Destiny Rising: quando un gioco mobile supera il gioco originale
Tra il declino di Destiny 2 e la crisi di Bungie, il nuovo titolo mobile sviluppato da NetEase sorprende per profondità e varietà. Rising offre ciò che il live service di Bungie non riesce più a garantire, riportando i giocatori in un universo coerente. Un confronto che mette in luce i limiti tecnici e strategici dello studio di Bellevue
di Vittorio Manti pubblicato il 16 Settembre 2025 nel canale VideogamesBungieDestiny
Non è un momento facile per Destiny 2 e Bungie. Dopo l’acquisizione da parte di Sony, Bungie è stata praticamente decimata, con diversi layoff confermati ufficialmente. Oggi si stima che il numero di dipendenti di Bungie sia di circa 850, quasi la metà rispetto al momento dell’acquisizione. Nel frattempo, sono stati tagliati o spostati ad altri studio di Sony diversi progetti secondari e, in questo momento, Bungie sta ufficialmente lavorando solo su due titoli: Destiny 2 e Marathon.
Recentemente il CEO Pete Parsons è uscito da Bungie, esattamente tre anni e un mese dopo l’acquisizione e quindi è lecito pensare che abbia scelto il momento in cui ha potuto esercitare le opzioni ottenute al closing dell’operazione. La community si è sentita sollevata dall’uscita di Parsons, che non era ben visto, con la prospettiva di un cambio nella gestione che possa far rinascere l’universo di Destiny.
Bungie in crisi: licenziamenti, progetti sospesi e cambio al vertice
Parliamo di rinascita, perché attualmente Destiny 2 sta vivendo il momento peggiore della saga, inaugurata da Destiny 1 ben undici anni fa. Con The Edge of Fate, come abbiamo scritto nella nostra recensione, è cambiato radicalmente il modello di rilascio dei contenuti, superando le stagioni. Per quanto le intenzioni fossero buone, la realtà dei fatti è che oggi l’unico obiettivo in Destiny 2 è crescere di potere, ma il sistema di progressione è lunghissimo e molto ripetitivo. In teoria, molte delle innovazioni apportate al gioco, come il Portale e il nuovo sistema di armi e armature, sono un concreto passo avanti, e anche la storia del nuovo capitolo è avvincente. La storia però dura poco e poi ci si ritrova a giocare ore alle stesse missioni, spesso in solitaria, per crescere di potere, andando a perdere quel senso di appartenenza all’universo di Destiny, che da sempre ha fatto la differenza.
L’ultimissima espansione, Ash and Iron, ha peggiorato ulteriormente le cose, perché la stessa Bungie, a poche ore dal lancio, ha dichiarato che ci sono diversi bug e che quello che avevano annunciato per migliorare il progresso di potere non sta funzionando come dovrebbe. Nel frattempo, l’altro progetto di Bungie, Marathon, è stato rimandato a data da destinarsi, dopo un’alpha disastrosa e uno, non il primo, scandalo di plagio legato all’uso non autorizzato di asset all’interno del gioco.
Non proprio una bella situazione.
Il debutto mobile di Destiny: nasce Rising
In questo contesto, dopo oltre cinque anni di sviluppo, il 28 agosto è stato lanciato il primo gioco mobile della saga: Destiny Rising. È praticamente impossibile confrontare un gioco mobile con un gioco per PC e console. Un gioco appena lanciato, con un franchise che ha dieci anni di vita e ha praticamente definito il concetto di live service. Ma è davvero impossibile? Di fatto no, perché Destiny Rising riesce dove, in questo momento, Destiny 2 sta miseramente fallendo. Il nuovo gioco mobile, con tutti i suoi limiti, è coinvolgente, torna a far vivere al giocatore l’appartenenza a un universo coerente, propone innumerevoli attività diverse, anche troppe, e torna a far esplorare un mondo, per certi versi familiare, in cui si incontrano altri giocatori.
Destiny Rising è stato sviluppato da Netease, non proprio gli ultimi arrivati. È lo sviluppatore di Marvel Rivals, che per quanto stia perdendo giocatori rispetto ai primi mesi dopo il lancio, è comunque riuscito a detronizzare un titolo come Overwatch 2. Bungie non è coinvolta in nessuna fase dello sviluppo di Destiny Rising, ha solo concesso la licenza per l’utilizzo dell’IP e quindi tutti i meriti, o i demeriti, sono da ascrivere allo sviluppatore cinese.
