Mafia III, all'altezza del primo indimenticabile capitolo?

Mafia III, all'altezza del primo indimenticabile capitolo?

Il nuovo capitolo di Mafia è sviluppato da un team creato per l'occorrenza, Hangar 13. Già questo è un forte elemento di differenziazione rispetto alle origini della serie, partorite dalle menti dei ragazzi di Illusion Softworks, una software house che aveva già sfornato capolavori come Hidden & Dangerous e Vietcong.

di Stefano Carnevali, Davide Spotti pubblicato il nel canale Videogames
2K Games
 

The Land of Opportunities

Gli Stati Uniti d’America sono un paese giovane: non possono certo vantare tradizioni e storie come la maggior parte degli Stati europei che, loro malgrado, si sono trovati molto presto protagonisti della formazione e dello sviluppo dell’Occidente.

Eppure gli USA, dalla loro nascita in poi, hanno avuto una vita decisamente intensa: lacerati da profonde contraddizioni, hanno scritto pagine cupe e disperate, ma sono anche stati protagonisti di grandi innovazioni in ogni settore e di uno stile di vita emancipato e progressista.

La Louisiana è uno degli Stati più caratteristici del Sud degli Usa: uno stato di cultura elevata, di tradizioni mantenute, di calore e amicizia, ma anche uno Stato tremendamente connesso al cotone, alle piantagioni, allo schiavismo e al razzismo che esso portava con sé
Per certo, la loro rapidissima ascesa nello scacchiere globale ha fatto sì che ogni elemento ‘made in USA’ (in campo tecnologico, economico, ma anche ideologico e culturale) avesse spesso impatto su tutto il resto del mondo, tracciando, nel bene o nel male, la via che poi tutto l’Occidente si sarebbe trovato a percorre.

Intensità, giochi di potere, contraddizioni, drammi e grandi slanci di generosità: gli USA dell’era moderna non si sono fatti davvero mancare nulla: sono davvero diventati la ‘Terra delle opportunità’ - positive o negative - descritta da tanta retorica di propaganda.

Il fatto che l’industria dell’intrattenimento - fucina dell’immaginario collettivo - sia in molti casi ‘targata’ Stelle e Strisce, non ha fatto altro che alimentare questa visione ‘estrema’ della società statunitense, rendendo anche dalle nostre parti ben conosciute, dibattute e in qualche modo vissute, numerose ‘questioni americane’.

“GIVE ME LOUISIANA, THE STATE WHERE I WAS BORN. THE STATE OF SNOWY COTTON, THE BEST I’VE EVER KNOWN…”

Queste le prime strofe di una delle ‘canzoni ufficiali’ dello Stato della Louisiana. Successivamente si parlerà di “melodie creole”, di magnolie, di “buone vecchie tradizioni” e della vecchia ospitalità di una volta. Temi tipici della cultura del Sud degli Stati Uniti.

La Louisiana è effettivamente uno degli Stati più caratteristici di quella parte del Paese: uno stato di cultura elevata, di tradizioni mantenute, di calore e amicizia, ma anche uno Stato tremendamente connesso al cotone, alle piantagioni, allo schiavismo e al razzismo che esso portava con sé. Proprio il razzismo è uno dei principali ‘fili rossi’ che caratterizzano l’impianto sullo sfondo delle vicende di Mafia III.

Nel 1968, anno in cui il gioco inizia, la tensione razziale negli Stati Uniti è a livelli altissimi: John Fitzgerald Kennedy è morto da 5 anni e proprio nel 1968 verrà assassinato Martin Luther King. Ancora una volta, gli USA sono dilaniati da una contraddizione: da una parte agiscono - con tutti i loro limiti personali - individui eccezionali, veri precursori nel campo dei diritti dell’uomo; dall’altra parte operano potenti forze di reazione, capaci delle violenze più inaudite, in nome del mantenimento di status quo e di anacronistici privilegi. La Louisiana - lo Stato che fa da setting per Mafia III - fu in prima linea nel sostenere il diritto allo schiavismo e l’opposizione al Governo federale durante la Guerra di Secessione: inevitabile che sia una terra in cui le condizioni dei cittadini di colore fossero ben più che difficili.

