Sony PlayStation Network: rigettata la class action per l'hack del 2011

Sony PlayStation Network: rigettata la class action per l'hack del 2011

I querelanti hanno tempo fino al 9 novembre per ripresentare un nuovo documento con modifiche.

di Rosario Grasso pubblicata il , alle 10:16 nel canale Videogames
SonyPlaystation
 

Il Giudice Distrettuale Anthony J. Battaglia ha respinto la maggior parte delle accuse della class action avviata dagli utenti del PlayStation Network dopo la violazione dei dati dovuta all'hack del sistema dell'aprile 2011. Pirati informatici, infatti, riuscirono a impossessarsi dei dati personali, nomi, indirizzi, codici di avviamento postale, password, e-mail, storia dei pagamenti delle bollette, e perfino delle date di nascita di una percentuale non specificata di persone registrate alla piattaforma.

L'azione legale è partita nello scorso luglio: i querelanti accusavano Sony di inappropriata protezione delle informazioni personali degli utenti, di mancato rispetto delle procedure standard del settore e di espozione per gli utenti al rischio di furto di identità. Si richiedevano, inoltre, compensazioni per i servizi a pagamento che diventarono non accessibili nel periodo di chiusura del Psn, che fu necessario a Sony per individuare i colpevoli e aggiungere un nuovo strato di sicurezza al network. Si tratta dei servizi MLB.tv, NHL GameCenter e Netflix.

Nel rigettare la causa nella sua forma attuale, il giudice Battaglia si rifà a una clausola presente nei termini di servizio che recita: "non esiste una cosa come la sicurezza perfetta" e "non possiamo assicurare o garantire la sicurezza delle informazioni trasmesse" attraverso il servizio. Secondo il giudice, queste due frasi sono sufficienti per affermare che Sony non ha ingannato i clienti o sia stata responsabile della fuga di informazioni sugli utenti.

Nei termini di servizio, inoltre, Sony esplicita che "nessuna garanzia viene data in quanto a qualità, funzionalità, disponibilità o prestazioni dei servizi Sony Online, o di qualsiasi contenuto o servizio offerto attraverso i servizi Sony Online". Congiuntamente all'incapacità dei querelanti di fornire prove su eventuali danni specifici, ciò porta al rigetto della class action.

7 Commenti
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djfix1324 Ottobre 2012, 12:11 #1
ritengo che:
Nei termini di servizio, inoltre, Sony esplicita che "nessuna garanzia viene data in quanto a qualità, funzionalità, disponibilità o prestazioni dei servizi Sony Online, o di qualsiasi contenuto o servizio offerto attraverso i servizi Sony Online".
implica di fatto che io pago un servizio che non è detto che funzioni o mi soddisfi e non posso manco protestare...
...la mia risposta è sempre stata la stessa...non compro tale servizio; se molti facessero come me Sony sarebbe costretta a rivedere le proprie posizioni.
The_misterious24 Ottobre 2012, 12:59 #2
e difatti il PSN standard non si paga...
mau.c24 Ottobre 2012, 14:16 #3
il problema non è però se si paga o non si paga. la sentenza magari è corretta per la normativa e quelle clausole a livello legale, ma certo l'evento getta un'ombra sui servizi di sony, che appaiono inaffidabili. il danno di immagine è evidente anche se non sembra aver influito molto.

mi chiedo invece Microsoft come si regola
Random8124 Ottobre 2012, 14:38 #4
Originariamente inviato da: mau.c
il problema non è però se si paga o non si paga. la sentenza magari è corretta per la normativa e quelle clausole a livello legale, ma certo l'evento getta un'ombra sui servizi di sony, che appaiono inaffidabili. il danno di immagine è evidente anche se non sembra aver influito molto.

mi chiedo invece Microsoft come si regola


Sono clausole di servizio che TUTTI mettono per pararsi il culo da problemi come questi. Solo che nessuno le legge e si fa direttamente "accetta"
mau.c24 Ottobre 2012, 14:54 #5
Originariamente inviato da: Random81
Sono clausole di servizio che TUTTI mettono per pararsi il culo da problemi come questi. Solo che nessuno le legge e si fa direttamente "accetta"


ne sono convinto, tuttavia nella politica della società ci deve essere un interesse ad evitare questi problemi, visto che alla fine si pagano, se non altro con un danno d'immagine, quindi in teoria dipende da quanto la società sia credibile e affidabile e da quanto può rimetterci da un danno d'immagine.

mi chiedo nel caso fosse successo a microsoft se sarebbe stato diverso, nonostante eventurali clausole simili, solo per il fatto che il loro servizio è a pagamento.
Vash8824 Ottobre 2012, 19:44 #6
in europa avrebbero sicuramente dichiarato quella clausola irregolare. Una clausola che va contro la legge (privacy) è nulla. Non esiste dire "potremmo non essere bravi abbastanza per proteggere i tuoi dati" per scamparla.
Baboo8525 Ottobre 2012, 09:59 #7
Ok la Sony non ha torto, ma bisognava vedere le sue infrastrutture al momento del fatto.

Cioe' se le password sono su un file TXT sul desktop Guest del computer principale, connesso direttamente ad internet... Cioe' dai...

Se invece l'infrastruttura era "a norma" e hanno sfruttato un baco e' gia' diverso... D'altronde il fatto che non esiste una difesa perfetta e' vero...

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