Screamer, le corse più adrenaliniche di sempre: cosa ci è piaciuto e cosa no
Abbiamo giocato Screamer, ultima e ambiziosa opera di Milestone che ha riportato sotto i riflettori un franchise silente da decenni. Pur mantenendo il nome dell'originale capitolo del 1996, il nuovo Screamer ha ben poco a che fare col titolo di esordio che omaggia. Il gioco rinnova un genere che ormai offre sempre meno, con un approccio diverso rispetto a quello tradizionale per un titolo arcade. Un esperimento indubbiamente riuscito, ma che presenta qualche piccola incertezza
di Vittorio Rienzo pubblicata il 25 Maggio 2026, alle 09:21 nel canale VideogamesMilestone
Sono trascorsi 30 anni da quando un progetto ambizioso, ma di un piccolo studio tutto italiano, fece il suo esordio sul mercato. Stiamo parlando chiaramente di Screamer, un racing arcade che si proponeva di competere con un colosso come Ridge Racer che già infiammava sale giochi e PlayStation.
Perché fu un successo? Beh semplice, Milestone non era Namco, ma quel piccolo manipolo di sviluppatori riuscì a proporre un'esperienza estremamente competitiva e altrettanto divertente. Da allora, molto è cambiato negli uffici di Milestone: adesso lo studio conta 300 dipendenti, ai quali si affiancano collaborazioni esterne e partnership che hanno portato alla pubblicazione di titoli ufficiali di competizioni come WRC (World Rally Championship), Moto GP e uno dei titoli più apprezzati dagli appassionati di motociclismo, Ride.

A distanza di trent'anni, lo studio ha deciso di riportare in auge il titolo d'esordio, ma solo il titolo, perché il paradigma è completamente cambiato. Screamer, per quanto rappresenti un inno al primissimo gioco realizzato da Milestone, in realtà non condivide quasi nulla con l'omonimo originale del 1996, se non forse lo spirito. E a dirla tutta, non è assolutamente un male.
In un mercato completamente diverso, che ha visto cadere capisaldi del genere racing come Need for Speed o Burnout, Screamer rappresenta non solo una ventata di aria fresca, ma anche la prova di una creatività tutta italiana che, forse, troppo spesso viene sottovalutata.
Un inno alla cultura giapponese
Sì, Screamer è un gioco italiano, ma che celebra e riconosce il merito di chi, negli anni '80 e '90, ha aperto le porte dei videogiochi al grande pubblico: il Giappone. Mentre società come Namco e SEGA animavano le sale giochi, Nintendo, e successivamente Sony, conquistavano i salotti degli appassionati.
È stato forse questo a motivare gli sviluppatori a omaggiare tre capisaldi della cultura pop giapponese: videogiochi, manga e anime. Milestone ha realizzato un ibrido di questi tre media in un unico prodotto, coerente con tutti i loro dettami.

Quello che potremmo definire un reboot per la serie si ispira a diverte opere cult della cultura giapponese a partire da Akira di Katsuhiro Ōtomo o Initial D (quest'ultimo ispirazione di numerosi giochi di corse in realtà).
Non a caso, il gioca ruota intorno a una trama ben costruita e che rappresenta una parte integrante dell'intera esperienza. Non si tratta della solita trama circostanziale che ha definito saghe come Fast and Furious o Need for Speed, in cui le situazioni sono piuttosto ricorrenti per il genere, ma di una storia articolata.
Una trama avvincente, ma…
Partiamo dal fulcro di quest'avventura in compagnia di Screamer, la campagna. Il gioco, infatti, offre davvero tante ore per giocatore singolo grazie a una storia che si divide in 4 atti per un totale di 100 capitoli. Ogni capitolo rappresenta una corsa, durante la quale gareggeremo con uno dei 15 personaggi dei 5 team che partecipano al torneo.
È proprio il torneo l'evento attorno a cui ruota la trama. Il misterioso Mister A ha indetto un campionato dopo diversi anni in cui gli Screamer sono spariti dalla circolazione. Non è solo la passione per queste corse adrenaliniche e ad alto rischio ad attirare l'attenzione dei team, ma anche e soprattutto il cospicuo premio in denaro da 100 miliardi di dollari.

