Stop Killing Games bocciata: l'Europa non salverà i videogiochi destinati a sparire

Stop Killing Games bocciata: l'Europa non salverà i videogiochi destinati a sparire

La Commissione Europea non introdurrà una legge che obblighi le aziende a mantenere accessibili i videogiochi online dismessi. Dopo la campagna Stop Killing Games, Bruxelles lavorerà invece a un codice di condotta volontario

di pubblicata il , alle 09:31 nel canale Videogames
 

La Commissione Europea ha deciso di non procedere con l'introduzione di una normativa che obblighi sviluppatori ed editori a mantenere accessibili i videogiochi online una volta terminato il loro ciclo commerciale. La decisione arriva dopo mesi di discussioni nate attorno al tema della conservazione delle opere videoludiche e dei diritti dei consumatori nell'era digitale.

La questione era stata portata all'attenzione delle istituzioni europee grazie all'iniziativa popolare "Stop Killing Games", un movimento che aveva raccolto un numero sufficiente di firme per ottenere una valutazione ufficiale da parte della Commissione. L'obiettivo della campagna era quello di garantire ai giocatori la possibilità di continuare ad accedere ai titoli acquistati anche dopo la cessazione del supporto da parte dei produttori.

Nonostante l'interesse mostrato sul tema, Bruxelles ha concluso che una legislazione specifica sarebbe difficile da applicare nel contesto normativo attuale. Secondo la Commissione, le norme esistenti in materia di proprietà intellettuale e diritto d'autore rappresentano un ostacolo significativo all'introduzione di obblighi generalizzati per l'industria.

Il tema non verrà accantonato dall'UE, quale sarà il futuro dei videogiochi?

L'assenza di una nuova legge non significa però che il tema verrà accantonato. L'istituzione europea ha infatti annunciato l'intenzione di collaborare con aziende e operatori del settore per definire un codice di condotta volontario. Questo insieme di linee guida dovrebbe stabilire buone pratiche relative alla gestione dei videogiochi quando vengono ritirati dal mercato o quando i servizi online cessano di essere disponibili.

Parallelamente, la Commissione lavorerà insieme alle associazioni dei consumatori e alle autorità competenti per migliorare la conoscenza dei diritti già riconosciuti agli utenti. Un rapporto sui progressi di queste iniziative è previsto entro la fine del 2026. La campagna Stop Killing Games era nata nel 2024 in seguito alla chiusura dei server di The Crew da parte di Ubisoft. La decisione aveva suscitato forti polemiche, soprattutto perché il gioco era stato rimosso anche dalle librerie digitali degli utenti che lo avevano precedentemente ottenuto.

Questo non significa che un'eventuale normativa specifica sia completamente arenata. La Commissione, infatti, ha semplicemente dato una valutazione e dichiarato sostanzialmente incompatibile la proposta del movimento con la legislazione attuale sul diritto d'autore. Senza il via libera della Commissione, insomma, non è possibile sottoporre al Parlamento nuove proposte di legge.

Scott ha anche raccontato di come i colloqui con la Commissione si siano rivelati piuttosto pretestuosi e venisse puntualmente ribadito il concetto di "supporto a tempo indeterminato", una richiesta che sia nella comunicazione che negli atti ufficiali il movimento non ha mai avanzato. Anzi, ha sempre sostenuto che per un editore sarebbe impensabile supportare un titolo "per sempre".

Tuttavia, il Parlamento europeo sembra favorevole a un cambio di direzione. Ross Scott ha già chiarito che sta lavorando al cosiddetto "Fairness Digital Act", ovvero una normativa già esistente e proposta proprio dalla Commissione. La legge soddisferebbe tutte le richieste avanzate dal movimento, per cui sarebbe necessaria semplicemente la sua approvazione finale da parte del Parlamento. Di conseguenza, il passaggio per la Commissione risulta ora superfluo dato che la proposta di legge già c'è e non è previsto un secondo pronunciamento da parte della Commissione stessa, ma solo l'accordo tra Consiglio e Parlamento europei.

In sintesi, Scott ha sottolineato di non interpretare la decisione della Commissione come una sconfitta, ma semplicemente come una formalità dell'iter burocratico. Lui stesso ha ammesso giorni prima del pronunciamento di non aspettarsi un esito diverso.

Allo stesso tempo, ha chiarito che la maggioranza parlamentare sarebbe a favore dell'introduzione Digital Fairness Act, ragione per cui se dovesse essere approvata anche al Consiglio, l'industria dovrebbe adeguarsi alle norme previste dalla legge in questione.