Destiny Rising ha molte similitudini con Destiny 2 ma è concettualmente un tipo di gioco diverso. Come moltissimi giochi mobile è free-to-play con una fortissima componente gacha che può spingere, e spinge, i giocatori a spendere cifre astronomiche per ottenere i personaggi più forti del gioco. Questa è una sostanziale differenza con Destiny 2, dove esistono delle microtransazioni nell’Eververse Store, ma sono finalizzate esclusivamente, con rarissime eccezioni, a elementi cosmetici. In Destiny 2, tutti i giocatori, indipendentemente da quante espansioni hanno acquistato, hanno accesso a tre classi: un cacciatore, un titano e uno stregone. Utilizzando combinazioni di armature, armi e abilità si creano delle build, quasi sempre imperniate su un pezzo di armatura esotico, a cui sono associati diversi stili di gioco. Ma tutte le classi possono utilizzare tutte le armi del gioco e tutte le abilità della classe prescelta.
In Destiny Rising, invece, esistono svariati personaggi, ognuno con delle abilità diverse e ogni personaggio può utilizzare solo due tipologie di armi specifiche. I personaggi si ottengono, appunto, con un meccanismo gacha: si usano dei “charms” o una valuta denominata “Lumia Leaves” per effettuare delle “pull” (ahimè, il gioco non è tradotto in italiano e alcuni termini non hanno un corrispettivo). Ogni pull ha una percentuale, molto bassa e indicata nel gioco, di ottenere un personaggio, con una percentuale ancora minore di ottenere un personaggio mitico, in linea di massima migliore di un personaggio leggendario. Non finisce qui, perché, come in tutti gacha, ci sono i banner, ossia eventi limitati nel tempo per ottenere nuovi personaggi. È un meccanismo davvero malefico, comparabile più al gioco d’azzardo che a un videogioco. Per chi non è mai entrato in questo vortice è difficile comprendere come sia possibile spendere centinaia se non migliaia di euro in un gioco, ma tutto il meccanismo è proprio basato sullo spingere gli utenti a spendere sempre di più.
I giocatori di questo genere di titoli sono divisi in quattro categorie: whale (balene), dolphin (delfini), casual (acquirenti occasionali) e free-to-play (chi non spende mai nulla, anche per principio). Le whale spendono migliaia di euro al mese, cosa che gli consente di ottenere un concreto vantaggio su tutti gli altri giocatori, i dolphin spendono almeno cento euro al mese e, se hanno anche una discreta abilità, possono competere a livelli alti nel gioco, i casual spendono poche decine di euro al mese, ma rischiano di essere tagliati fuori dalle attività più competitive del gioco, mentre i free-to-play, duri e puri, per principio non spendono mai niente. Queste differenze di spesa si traducono poi in concreti vantaggi nel gioco, soprattutto in quei giochi che hanno una forte componente PVP, non è il caso di Destiny Rising, che è un gioco prevalentemente PVE. Ciò non toglie che, anche in Destiny Rising, il divario di potere che si può ottenere spendendo cifre ragguardevoli è molto netto. Un esempio su tutti, nel gioco per ottenere il massimo potenziale di un personaggio, è necessario ottenere più duplicati del personaggio stesso, per sbloccare tutti i suoi talenti. Nonostante si possano ottenere risorse per effettuare pull direttamente giocando, per massimizzare i talenti dei personaggi, soprattutto quelli dei banner, si è praticamente costretti a spendere, e tanto.
Un altro aspetto “malefico” di questo tipo di giochi è che non ci si rende subito conto di quanto bisogna spendere per ottenere i personaggi. Quando un nuovo giocatore entra nel gioco vive una sorta di luna di miele, perché all’inizio il gioco inonda di risorse e ricompense, che permettono di ottenere almeno un personaggio mitico molto velocemente (non quelli dei banner) e ci sono diversi personaggi leggendari molto forti, primo fra tutti Wolf, con cui siamo costretti a giocare la storia. Anche le risorse per far evolvere i personaggi, all’inizio, abbondano e quindi si ha la sensazione che non serva spendere molto per ottenere degli ottimi risultati. Le cose, però, poi cambiano e anche in modo abbastanza repentino, quindi dopo aver investito molto tempo, perché per essere un gioco mobile è davvero molto profondo e per progredire è comunque necessario giocare tanto, ci si scontra con una realtà molto più dura del previsto.