Una cifra all'apparenza inverosimile, ma che nell'universo distopico di Screamer viene ben contestualizzata. Tuttavia, andando avanti nel gioco, scopriremo che quei 100 miliardi di dollari hanno un ruolo secondario e sono ben altre le motivazioni che spingono ogni team a partecipare al Torneo.
I nostri protagonisti, infatti, i Green Reapers formati da Hiroshi, Frederic e Róisín, sono mossi per lo più dal desiderio di vendetta. Il loro unico obiettivo è uccidere Gabriel, responsabile della morte della loro mentore e capo del gruppo di mercenari a cui appartengono.
Il tutto, si svolge in un universo Cyberpunk vecchia scuola, in cui si alternano ambientazioni urbane ricche di luci al neon ed elementi futuristici, ad altre in aperta campagna, alle quali si affiancano siti industriali ed altri scenari piuttosto variegati.

Ai quindici membri si affiancano poi diversi personaggi secondari. L'aspetto interessante è che ogni personaggio ha origini diverse: ognuno di loro ha una nazionalità diversa e parla la propria lingua. Tra di loro si comprendono grazie a un dispositivo tecnologico che consente a ognuno di parlare la propria lingua, mentre gli altri ascolteranno nella lingua di riferimento. Noi però, in quanto giocatori, non disponiamo di tale dispositivo, ragione per cui i dialoghi li ascolteremo nelle lingue originali e dovremo affidarci ai sottotitoli.
Si tratta in realtà di una componente che abbiamo apprezzato davvero tanto, non perché fossimo in grado di capire tutte le lingue contenute nel gioco, ma perché è stato piacevole poter apprezzare le sonorità completamente diverse e, soprattutto, la profonda caratterizzazione di ogni singolo personaggio. Da questo punto di vista, dobbiamo riconoscere a Milestone che ha avuto un approccio insolito, quasi azzardato, ma che è riuscito perfettamente nell'intento.
È anche una dimostrazione di ingegno: il doppiaggio dei dialoghi per tutti i mercati in cui sarà distribuito il gioco avrebbe spropositatamente aumentato i costi. Milestone è quindi riuscita a integrare perfettamente nel contesto un singolo doppiaggio, ma in molte lingue diverse. D'altronde, l'inclusività è uno dei temi centrali affrontati nel gioco, ma in una maniera decisamente efficace e piacevole.
A tal proposito vogliamo ritagliarci una piccola parentesi e fare i complimenti a Milestone. Durante la storia di Screamer vengono affrontati numerosissimi temi sociali e culturali, ma con una naturalezza che pochi altri titoli possono vantare: mai una forzatura, mai un'insistenza su un tema specifico, mai una decontestualizzazione.

La campagna mixa sequenze in stile visual novel con vere e proprie scene animate affidate allo studio giapponese Polygon Pictures. Durante l'evento di lancio, i ragazzi di Milestone ci hanno spiegato che per portare la vera essenza della cultura pop giapponese in un videogioco, non c'è altro modo che affidarsi a un gruppo di esperti giapponesi e, in effetti, ci sentiamo di essere d'accordo.
Come premesso, il gioco attinge molto dalla cultura del fumetto e dell'animazione giapponese e lo fa sicuramente nel migliore dei modi. Le sequenze animate sono piacevoli, curate e coinvolgenti. Sfortunatamente, sui dialoghi forse si sarebbe potuto fare meglio.
Se da un lato rispettano l'essenzialità e la ripetizione dei concetti, in puro stile giapponese, dall'altro alcune sequenze risultano davvero tirate troppo per le lunghe. Alcune conversazioni sono davvero troppo ripetitive, altre piuttosto superflue tali da non aggiungere nulla né alla trama principale né alle diverse sottotrame.

Nulla di grave, sia chiaro, ma mentre si va avanti nel gioco, il racconto inizia a perdere mordente. Peraltro, ci saremmo aspettati qualche sequenza animata in più, mentre invece per la maggior parte del gioco vedremo rappresentazioni statiche a mezzo busto dei personaggi mentre si leggono i sottotitoli.
In conclusione, nel complesso si alternano momenti in cui sarà come leggere un manga con altri in cui vedremo un vero e proprio anime. Tuttavia, riteniamo che questa alternanza poteva essere gestita meglio, anche al costo di rinunciare a qualche ora di gioco. Al di là di questo, la campagna rimane godibile e non si fatica troppo a portarla a conclusione anche perché, come vedremo più avanti, sono stati saggiamente inseriti alcuni elementi che motivano il giocatore a proseguire.
Gameplay arcade, ma piuttosto tecnico
Il gameplay è senz'altro uno degli aspetti caratterizzanti del gioco e forse la componente più curata. Come premesso, Screamer si distacca dai suoi predecessori e introduce numerosi elementi di gameplay che rendono l'esperienza di guida decisamente più articolata rispetto al passato.
Innanzitutto, va chiarito un aspetto: sperare di giocare con la tastiera sarà un'impresa davvero ardua. È chiaro quasi da subito che Screamer è un gioco pensato per controller. Certo, come praticamente ogni gioco di guida, ma il titolo di Milestone porta all'ennesima potenza questo concetto. Per tale ragione, lo abbiamo provato su PC e ci siamo affidati a un controller Xbox per effettuare la nostra prova.

