Rapporto Byron: i videogiochi vanno trattati come le sigarette

Rapporto Byron: i videogiochi vanno trattati come le sigarette

La psicologa britannica ha consegnato il proprio rapporto sulla violenza nei videogiochi. Il documento ha scatenato un vespaio di reazioni.

di Rosario Grasso pubblicata il , alle 11:54 nel canale Videogames
 
Il rapporto è stato commissionato dal Primo Ministro inglese circa un anno fa. L'autrice è la psicologa infantile Tanya Byron, conosciuta nel Regno Unito per le sue ricorrenti apparizioni televisive e collaboratrice del Times. Serve una forte rivisitazione del sistema di classificazione dei videogiochi con modalità di valutazione più simili a quelle utilizzate nell'industria del cinema.

La Byron indica la necessità di un sistema di classificazione più chiaro e giudica inefficaci i sistemi di valutazione operativi attualmente in Europa. La classificazione praticata per il Regno Unito dalla BBFC si è recentemente rivelata poco funzionale con il caso Manhunt 2. La Byron critica anche il sistema paneuropeo PEGI (Pan-European Game Information) perché usa simboli poco chiari e perché dà troppo spazio decisionale agli stessi distributori, i quali decidono sostanzialmente sui prodotti che loro stessi commercializzano.

Sistemi di classificazione poco chiari, dunque, ed esigenza di uniformare i simboli e le modalità con le quali le avvertenze arrivano ai giocatori e ai genitori. Inoltre, secondo la Byron è necessaria una maggiore collaborazione con i rivenditori, in modo che rispettino le indicazioni degli organi di classificazione e non vendano il materiale vietato. È altresì necessaria una massiccia campagna di sensibilizzazione destinata ad utenti, genitori, rivenditori, distributori.

Gli organi di classificazione attualmente operativi, inoltre, si occupano di censurare solamente i contenuti violenti e quelli legati al sesso, e sottovalutano le problematiche legate all'esposizione prolungata dei più giovani a internet. L'online è un mondo troppo vasto e la sua fruizione da parte dei più giovani andrebbe controllata meglio dai genitori, i quali vanno aiutati con il giusto sistema di simboli e avvertenze.

Un unico sistema di classificazione con simboli chiari e ben evidenti, un po' come accade con le sigarette. Si tratta della proposta concreta della Byron a margine del suo rapporto. Inoltre, i giochi per console dovrebbero contenere un sistema software che consenta ai genitori di bloccare la fruizione di determinati contenuti giudicati a rischio. Ancora, il sistema di classificazione dovrebbe prevedere la censura dei giochi anche ai minori di 12 anni; in modo da coinvolgere nel sistema un più ampio numero di prodotti. Anche questa misura è simile a quanto accade nell'industria del cinema.

"Dobbiamo rendere la salute digitale dei bambini una priorità. Se si hanno meno di 18 anni non si dovrebbe poter comprare un gioco vietato ai minori di 18 anni; se si hanno meno di 12 anni non si dovrebbe poter comprare un gioco vietato ai minori di 12 anni. I genitori spesso si preoccupano quando i loro bambini stanno fuori casa, ma sottovalutano i rischi dell'online". Sono alcune dichiarazioni contenute nel rapporto.

In seguito alla pubblicazione del rapporto, l'organo di classificazione britannico BBFC si è dichiarato pronto ad accogliere queste novità e a uniformare il proprio sistema di classificazione a quello dell'organo paneuropeo PEGI. "Nel momento in cui i genitori entrano in contatto con dei contenuti, devono avere gli strumenti adatti per prendere delle decisioni per i propri figli. Sono d'accordo con la dottoressa Byron sul fatto che è necessario un sistema più aderente a quello utilizzato nell'industria cinematografica. BBFC è pronto ad assumere il ruolo di grande responsabilità che la dottoressa ritiene necessario", sono le parole di David Cooke, direttore dell'organo BBFC.

Quest'ultimo si è rivelato inefficace nel caso Manhunt 2. Nello scorso dicembre, infatti, con quattro voti favorevoli e tre contrari il Video Appeals Committee respingeva la valutazione fornita dalla BBFC e, di fatto, rendeva legale la commercializzazione di Manhunt nel Regno Unito. Adesso il gioco è in vendita nel Regno Unito, così come negli Stati Uniti dopo che l'organo di classificazione locale ESRB rivedeva la propria valutazione da AO (Adults Only) a M (Mature).

L'ELSPA (Entertainment and Leisure Software Publishers Association), invece, non concorda con le soluzioni proposte dalla Byron. Si tratta di un'associazione per la censura dei prodotti pericolosi che viene promossa dai produttori di software britannici. Agisce in parallelo all'organo ufficiale BBFC. "A nostro avviso questi provvedimenti invoglieranno gli utenti a comprare i prodotti a rischio e a giocare online senza avvalersi delle raccomandazioni", sostiene il presidente di ELSPA Paul Jackson. "L'industria videoludica ha bisogno di ricevere delle assicurazioni che l'organo BBFC sia realmente in grado di affrontare delle situazioni come quella di Manhunt 2 e che anche il PEGI sia appropriato. Riteniamo che il governo debba consultare i produttori per modificare il sistema di classificazione".

L'ELSPA lavorerà a stretto contatto con il governo nei prossimi mesi alla ricerca di soluzioni adeguate. I produttori, rappresentati dall'associazione, intendono trovare un accordo con l'esecutivo senza compromettere i propri interessi. Il Segretario di Stato per la Cultura, per i Media e per lo Sport, Andrew Burnham, ha assicurato che i rivenditori che non rispetteranno i sistemi di classificazione saranno perseguiti penalmente. Il sistema di classificazione BBFC, inoltre, si uniformerà sin da subito al PEGI, con l'introduzione dei "rating" di censura per i minori di 12, 15 e 18 anni.