L'episodio aveva riacceso il dibattito sul significato di proprietà nell'ambito dei contenuti digitali e sulla necessità di preservare videogiochi che rischiano di scomparire una volta terminato il supporto ufficiale. Nel frattempo, alcune realtà del settore stanno già adottando misure per rendere più trasparenti le condizioni di acquisto. Diverse piattaforme digitali, tra cui Steam, hanno iniziato a chiarire che l'utente ottiene una licenza d'uso del prodotto e non necessariamente il possesso permanente dello stesso.

12 Commenti
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Hiei360017 Giugno 2026, 09:39 #1
Hanno vinto i lobbysti.
Come al solito.
marcram17 Giugno 2026, 09:46 #2
Originariamente inviato da: Hiei3600
Hanno vinto i lobbysti.
Come al solito.

Non hanno vinto, ancora.
Quello che questo articolo non dice (ma altri invece sì, è che il movimento già si aspettava questa risposta, e che comunque non ha importanza perché gli obiettivi si erano già spostati dalla Commissione al Parlamento Europeo, tramite emendamenti del DFA.
StylezZz`17 Giugno 2026, 09:53 #3
Stop buying.
jepessen17 Giugno 2026, 09:56 #4
Da stupido che non capisce una fava di legislatura non vedo dove sia il problema.

Basterebbe "costringere" le software house, quando finisce il supporto di un prodotto, a rilasciare il necessario per farlo funzionare in locale. Quindi togliere ad esempio la verifica online della licenza, o consegnare gli eseguibili per far girare il server multiplayer in locale, o almeno dare una documentazione degli endpoint che permettano di replicare un server online, se per questioni di brevetti etc non possono rilasciarlo (ma se sai fin dall'inizio che dovrai farlo progetti il servizio in maniera tale che poi possa venire rilasciato senza problemi).
piwi17 Giugno 2026, 10:09 #5
Ho condiviso l'iniziativa, ma a me sembra difficile poter "costringere"; comunque, non a posteriori. Quello che può essere imposto, tuttavia, è l'informare con massima chiarezza il contraente circa la natura dell'accordo con il fornitore del prodotto. Una durata minima del supporto, oltre la quale non si garantisce non solo assistenza ma anche fruibilità del titolo, secondo la natura dello stesso. Deve essere chiaro che non si acquista alcunchè; si ottiene una licenza d'uso del prodotto, circoscritta anche nella durata.
sbaffo17 Giugno 2026, 11:19 #6
Originariamente inviato da: piwi
Ho condiviso l'iniziativa, ma a me sembra difficile poter "costringere"; comunque, non a posteriori. Quello che può essere imposto, tuttavia, è l'informare con massima chiarezza il contraente circa la natura dell'accordo con il fornitore del prodotto. Una durata minima del supporto, oltre la quale non si garantisce non solo assistenza ma anche fruibilità del titolo, secondo la natura dello stesso.
Con tutto il casino che hanno fatto con il dma e dsa, potevano fare qualcosa anche per le "licenze", ricordo che succede non solo per i giochi ma anche per i brani musicali e i film, ed altro software....

Pensiamo solo a quanto ormai le auto sono connesse, se ad una tesla (per dire eh) tolgono la connessione e non parte più o perde molte delle sue features? E' successo con vecchie Porsche quando hanno spento il 3G ma non ricordo poi come è andata.
Ma pure tutti i device smart/home/iot ecc che spenti i server diventano soprammobili? compresi certi apparati wifi che potrebbero anzi dovrebbero funzionare in lan senza bisogno di comunicare con i server aziendali...
Le ip-cam con l'app che passa dai server? ecc..

Deve essere chiaro che non si acquista alcunchè; si ottiene una licenza d'uso del prodotto, circoscritta anche nella durata.
No, a parte i casi esemplificati sopra dove acquisti un bene legato al software/server, anche sul solo software la scusa della licenza non basta. La licenza non è "alcunchè" come dici, ma è un DIRITTO PERMANENTE (se scrivi ACQUISTO), altrimenti scrivi NOLEGGIO. O almeno devi specificare la durata al momento della "vendita/noleggio", di certo non puoi non dire nulla o "fino a quando ci pare, vedremo, dipende, chissà..." ecc.
Se la revochi, cioè se vuoi indietro la licenza, devi dare indietro i soldi. Basterebbe questa semplice regola per far cambiare il mercato e limitare gli abusi dei produttori. Vediamo se fanno meno i furbetti poi.