Cosa insegna Rising sul futuro dell’universo di Destiny
Queste considerazioni sono essenziali per comprendere che tipo di gioco è Destiny Rising e cosa dovremo affrontare se decidiamo di giocarlo. Affrontato l’elefante nella stanza, possiamo tornare a parlare dei, tanti, elementi positivi di Destiny Rising. È un gioco incredibile, la storia è avvincente e molto più lineare delle trame, molto affascinanti, ma decisamente complesse di Destiny 2. Offre una varietà di attività davvero sorprendente che, in un confronto diretto con il fratello maggiore, mette a nudo tutti i limiti del live service di Bungie. Ci si chiede come sia possibile che Netease sia riuscita a mettere insieme, in un gioco mobile, le care vecchie pattuglie ed eventi pubblici nelle aree esplorabili della mappa, attività single player avvincenti e sfidanti, strike da giocare in coop, addirittura una nuova attività simile a gambit, ma molto più avvincente, e, dulcis in fundo, un vero e proprio raid da sei giocatori. Sarebbe già notevole aver creato questo mix di attività in un gioco mobile, ma diventa ancora più sorprendente facendo un confronto con Destiny 2, che ha abbandonato per strada molte di queste attività. Non solo, ci sono anche delle cose in più, chieste a gran voce per anni dalla community di Destiny, come uno spazio condiviso e personalizzabile per i clan. Possiamo affermare, senza paura di essere smentiti, che la gestione dei clan sia nettamente superiore in Destiny Rising. Per non parlare di attività “casual”, come un gioco di carte ben strutturato e le corse con gli astori, che non si vedono più in Destiny 2 da anni.
Destiny Rising, se si è pronti ad affrontare le dinamiche dei gacha, è un gioco pazzesco, che può intrattenere per lungo tempo e può essere anche giocato su PC con un emulatore, con un’ottima gestione dei comandi con mouse e tastiera. Ma Destiny Rising è anche molto di più, è un segno evidente della crisi di Bungie e di Destiny 2. Da un lato mostra tutti i limiti del motore grafico, ma più in generale di tutta l’infrastruttura tecnica su cui si appoggia Destiny 2, che non permette di integrare facilmente quelle funzionalità che potrebbero far fare un salto di qualità al titolo e renderlo più attuale. Perché se è possibile realizzare certe cose su mobile non si capisce per quale motivo non sia possibile fare altrettanto in un gioco per PC/console.
Dall’altro lato dimostra come alcuni elementi di un gioco di questo tipo, come la varietà di attività, ricompense soddisfacenti, funzioni social che permettano agli utenti di interagire e, per me forse la cosa più importante, la sensazione di muoversi in un mondo che abbia una sua coerenza, sono essenziali per avere un’esperienza di gioco soddisfacente. E Bungie sta accumulando un errore dopo l’altro, con la conseguenza di allontanare anche gli utenti più fedeli. Questo è un problema ancora più grande delle limitazioni tecniche, perché è strettamente legato alle scelte che ha fatto negli ultimi anni Bungie e nell’incapacità di invertire la rotta. Nella recensione di The Edge of Fate scrivevo che c’erano molti elementi positivi e che si poteva considerare come un Destiny 2.5. Sono bastate poche settimane per capire che non solo non è sufficiente per tenere in vita la community, ma che sono stati fatti ulteriori errori che non permettono di mostrare neanche il potenziale insito in The Edge of Fate. Se non cambierà qualcosa, in meglio e molto presto, c’è la concreta possibilità che i fan di Destiny siano costretti a giocare solo a Rising.
Per ulteriori informazioni sul nuovo gioco mobile ambientato nell'universo di Destiny e per scaricare il gioco free-to-play vi rimandiamo al sito ufficiale.












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