Il direttore di The Witcher 3: l'AI nei videogiochi aiuta, ma non può sostituire gli autori
Konrad Tomaszkiewicz, direttore di The Blood of Dawnwalker, sostiene che l'AI possa supportare lo sviluppo ma non sostituire la creatività umana. Un gioco creato solo dall'AI, afferma, non avrebbe "anima".
di Francesco Messina pubblicata il 26 Novembre 2025, alle 11:58 nel canale VideogamesCD Projekt RedThe Witcher
Konrad Tomaszkiewicz, direttore di The Witcher 3: Wild Hunt e oggi alla guida di The Blood of Dawnwalker, ha espresso una posizione chiara sull'uso dellintelligenza artificiale nello sviluppo dei videogiochi: utile come strumento, ma incapace di sostituire la creatività umana.
Nel corso di una recente intervista, ha rivelato che il team di Rebel Wolves ha impiegato voci generate con l'AI solo durante la fase di test, per ascoltare dialoghi provvisori e valutare meglio ritmo e resa delle scene narrative. Una volta definito il copione, le registrazioni sono state affidate agli attori reali. Per Tomaszkiewicz, questo è un uso "ragionevole" dell'AI: supporto tecnico, non sostituzione del talento umano.
Ha spiegato che alcune mansioni, come la ricerca di errori nelle mesh ambientali, possono essere svolte da strumenti automatici, liberando tempo prezioso ai tester per concentrarsi su ciò che conta davvero: esperienza di gioco, qualità della storia, efficacia dei dialoghi, impatto emotivo. Il valore umano, secondo lui, si trova nella sensibilità, nell'interpretazione e nella capacità di capire ciò che rende un'opera coinvolgente.
Per Tomaszkiewicz auspica un'evoluzione dell'uso dell'AI nei videogiochi
Il game director non esclude l'AI, ma critica il modello attuale che sfrutta contenuti creati da altri artisti senza autorizzazione. L'evoluzione auspicata è quella di un'AI che funzioni come un supporto, paragonabile a strumenti come Google Translate: utile, ma non sostitutiva della creatività. "Non credo che l'AI possa rimpiazzare le persone creative. Può aiutare, ma non sostituirle", ha dichiarato con fermezza.
Secondo lui, un gioco creato interamente da un algoritmo mancherebbe di anima. A dimostrarlo, cita Dispatch, che definisce il suo gioco dell'anno: un'opera che, a suo avviso, nessuna AI potrebbe realizzare, perché richiede passione, intenzione narrativa e quella scintilla emotiva che solo un autore può dare.
"Serve qualcuno che sente, che ha un fuoco creativo, che vuole dimostrare qualcosa e raccontare una storia precisa", afferma. Intanto The Blood of Dawnwalker procede verso l'uscita, prevista per il prossimo anno su PC, PS5 e Xbox Series X|S.










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3 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoTra l'altro un mare di giochi già non ce l'hanno più la cosiddetta anima quindi cambia poco
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