizza per una distruttibilità quasi totale.

Gli edifici possono essere completamente abbattuti parete dopo parete. Questo modifica inevitabilmente il campo da gioco e influenza la strategia con cui decideremo di portare avanti un'azione. Un esempio pratico è l'estrazione del bottino: possiamo proteggere il punto di raccolta durante il conto alla rovescia dall'interno della stanza, oppure salire al piano superiore e fare esplodere il pavimento per una copertura dall'alto.

Insomma, da questo punto di vista l'Unreal Engine 5 mostra i muscoli e gli sviluppatori di Embark sono riusciti a sfruttare sapientemente le potenzialità del motore Epic. L'atmosfera è di una mappa estremamente dinamica, ragione per cui anche lo spirito di adattamento svolge un ruolo fondamentale.

Prevedere le manovre degli avversari in The Finals è piuttosto difficile, un aspetto che abbiamo apprezzato perché fornisce un buon livello di bilanciamento tra nuovi giocatori e veterani: conoscere la mappa a memoria aiuta, ma non quanto negli sparatutto 'statici'.

Il tutto è coronato da una gamma di impostazioni – su PC – mirate a garantire un'esperienza fluida e dettagliata praticamente su ogni configurazione. D'altro canto, su questo gli sviluppatori sono stati chiari, il primo obiettivo del gioco è "funzionare bene" e a tal proposito troviamo una gamma di implementazioni davvero consistente. Nel caso dei giocatori NVIDIA viene supportata tutta la suite di tecnologie RTX che comprende il ray tracing per l'illuminazione insieme al DLSS per massimizzare il frame rate. Non manca naturalmente il supporto a NVIDIA Reflex che riduce al minimo l'input lag offrendo un'esperienza semplicemente eccellente.

Coloro che invece sfruttano una GPU AMD o Intel non hanno motivo di preoccuparsi, perché il gioco integra anche il supporto ad AMD FSR 2.1 e Intel XeSS. Per il resto, le opzioni sono le classiche a cui sono abituati i giocatori dal FOV alle texture. Da segnalare anche un'ottima gestione dei monitor ultrawide: durante la nostra prova su un Samsung Odyssey G9 non abbiano notato deformazioni o stretching dell'immagine.

In conclusione, The Finals si presenta come un gioco estremamente solido anche dal punto di vista tecnico che, magari con qualche compromesso, riesce ad adattarsi a un vasto numero di configurazioni senza rinunciare a un impatto visivo di altissimo livello e una dinamicità sulla quale davvero pochi titoli possono contare.

Conclusioni: un FPS ambizioso come pochi

Il primo, vero incontro con The Finals ci ha lasciato con una gran voglia di tornare nelle sue folli arene. Abbiamo apprezzato non poco la sua formula di gioco, grazie alla quale nessuna partita procede davvero a senso unico: con una strategia ben attuata, il risultato di ogni match può essere ribaltato in qualsiasi istante. Questo fa sì che i giocatori siano costantemente spronati a dare il meglio e, possibilmente, a comunicare con i propri compagni con l'obiettivo di mettere a segno il colpo perfetto. Si tratta di un titolo competitivo sorprendentemente accessibile, ma al tempo stesso non disdegna una certa 'skill': chi sarà pronto a padroneggiare le abilità di ogni classe potrà diventare una vera spina nel fianco per ogni sfidante.

The Finals è diponibile ufficialmente da oggi su PC (Steam), Xbox Series X|S e PlayStation 5. Ricordiamo che è free-to-play e può dunque essere scaricato gratuitamente da chiunque. Il lancio è accompagnato dalla Stagione 1, quella che celebra lo sfarzo di Las Vegas e della sua Strip, tra luci al neon, slot machine, UFO e molto altro. Seguiremo con attenzione il post-lancio di The Finals e il supporto che verrà offerto dal team di Embark Studios, nella speranza di assistere all'ascesa di uno degli sparatutto competitivi più ambiziosi degli ultimi anni.

20 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - info
carloUba09 Dicembre 2023, 11:40 #1
1 partita e uninstall.
Sembra carino ma odio profondamente i giochi dove devi colpire gli altri con 400 colpi per ucciderli.
Però bisogna dire che girava tutto ad ultra abbondantemente sopra i 200 fps e in questo periodo è una mosca bianca.
Max Power09 Dicembre 2023, 14:58 #2
Originariamente inviato da: carloUba
1 partita e uninstall.
Sembra carino ma odio profondamente i giochi dove devi colpire gli altri con 400 colpi per ucciderli.
Però bisogna dire che girava tutto ad ultra abbondantemente sopra i 200 fps e in questo periodo è una mosca bianca.


Ma non è SOLO il frame rate a contare.

Ne ho un po' due C... di gente che invece di giudicare il gameplay, sta a guardare i frame.
agonauta7809 Dicembre 2023, 20:00 #3
Per i "gaymer" contano solo led e fps
cudido09 Dicembre 2023, 20:10 #4
Del fatto che tocca sparare centinaia di proiettili per fare un frag condivido. Poi sti giochi moderni con la mira che ti toglie metà schermo di sotto fan cacare forte.
amd-novello09 Dicembre 2023, 22:01 #5
Originariamente inviato da: agonauta78
Per i "gaymer" contano solo led e fps


Gello10 Dicembre 2023, 15:51 #6
Tantissima roba, peccato per il pompaggio dell'AA per i paddari senza mani ma se non altro si puo' in parte mitigare con cross play off.

Colpi che entrano con piacere, framerate stabile, certo per il lungoi periodo serviranno altre modalita' ma era tempo che non si godeva cosi' con un fps, rip per chi spende 70 euro ogni anno per giocare a quell'aborto di cod con tickrate server da anni '80.
faeVSfaeri010 Dicembre 2023, 17:02 #7
E' un Hyperscape che ce l'ha fatta.
dominator8410 Dicembre 2023, 20:32 #8
Originariamente inviato da: Max Power
Ma non è SOLO il frame rate a contare.

Ne ho un po' due C... di gente che invece di giudicare il gameplay, sta a guardare i frame.


e che ha detto di male?

girare gira bene, anzi molto bene

il gameplay è semplice e solido, serve un team carrozzato e ce la fai

Originariamente inviato da: carloUba
1 partita e uninstall.
Sembra carino ma odio profondamente i giochi dove devi colpire gli altri con 400 colpi per ucciderli.
Però bisogna dire che girava tutto ad ultra abbondantemente sopra i 200 fps e in questo periodo è una mosca bianca.


giusto così, perchè è fatto in modo che da solo sukinomura, mentre in squadra butti giu' il mondo

se no sarebbe un cod qualunque
Titanox211 Dicembre 2023, 11:52 #9
morirà tra 2-3 settimane come tutti gli altri prima di questo
Portocala11 Dicembre 2023, 14:37 #10
Originariamente inviato da: faeVSfaeri0
E' un Hyperscape che ce l'ha fatta.


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