“CAPELLI LUNGHI NON PORTA PIÙ, NON SUONA LA CHITARRA MA UNO STRUMENTO CHE SEMPRE DÀ LA STESSA NOTA: RATTA TA-TA…”

Il razzismo è uno dei principali ‘fili rossi’ che caratterizzano l’impianto sullo sfondo delle vicende di Mafia III
L’iconico pezzo cantato da Gianni Morandi e dedicato al dramma della guerra in Vietnam è tanto conosciuto quanto utile per comprendere rapidamente il sentimento di una generazione di ragazzi americani che, nel pieno delle rivoluzioni del movimento ‘Sessantottino’, degli Hippy, del nuovo rock ’n’ roll… si trovarono scaraventati in uno semi-sconosciuto Paese asiatico, a combattere - senza motivazioni - un nemico coriaceo e disperato.

La guerra del Vietnam, con particolare attenzione alla problematica dei reduci, è un altro dei grossi argomenti che Mafia III sviluppa con buona resa, caratterizzando il protagonista - Lincoln Clay - proprio a partire dalla sua esperienza sotto le armi.

Certo, il prodotto di Hangar 13 non fa molto per svincolarsi dai classici stereotipi sui ritorni dal fronte ‘complicati’ e disturbati, ma se non altro dà spessore - e credibilità - al protagonista del gioco: il suo carattere, le sue abilità e i suoi contatti, infatti, riescono a trovare una spiegazione, tutto sommato coerente e coinvolgente, anche in virtù della partecipazione alla guerra del Vietnam.

“MAMMA MIA DAMMI CENTO LIRE… CHE IN AMERICA VOGLIO ANDAR!”

Anche l’immigrazione è un tratto caratteristico degli Stati Uniti - con tutti i problemi a essa connessi - che Mafia III esplora a fondo. Il ghetto e i sobborghi di New Orleans (nel gioco ribattezzata New Bordeaux), non sonno solo i quartieri degli afro-americani: in città, infatti, ci sono tante altre minoranze, più o meno organizzate, che lottano quotidianamente per migliorare le proprie condizioni di vita e cercare di mantenere protetta la propria cultura. Con mezzi leciti, ma anche non.

Se la presenza degli Italiani - la Mafia, con la propria incarnazione americana è, naturalmente, il piatto forte tra i temi trattati dal gioco di Hangar 13 -, è interessante l’introduzione, tutto sommato ben riuscita, di altre etnie e cartelli, tra cui spiccano gli Haitiani, con la loro inquietante tradizione vudù.

“WISH I WAS BACK ON THE BAYOU ROLLIN' WITH SOME CAJUN QUEEN. WISHIN' I WERE A FREIGHT TRAIN, OH, JUST A-CHOOGLIN' ON DOWN TO NEW ORLEANS. BORN ON THE BAYOU…”

Il Bayou è la regione paludosa tipica della Louisiana. Un ecosistema unico al mondo, imperniato su ampie distese pianeggianti, ricoperte di foreste e acqua stagnante o in lentissimo movimento. Per intenderci un tortuoso labirinto di alberi e vie d’acqua. Una delle regioni più inquietanti degli USA.

Il prodotto di Hangar 13 non fa molto per svincolarsi dai classici stereotipi sui ritorni dal fronte ‘complicati’ e disturbati, ma se non altro dà spessore - e credibilità - al protagonista del gioco
L’impenetrabilità del Bayou, infatti, è sempre stata una risorsa per chi, per qualsivoglia motivo, aveva desiderio di rendersi irreperibile. Se al tempo delle Colonie essa fu sfruttata da pirati (successivamente corsari legati alle Colonie e in lotta con la Gran Bretagna), nel corso dei secoli sono stati malavitosi e fuorilegge di ogni tipo a usufruirne.

In generale, proprio in virtù dell’isolamento che caratterizza quelle contrade, chi vive sul Bayou fa parte di comunità chiuse, piccole, compatte e non sempre celebri per la propria ospitalità.

