'Non finirà mai': la dura verità del direttore tecnico di Battlefield 6 sulla guerra contro i cheater
Il direttore tecnico di Battlefield 6, Christian Buhl, ha commentato le scelte legate al sistema anti-cheat del gioco, che richiede Secure Boot per poter accedere. Una decisione che ha escluso parte della community PC dalla beta, ma che EA ritiene necessaria per contrastare un fenomeno che definisce una "guerra infinita".
di Manolo De Agostini pubblicata il 29 Agosto 2025, alle 10:21 nel canale VideogamesElectronic ArtsBattlefield
Il lancio della beta aperta di Battlefield 6 ha evidenziato non solo l'enorme interesse del pubblico, ma anche i primi limiti di un approccio tecnologico sempre più stringente nella lotta ai cheater. Uno degli ostacoli principali è stato infatti il requisito del Secure Boot, indispensabile per avviare il titolo su PC.
A chiarire le motivazioni dietro questa scelta è stato Christian Buhl, direttore tecnico del gioco, intervistato da Eurogamer. Buhl ha definito l'implementazione dell'anti-cheat come una priorità assoluta fin dalle prime fasi dello sviluppo, sottolineando come Electronic Arts abbia investito risorse considerevoli su due fronti: il team interno dedicato alla tecnologia Javalin e una seconda squadra focalizzata sull'integrazione e sul monitoraggio all'interno di Battlefield 6.

Secondo Buhl, l'obiettivo rimane garantire un'esperienza di gioco "corretta e bilanciata", un elemento che considera essenziale per il successo della serie. Tuttavia, l'imposizione del Secure Boot ha avuto un effetto collaterale rilevante: diversi utenti non hanno potuto partecipare ai test a causa di configurazioni hardware o software non compatibili.
"Il fatto è che vorrei non dover ricorrere a misure come il Secure Boot", ammette Buhl. "Questo impedisce ad alcuni giocatori di giocare. I PC di alcune persone non sono in grado di gestirlo e loro non possono giocare: è davvero un peccato. Vorrei che tutti potessero giocare senza intoppi e senza dover ricorrere a misure di questo tipo".
Nonostante l'impegno, il problema non è stato completamente risolto: alcuni episodi di cheating sono stati segnalati anche durante la beta. Buhl, consapevole della natura ciclica del fenomeno, ha definito il rapporto tra sviluppatori e cheater come un "gioco infinito del gatto col topo", destinato a non concludersi mai. "Non esiste una vittoria definitiva", ha spiegato, lasciando intendere che in futuro potrebbero essere introdotti nuovi requisiti tecnici se ritenuti fondamentali per preservare la correttezza del gameplay.
Il messaggio che emerge è chiaro: i giocatori dovranno probabilmente abituarsi a una convivenza sempre più stretta con tecnologie di sicurezza a livello kernel e con vincoli aggiuntivi sui propri sistemi, se vorranno continuare a giocare in un ambiente di gioco online equo e il più possibile libero da interferenze esterne.










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17 Commenti
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Neanche mezzo centesimo vedranno più da parte mia, gli ultimi li hanno avuti nel 2011.
Con rinnovato rancore, saluti !
Con la differenza che al casinò al baro se gli va bene finisce poi in manette, se invece gli va male "lo fanno sparire dalla circolazione", stile Terry Benedict.
Sono proprio i posti "ideali" dove imbrogliare, ideali ovviamente per rischiare letteralmente la pelle.
Saranno 2 anni che non entro in un server di quake (ql o qc) e di cheater sempre trovati pochissimi se non nessuno. Certo puoi beccare pro o gente che gioca solo a quake da 20 anni che possono sembrare cheater, ma su 400-500 giocatori giornalieri si conoscono in tanti, verrebbero beccati subito e bannati, soprattutto su ql dove ci sono molti server privati
in effetti sarebbe la cosa giusta, come far gareggiare tutti i dopati tra loro, alla fine sarebbe una gara ad armi pari
Eh già...
Io l'avevo come quasi tutti i giovani, quando poi cresci le priorità cambiano e preferisci giochi più riflessivi e/o casual.
Comunque la guerra contro i cheaters è un pò come quella contro la pirateria: infinita.
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