Destiny 2 sta per morire, la community sfida Bungie e Sony per far nascere Destiny 3
Domani, 9 giugno 2026, arriva l'ultimo aggiornamento di Destiny 2. È la fine del live service che ha creato un genere, e la community non ci sta: tutti online per far saltare i server e mandare un messaggio a Sony e Bungie
di Vittorio Manti pubblicata il 08 Giugno 2026, alle 14:01 nel canale VideogamesSonyBungieDestiny
Ci ho giocato dalla beta del primo Destiny, nel 2014. Ricordo ancora la prima volta che il Viaggiatore mi è apparso davanti, quella sfera bianca immensa sospesa sopra l'Ultima Città, e la sensazione netta che lì dentro ci fosse un mondo in cui valeva la pena perdersi. C'ero in Destiny 2 vanilla quando la community insorse per le microtransazioni, e ci sono rimasto per dodici anni, espansione dopo espansione, raid dopo raid, stagione dopo stagione. Ho perso il conto delle notti passate a tirare giù un boss con cinque amici sparsi per mezza Europa. Per questo scrivere queste righe mi costa fatica: domani, 9 giugno 2026, alle 19, quel mondo chiude i battenti. E non lo fa nel modo che meritava.
Monument of Triumph è l'ultimo aggiornamento di contenuti nella storia di Destiny. Lo firma Bungie, che dopo questa giornata non aggiungerà più nulla: niente nuove stagioni, niente nuove espansioni, niente nuovi raid. Il gioco resterà online, in una sorta di modalità di mantenimento come accadde al primo Destiny, ma di fatto smette di vivere. E sì, l'ironia è feroce: l'aggiornamento dell'addio riporta finalmente online la Sparrow Racing League, nuove abilità, nuove armature, e tante altre cose che la community chiedeva da anni. A quasi nove anni dal lancio, il gioco mostra ancora un potenziale enorme. Proprio mentre lo spengono.
Cos'è un live service, e perché smettere di aggiornarlo significa ucciderlo
Per chi non mastica il genere: un live service è un gioco che non finisce mai. Non lo compri, lo finisci e lo metti sullo scaffale. Lo vivi. Ogni settimana c'è qualcosa di nuovo, ogni stagione una storia che avanza, ogni anno un'espansione che ribalta gli equilibri. Destiny 2 è stato il manifesto di questo modello, il gioco che ha trasformato il looter-shooter in un fenomeno di massa: spari, raccogli bottino sempre più potente, torni a sparare. Un ciclo ipnotico che ha tenuto incollati milioni di giocatori per un decennio.
Ecco perché interrompere gli aggiornamenti non è una pausa: è una condanna. Un gioco in single player resta lì, identico, per sempre. Un live service senza nuovi contenuti è un corpo che non respira più: il mondo è ancora lì, ma la vita lo ha già abbandonato. E con lui se ne va una delle saghe narrative più ambiziose e avvincenti mai scritte in un videogioco, quella della Luce e dell'Oscurità, chiusa solo due anni fa con The Final Shape e mai davvero ripagata di tutto quello che aveva costruito.
La community non ci sta: petizione, chat invase e l'assalto del 9 giugno
La reazione dei giocatori è stata immediata e furiosa. Una petizione su Change.org per chiedere a Sony e Bungie il via libera a Destiny 3 ha superato le 40.000 firme in meno di un giorno, le 200.000 in tre, e ha sfondato quota 300.000 in poche settimane. Al momento dello State of Play di Sony, il 2 giugno, viaggiava già oltre le 338.000, e nel momento in cui scrivo ha raggiunto le 364.480.

E proprio quello State of Play è diventato un campo di battaglia. La chat ufficiale della diretta è stata letteralmente sommersa dall'hashtag #WeWantDestiny3, con i creator Aztecross e Luckyy10p che hanno preparato emote apposite per la rivolta. I moderatori cancellavano messaggi a raffica, senza riuscire a fermare l'onda. Stessa scena al Summer Game Festival pochi giorni dopo: i fan hanno invaso le chat di una diretta dopo l'altra, riversando il loro grido su ogni trasmissione dell'evento. Dovunque si parlasse di videogiochi, in quei giorni, c'era qualcuno a chiedere Destiny 3.
Ma il colpo di teatro è previsto per domani. La community si è data appuntamento: tutti online il 9 giugno, contemporaneamente, per gonfiare i numeri di Destiny 2 fino a far tremare i server. L'obiettivo dichiarato è superare i 100.000 utenti contemporanei su Steam, soglia sfiorata ma mai raggiunta da The Edge of Fate, l'ultima espansione, ferma a 99.193 giocatori, e magari avvicinarsi ai 300.000 dei tempi d'oro (il picco assoluto resta di 316.750, toccato con Lightfall a febbraio 2023, con The Final Shape a un soffio a 314.634). C'è anche un secondo bersaglio, più simbolico e crudele: scavalcare il record storico di Marathon, il nuovo gioco su cui Bungie ha scommesso tutto, fermo a 88.337 utenti nel suo giorno migliore. Battere con un gioco moribondo la creatura su cui hanno deciso di puntare: questo sì che sarebbe un messaggio.
Come siamo arrivati fin qui: gli errori di Sony e Bungie
Perché è qui che si arriva al nocciolo, e non ho intenzione di girarci intorno. Questa morte non è un destino naturale: è il risultato di scelte sbagliate, una dopo l'altra. Sony ha comprato Bungie nel 2022 per 3,6 miliardi di dollari, promettendo indipendenza e investimenti. Il risultato, quattro anni dopo, è un disastro contabile e umano: svalutazioni per 204 milioni nel 2025 e altri 765 milioni nel 2026 dopo il flop di Marathon, tre ondate di licenziamenti — un centinaio di persone nell'ottobre 2023, 220 nel luglio 2024 e una nuova mannaia comunicata lo stesso giorno in cui è stata annunciata la data dell'ultimo aggiornamento — e l'indipendenza promessa ormai evaporata, con lo studio sempre più stretto nella morsa di PlayStation Studios.
Invece di proteggere la gallina dalle uova d'oro, l'hanno spremuta e poi accantonata per inseguire un extraction shooter che il pubblico ha ignorato. Destiny 3 non è in sviluppo, non è stato approvato, non esiste. Hanno preferito uccidere ciò che funzionava per scommettere su ciò che non ha funzionato. È cattiva gestione allo stato puro, pagata dai dipendenti col posto di lavoro e dai giocatori con la fine del loro mondo.
Probabilmente non servirà a nulla. Anche se domani sera i server non reggeranno, come è quasi sempre successo in passato al lancio di un nuovo DLC, anche se i numeri supereranno le vette raggiunte con The Final Shape, a Sony non farà né caldo né freddo. Lo so. Ma c'è qualcosa di profondamente bello nel vedere una community così legata a un gioco da rifiutarsi di lasciarlo morire in silenzio. Dodici anni fa ho creato il mio primo Guardiano. Domani lo riporto online un'ultima volta, insieme a centinaia di migliaia di persone che la pensano come me. Non per illusione. Per rispetto. Ci vediamo lì.










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