Altrimenti io ti vendo l' auto/casa con la clausola della licenza d'uso (esiste da sempre, si chiama usufrutto legale, ci sono anche delle tabelle ufficiali per calcolarlo [U]in base agli anni[/U]), ma revocabile ad libitum (mia) senza rimborso, vediamo se la compreresti...
(a parte che se non dichiari gli anni non puoi neanche calcolare il valore)

Un'auto in leasing (tu hai la licenza d'uso ma la proprietà resta loro), che paghi tutta subito (come i giochi), ma che torna alla società di leasing (proprietario) quando decidono loro, senza rimborsarti nulla, la "compreresti"?
Saturn17 Giugno 2026, 11:45 #7
lollo917 Giugno 2026, 12:10 #8
Originariamente inviato da: sbaffo
[...]
No, a parte i casi esemplificati sopra dove acquisti un bene legato al software/server, anche sul solo software la scusa della licenza non basta. La licenza non è "alcunchè" come dici, ma è un DIRITTO PERMANENTE (se scrivi ACQUISTO), altrimenti scrivi NOLEGGIO. O almeno devi specificare la durata al momento della "vendita/noleggio", di certo non puoi non dire nulla o "fino a quando ci pare, vedremo, dipende, chissà..." ecc.
Se la revochi, cioè se vuoi indietro la licenza, devi dare indietro i soldi. Basterebbe questa semplice regola per far cambiare il mercato e limitare gli abusi dei produttori. Vediamo se fanno meno i furbetti poi.
[...]


la commissione ha detto solo che le aziende farebbero bene a spiegare chiaramente durata e condizioni di chiusura, e che il cliente potrebbe avere diritto a rimborso se lo shutdown va contro le aspettative ragionevoli. e non è nemmeno roba nuova, sono tutele consumeristiche vecchie che esistevano già prima. ti dicono "guarda che ce le hai, usale".
il resto, il "devi rimborsare se revochi", è wishful thinking, non la norma che c'è

sono d'accordo che in generale maggiore trasparenza su come possono andare o non andare le cose, specificata a chiare lettere all'acquisto o quello che è, sarebbe più che auspicabile

buttarla tutta sulla reputazione però come dice la commissione è utopia, il caso The Crew lo dimostra, così come la riposta di Ubisoft agli azionisti di fronte alla causa intentata da UFC-Que Choisir: spallucce

il problema sarà magari inquadrare bene una ipotetica norma per evitare che crei vincoli, quelli sì, inaccettabili e controproducenti nel mercato SW più generale. il drifting normativo è sempre dietro l'angolo, specie per chi ama normare tutto come praticamente chiunque in europa
piwi17 Giugno 2026, 13:26 #9
Originariamente inviato da: sbaffo

Un'auto in leasing (tu hai la licenza d'uso ma la proprietà resta loro), che paghi tutta subito (come i giochi), ma che torna alla società di leasing (proprietario) quando decidono loro, senza rimborsarti nulla, la "compreresti"?


Ovviamente no, non ho alcunchè "as a service", salvo tre giochi su Steam di cui uno regalato da un amico.

E' un modo di fruire delle risorse che non condivido, preferisco case di proprietà ben piene di supporti fisici e veicoli ultraventennali, al posto di fiammanti vetture in leasing, abitazioni in affitto e musica "liquida". Per quella, c'è la radio.

Però, ognuno fa le scelte che vuole.

Il contraente - non uso a caso questa parola - deve essere ben informato circa la natura dell'atto giuridico. Sostituito "acquisto" con "noleggio", vediamo quanti ancora spendono decine di euro per flussi di dati che sono certi essere ... a scadenza.
Vittorio Rienzo17 Giugno 2026, 18:55 #10
Originariamente inviato da: marcram
Non hanno vinto, ancora.
Quello che questo articolo non dice (ma altri invece sì, è che il movimento già si aspettava questa risposta, e che comunque non ha importanza perché gli obiettivi si erano già spostati dalla Commissione al Parlamento Europeo, tramite emendamenti del DFA.


Ciao Marcram, grazie per la segnalazione. L'articolo è stato aggiornato con l'aggiunta dei dettagli sul Fairness Digital Act e sull'attuale obiettivo dell'iniziativa con relativo video di approfondimento di Ross Scott.

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