Bungie e Sony licenziano metà studio e danno la colpa a Destiny invece di assumersi le responsabilità
Lo studio che ha inventato il live service taglia oltre quattrocento persone dopo lo stop agli aggiornamenti di Destiny 2. Nel comunicato la responsabilità ricade sul gioco, mai su chi ha preso le decisioni
di Vittorio Manti pubblicata il 26 Giugno 2026, alle 12:21 nel canale VideogamesBungieDestinyMarathonSony
Dopo la fine degli aggiornamenti di Destiny 2, i tanto temuti e ampiamente previsti licenziamenti sono purtroppo arrivati. Bungie ha annunciato quella che il comunicato affidato a X definisce una reduction in force, senza fornire alcun numero ufficiale. Insieme ai dipendenti lascia il proprio ruolo anche il responsabile dello studio, Justin Truman.
Dei numeri però possiamo darli e restituiscono la dimensione del disastro. Paul Tassi, giornalista che segue da sempre l’universo di Destiny per Forbes, stima sulla base di fonti confermate oltre quattrocento posizioni cancellate, intorno al 50% dei dipendenti rimasti. Solo pochi anni fa lo studio ne contava ancora circa milleseicento. Quel che resta lavora ora quasi soltanto a Marathon, lo sparatutto che doveva rilanciare l’azienda e che non ha mai trovato un pubblico.

La parabola finanziaria è la parte più imbarazzante. Sony ha comprato Bungie nel 2022 per 3,6 miliardi di dollari, una valutazione giudicata gonfiata fin dal primo giorno. Da allora ha già messo a bilancio svalutazioni per 765 milioni di dollari, di cui 565 nel solo trimestre chiuso a marzo 2026, e il direttore finanziario ha lasciato intendere che non saranno le ultime. Una valutazione ufficiale ancora vicina ai tre miliardi ha del surreale, perché l’unico asset capace oggi di generare ricavi è proprio Marathon.
I numeri che smentiscono la narrazione
Marathon non è mai decollato. Al lancio non ha superato i centomila utenti su Steam, fermandosi a un picco storico di poco più di ottantottomila, e nelle settimane successive è sceso a poche migliaia. Nemmeno l’arrivo della seconda stagione, accompagnato da una settimana di prova gratuita all’inizio di giugno, ha cambiato la traiettoria: il picco temporaneo intorno ai quarantamila si è subito sgonfiato e, esaurito l’effetto della prova gratuita, il gioco è scivolato sotto i diecimila utenti contemporanei su Steam, con una base reale ferma a poche migliaia.

Nello stesso periodo, l’ultimo aggiornamento di Destiny 2, Monument of Triumph, ha riportato la community sul gioco con un picco di quasi 168mila utenti su Steam il 9 giugno, il valore più alto degli ultimi due anni e ben oltre il record assoluto di Marathon. Un dato ancora più pesante se si considera che Marathon vive quasi solo su Steam, mentre Destiny 2 ha su console una base molto più ampia di quella PC. In altre parole, il gioco che Bungie e Sony hanno deciso di chiudere muove numeri che il loro presunto futuro non si sogna neanche.
La colpa è sempre di qualcun altro
Gli errori della leadership di Bungie negli anni sono troppi per elencarli, e oggi se ne pagano le conseguenze. Ma sorprende anche la leggerezza di Sony, a partire dall’aver accettato quella valutazione da 3,6 miliardi. Gli unici a guadagnarci sono stati i vertici: Pete Parson, amministratore delegato all’epoca dell’acquisizione, e gli altri dirigenti di vertice che hanno incassato cifre enormi dall’operazione, mentre oggi a pagare il conto sono oltre quattrocento persone messe alla porta.
L’atteggiamento di fondo è riassunto alla perfezione dal secondo paragrafo del comunicato, dove si legge che Destiny 2 ha deluso le aspettative degli ultimi anni. La colpa è del gioco, trattato come un’entità a sé, separata dalle persone che hanno preso le decisioni che lo hanno portato a questo punto. Non c’è alcuna assunzione di responsabilità, né da Bungie né da Sony. È il segno dei tempi, l’allineamento a una classe dirigente che ha smesso di rispondere delle proprie scelte.
Un utente di X ha pubblicato una versione riscritta del comunicato. Non coglie solo il sentimento dei giocatori, mostra quello che persone con una spina dorsale, competenza e correttezza avrebbero dovuto scrivere in un momento come questo. Il comunicato di Bungie, al contrario, fotografa la pochezza culturale, professionale e umana di manager che hanno distrutto in un colpo solo un IP, un genere e il valore della propria azienda, trascinando con sé anche Sony, che l’aveva incautamente acquistata.

Resta l’amarezza. Con tutti i suoi difetti, Destiny ha costruito per dieci anni un mondo dove milioni di persone si sono incontrate, un esperimento che, viste le condizioni dell’industria, sarà difficile rivedere. Oggi il futuro di Bungie, di Destiny e dello stesso concetto di live service, che Bungie aveva di fatto inventato proprio con Destiny, è imperscrutabile. Lo studio di sparatutto in prima persona più celebre della storia dei videogiochi rischia concretamente di chiudere, e di farlo nel modo più disonorevole.










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4 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoa me piacciono
comqunque restando alla news 2 anni fa hanno licenziato lll 50% dello studio ora un altro 50% sono dei geni alla sony comprano bungie con lo scopo di fare i soldi alla fine hano fatto solo debiti e perdite e tutte questoo distruggendo pure parte delle sue software house classiche
Purtroppo i dirigenti di m***a si auto sostengono, e quando anche il CEO fa parte di questa categoria i risultati sono di questo tipo.
Arriverà il giorno in cui sony stessa andrà gambe all'aria, vedrete che i comunicati saranno di questo tenore, poi se la compreranno i cinesi per due spiccioli e le cose cambieranno.
Ma chissà perchè titoli come helldivers, gow, tlou, horizon, R&C, GT, Atrobot, vanno invece a gonfie vele, eppure sono tutti gestiti da Sony.
Sarà invece che Bungie è sopravvalutata ?
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