A quanto appena detto, va fatta anche una seconda premessa: Screamer non è un arcade da sala giochi. Non aspettatevi di adattarvi al gameplay dopo un paio di gare perché sì, è un arcade, ma decisamente più tecnico rispetto agli standard del genere. Quindi, dovrete armarvi di una piccola dose di pazienza prima di padroneggiare le vetture e i tracciati.
Su questo fronte aiuta senza dubbio la campagna che potremmo quasi definire un enorme tutorial. In quasi tutti i capitoli (gare), infatti, ci sarà un obiettivo, come distruggere un determinato numero di veicoli avversari, utilizzare il boost un tot di volte o derapare per "x" chilometri. In sostanza, è lo stesso gioco a guidarci passo dopo passo sia nell'apprendimento della tecnica di guida che nella padronanza delle diverse abilità di ogni pilota.
Ogni Screamer, e di conseguenza ogni vettura, ha un'abilità unica che è possibile sfruttare durante le gare. Ad esempio, si può attivare una specie di "furia" che consente di realizzare una serie di distruzioni avversarie piuttosto che una singola per volta, oppure ottenere cariche di boost bonus.
Non finisce qui, però, perché anche i tradizionali comandi si differenziano da un tradizionale racing. Certo, acceleratore e volante sono esattamente dove ci si aspetta. Tuttavia, le due levette analogiche dovrete usarle entrambe durante la guida.

Mentre la sinistra gestisce la sterzata, la destra modula la derapata. Peraltro, nella maggior parte delle situazioni la semplice sterzata sarà del tutto superflua, per cui prima di adattarsi alla guida bisogna prima superare lo scoglio della "doppia sterzata".
Si tratta di una meccanica che in realtà ci è piaciuta, la levetta sinistra consente di regolare l'angolo e adattare la derapata alla curva. Tuttavia, dobbiamo ammettere anche che risulta alquanto macchinoso. In particolare, nei circuiti con carreggiate mediamente ampie, il sistema è sufficientemente indulgente e si riescono a completare curve in puro stile "action". Ma nel momento in cui la corsia si stringe, beh, riuscire a completare una curva pulita risulta quasi impossibile.

Altra meccanica interessante è quella del cambio semiautomatico. Intendiamoci, la vettura scalerà marcia a prescindere, ma con ritardo se non saremo noi a cambiare. Questo perché effettuando i cambi precisi (ben segnalati dalla vibrazione del controller) si ricarica la barra del boost e si ottiene sempre la massima accelerazione. Viceversa, il gioco diventa piuttosto punitivo, sembra quasi che l'auto rallenti in attesa del cambio marcia. Peraltro, anche il boost è stato "complicato" dagli sviluppatori.
Il boost, infatti, non si attiva immediatamente alla pressione del tasto, ma al rilascio. Mantenendo la pressione parte un piccolo "quick time event" e, se il tasto viene rilasciato al momento giusto, il boost avrà una durata maggiore.
L'utilizzo del boost riempie una seconda barra: quella dell'Entropy. Questa consente di effettuare un breve scatto "in boost" e distruggere un veicolo avversario, naturalmente in seguito alla collisione. Il tutto, però, richiede una certa abilità con le dita poiché, nella maggior parte dei casi, data anche la brevità dello scatto, mancherete il bersaglio.