Paradigmatica, nell’immaginario collettivo (alimentato da innumerevoli prodotti dell’industria dell’entrtainment), l’inquietante figura del Redneck (lo ‘zoticone’ del Sud), membro di una famiglia numerosissima e con legami parentali non sempre limpidissimi, refrattario a ogni sollecitazione estera e ostile verso ogni nuovo arrivato. E poi ci sono gli alligatori.

Mafia III fa i conti anche con questo setting, tanto evocativo quanto misterioso e disturbante. E lo fa in modo ispirato - sia dal punto di vista visivo, sia da quello delle funzionalità di gioco -, anche se non profondamente quanto si sarebbe potuto.

“HEY, GET RHYTHM WHEN YOU GET THE BLUES…”

Il potere della musica è enorme e, come consigliava Johnny Cash, “prendere il ritmo” può essere un toccasana anche nei momenti di maggior sconforto. Hangar13 dimostra di avere ben chiara questa idea e, a supporto di Mafia III, ha inserito una colonna sonora ‘anni ’60’ di assoluto livello.

Abbiamo Johnny Cash (presente con ‘Folsom Prison Blues’ e ‘Ring of Fire’), ma anche Patsy Cline (‘Crazy’), Elvis Presley (‘A Little Less Conversation), una nutrita selezione dei Creedence Clearwater Revival e dei Rolling Stones, ma anche i Beach Boys, i Ramones, Aretha Franklin e tanti altri. A supporto di questa ‘scaletta’ davvero rilevante, anche una serie di talk show (ascoltabili tramite l’autoradio) che ci aiuteranno - tra il serio e il faceto - a calarci ancor più nella New Orleans di fine anni ’60. Il fatto che molte delle trasmissioni radio sia stata tradotta in Italiano è un altro elemento notevole.

TV VERITÀ

Sono sempre più comuni - e abbastanza apprezzati - i documentari tv che, per raccontare eventi storici, oltre a coinvolgere i diretti protagonisti come narratori attraverso interviste, la ‘buttano sull’azione’, ricostruendo le vicende descritte con attori in carne e ossa. Mafia III è impostato proprio in questa maniera.

Fin da subito, infatti, tramite una ben costruita serie di flashback, inframezzati da interviste e filmati rievocativi, capiremo di stare per incominciare un viaggio nell’incubo, per scoprire come tale Lincoln Clay - pluridecorato reduce della guerra del Vietnam - abbia condotto la propria personale crociata contro la malavita organizzata di New Orleans, in cerca di vendetta personale.

Ci troveremo quindi all’interno di un documentario-indagine che avrà la pretesa di fare chiarezza sull’epopea di Lincoln. Tra una missione e l’altra - seguendo una temporalità non lineare - assisteremo a testimonianze, interviste, deposizioni che dettaglieranno tutti i principali snodi della vicenda. Il ritmo della narrazione è davvero ben calibrato, così come la caratterizzazione dei personaggi che - escludendo qualche stereotipo di troppo - è profonda e interessante. La stessa modalità-documentario, oltre a essere innovativa, risulta intrigante.

La vicenda coinvolge da subito (ma questo era lecito aspettarselo, vista la tradizione della saga Mafia) e, per quanto sia lontana nel tempo, nello spazio e nelle culture di riferimento dalla malavita italo-americana, non stanca. L’intreccio che via via si dipana non è mai scontato, né eccessivamente lineare e, pur non raggiungendo picchi di complessità troppo elevati, sa regalare anche qualche colpo di scena gustoso.

Assieme al complesso lavoro sul setting, credo di poter dire con certezza che proprio la storia di Lincoln - e le modalità con cui è raccontata - risulta la componente più avvincente di Mafia III. Almeno da questo punto di vista, quindi, si possono tranquillizzare i fan della saga che, nei mesi precedenti all’uscita, avevano temuto di trovarsi tra le mani un gioco eccessivamente ‘action’ e dotato di un cast di personaggi non all’altezza dei vari Tommy Angelo e Vito Scaletta.

 
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