90 Commenti
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monsterman28 Marzo 2008, 11:58 #1
hanno sparato un'altra ca....ta
Imparassero a tenere meglio i loro figli invece che ricorrere a questi accrocchi.
Il computer invece di metterlo in camera del figlio lo tenessero in sala così da controllare cosa e dove stanno navigando/giocando/chattando invece di strasbattersene e lasciare alle autorità il compito di vigilare sui propri figli.
Pikazul28 Marzo 2008, 12:02 #2
Aiutare i genitori a fare i genitori? Sono perfettamente daccordo.

Vietare in toto la commercializzazione di prodotti "Adults Only"? Non vedo che senso abbia. Al massimo imporrei di non tenerli esposti se non in negozi/zone "Adults Only" (esattamente come accade per i film porno)
marezza28 Marzo 2008, 12:06 #3
Certo come no...infatti vedo in casa mia...il pc di mio padre stava in sala...ogni 3 giorni...rimuovere virus, cancellare cronologia e cancellare i porno sparsi per il pc...il pc sta in camera mia...immacolato...eh gia...questi genitori modello...
A sto punto mettiamolo in bagno cosi a furia di leggere sta cagate viene qualche stimolo agli stitici come sta qua che parla senza sapere...vorrei proprio vederla su un server di WOW...o su una chat...o su unn forum...secondo me non saprebbe nemmeno mettere la password....e se gli parli di cookie ti risponde...al cioccolato o frollini? parlare di quello che non si conosce...sembra uno dei nostri politici..indegna +1
BrightSoul28 Marzo 2008, 12:13 #4
il PC può anche stare in camera del figlio ma il genitore deve essere cosciente dei videogiochi che compra e dei programmi che il figlio utilizza.
I nuovi sistemi operativi (non ne cito nessuno volutamente) hanno una funzione di controllo parentale che permette al genitore di decidere quando e cosa potrà vedere/usare il figlio. Perchè non sfruttarle queste possibilità?
tmx28 Marzo 2008, 12:17 #5
un pò è vero... bisogna perlomeno rendersi conto che POSSONO essere usati male.

però questo vale per ogni cosa. c'è anche il rischio che con queste analisi si arrivi solo a "farsi belli" con una cosa ovvia...
LucaTortuga28 Marzo 2008, 12:29 #6
Mi chiedo perchè nessun "comitato di difesa delle giovani menti" si sia mai preoccupato di imporre classificazioni del genere ai libri.
Chiunque, in libreria o biblioteca, può trovare libri su ogni argomento, praticamente tutto lo scibile umano su carta stampata (e tutto ciò da secoli).
Eppure i libri non fanno paura a nessuno. Mistero.
marezza28 Marzo 2008, 12:34 #7
Eh ma sai i libri non fanno paura...i telegiornali non fanno paura...vedere su crysis uno che spara a un alieno è una brutta cosa...cattivi cattivi...VM18...poi accendi la tele all'ora di cena...ti fan vedere cadaveri di bambini denutriti,parlano della strage di erba con dovizia di dettagli, stupri...prostituzione...tangenti...si ma mica mettono il VM18 li...non lo mandano dopo le 24 come i programmi per adulti...anzi...in un giorno li ripeteranno 20 volte...poi installi GTA...aaaaaaahh rubi una macchina di pixel!!! GIAMMAI!!!
antoit28 Marzo 2008, 12:44 #8
Il problema delle soluzione relativa alla possibilità di utilizzare la funzione di controllo parentale è che spesso i genitori non hanno le competenze per poter configurare tali servizi o peggio non sono neanche aconoscenza di tali possibilità.

Bisognerebbe istruire i genitori su come poter controllare cosa fanno i propri figli sui Pc che utilizzano.
fek28 Marzo 2008, 12:50 #9
Urca che uscita da oscar.
Lud von Pipper28 Marzo 2008, 12:51 #10
Sono generalmente daccordo su quanto proposto: Gli stupidi sono tanti, e gli stupidi possono diventare pericolosi se non controllati.
Bloccare la Vendita di superalcolici dopo le due può essere restrittivo e noioso per i clienti ma può servire ad evitare che qualche cerebroleso che ha lasciato il cervello a casa si spatasci con la macchina, e gia che c'è spatasci anche qualcuno di voi che passava di li.
Ovviamente non esistono giochi davvero "orribili e disturbanti" in vendita sui circuiti ufficiali, e poi al cinema ti propinano cagate psichiatriche come "Hostel" e c'è perfino chi ci va e ci si diverte, però, non nascondiamoci dietro ad un dito: Cinema e PC sono due cose diverse per modo di fruizione.
Il genitore non sempre può controllare cosa il figlio compra con i soldi della paghetta, e anzi, il "proibire" genera l'effetto opposto a quello desiderato nei ragazzini.
Il VM18 al cinema ottiene risultati nel 95% delle volte perché all'adolescente non viene consentito l'ingresso (pena multe salatissime); allo stesso modo, un VM18 nei negozi per certi "giochi" non adatti, può ottenere risultati se ad andarci di mezzo sono i negozianti di manica "larga".

Il problema non lo risolviamo, ovvio, ma se può servire ad ottenere un risultato, non sputiamoci sopra e non liquidiamo il tutto come "ennesima cazzata"

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