A tal proposito, purtroppo, non abbiamo apprezzato i sistemi di assistenza alla guida. Il gioco, infatti, propone alcune soluzioni per semplificare la vita – si fa per dire – ai meno esperti. Sfortunatamente, il risultato, è semplicemente opposto. Il sistema che fornisce "frenata assistita" e "mantenimento di corsia", nella sostanza, rallenterà significativamente i nostri tempi sul giro.
In sintesi, il giro sarà pulito, ma tutti i nostri avversari ci sorpasseranno praticamente subito, fino ad arrivare a doppiarci. Inoltre, l'assistenza impedirà le collisioni. Questo significa non solo evitare pareti e guardrail, ma all'attivazione dell'Entropy, per quanto siate vicini all'avversario, il sistema immediatamente sposterà la vettura per evitare l'urto. In conclusione, l'Entropy diventa completamente inutile.
Insomma, se vi aspettate un arcade con cui prendere manualità in qualche ora, Screamer potrebbe lasciarvi a bocca asciutta. Ha un sistema – talvolta inutilmente – complesso e che richiede del tempo per essere padroneggiato. Anche perché il titolo è piuttosto punitivo, quindi sì, volenti o nolenti dovrete padroneggiare tutte le meccaniche se intende vincere le gare e completare la campagna.
Modalità e multiplayer

Per quanto riguarda la struttura del gioco, ci sono elementi che ci hanno particolarmente divertito, altri che ci hanno lasciato un po' a bocca asciutta. Come premesso, la campagna è su cui si impernia l'esperienza per giocatore singolo, ma sfortunatamente c'è poco altro con cui sperimentare. Non ci sono coppe, tornei o altre modalità da giocare in solitaria, se non singole gare personalizzabili per numero di partecipanti e tipo (Checkpoint, Squadre, Time Attack ecc).
Abbiamo, invece, apprezzato profondamente la modalità split screen che richiama i titoli di una volta per cui serviva un "Multitap" per le console Sony per giocare insieme. Sì, Screamer consente fino a quattro giocatori di partecipare alle gare sullo stesso schermo, rivelandosi un titolo ideale per una serata in compagnia "vecchia scuola".

Il multiplayer online, invece, risulta ancora piuttosto scarno. È possibile creare una lobby privata, purché vi siano almeno due giocatori nel party. Se volete iniziare a correre da soli e poi far unire gli altri, non è possibile. Allo stesso modo, le partite pubbliche vantano solo due modalità: "Race" e a "Squadre". Dovrebbe arrivare una modalità competitiva, ma al momento della pubblicazione questa non risulta ancora attiva.
Naturalmente abbiamo provato la componente online, e tutto sommato ci ha divertito, soprattutto la modalità a squadre. Certo, la modalità competitiva offrirebbe un sistema di progressione che probabilmente motiverebbe di più il giocatore, ma per il momento chi vuole trascorrere qualche ora di divertimento puro, senza preoccuparsi di strategie, tattiche e punteggi, troverà pane per i suoi denti.
Conclusioni
Cosa rimane da aggiungere? Screamer è un titolo che si rivolge a un pubblico specifico, non è sicuramente indirizzato a chi cerca un arcade semplice, immediato e intuitivo. La campagna (Il Torneo) è indispensabile per prendere dimestichezza con tutte le meccaniche di gioco e godersi una trama che, tutto sommato, è il fulcro dell'esperienza.
È senza dubbio un gioco divertente, piuttosto tecnico, ma che comunque si adatta al tipo di giocatore. La possibilità di "rallentare" le gare è senza dubbio un vantaggio che consente di padroneggiare il sistema di guida, che chiaramente però non potrà essere adottato online.

Nel complesso, soddisfa le aspettative e offre davvero tante ore di gioco in compagnia di una trama strutturata e, con i suoi alti e bassi, coinvolgente atipica per un titolo racing. Insomma, non si tratta della solita sfida tra il re delle corse della cittadina di turno e del novellino arrivato da poco, ma di una trama ambientata in un universo distopico che senza dubbio riesce a catturare meglio l'attenzione.
Non mancano i margini di miglioramento, a partire forse da alcune "complicazioni" superflue di cui si poteva fare a meno, come alcuni degli obiettivi obbligatori nelle gare e un sistema di guida forse un po' troppo articolato. Va comunque detto che su questo aspetto entra in gioco anche il gusto personale, per cui qualcuno potrebbe apprezzare i tecnicismi in più rispetto a un tradizionale arcade che, in effetti, sul fronte del gameplay avrebbe offerto poco, forse troppo poco al giorno d'oggi.
In conclusione, tutto dipende dal tipo di gioco che state cercando. Se siete alla ricerca di un arcade puro da giocare saltuariamente e per il quale è sufficiente impugnare il controller per portare a termine una gara, allora forse Screamer non fa per voi. Se, invece, siete alla ricerca di qualcosa di più strutturato e impegnativo, ma sempre confinato nel genere arcade, allora è un titolo sicuramente da avere nella propria libreria.









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