Nuovi dettagli sul setting di Assassin's Creed III

Nuovi dettagli sul setting di Assassin's Creed III

Il terzo capitolo della serie, come sappiamo già da qualche tempo, sarà ambientato nel corso della Rivoluzione Americana e andrà a toccare numerosi eventi storici, che faranno da sfondo alle avventure vissute dal protagonista Connor.

di Davide Spotti pubblicata il , alle 08:56 nel canale Videogames
Assassin's Creed
 

Ubisoft è tornata a parlare del setting all'interno del quale si svilupperà Assassin's Creed III. Nel corso di un'intervista rilasciata a Official PlayStation Magazine UK, lo sceneggiatore Matt Rurnerheads ha aggiunto nuovi dettagli, spiegando che il contesto storico costituirà una parte importante del gioco, al di là degli eventi che caratterizzeranno la trama. In particolare verrà rappresentata la schiavitù che, all'epoca in cui si svolgono gli eventi, è ancora particolarmente diffusa.

"E' qualcosa di cui siamo particolarmente consapevoli. Tutti avevano degli schiavi in quel periodo; i primi gruppi che hanno cercato di emanciparsi non sono emersi fino al 1787, stranamente per larga parte guidati da Benjamin Franklin. Questa situazione si verifica molto dopo rispetto al nostro gioco, e la schiavitù è stata mantenuta nella cultura che fa da sfondo".

Lo scontro secolare tra Assassini e Templari ha costituito il filo conduttore di tutta la serie. Tuttavia, in questo nuovo episodio, gli sviluppatori intendono procedere in modo differente e andare più a fondo anche nei dettagli di contorno.

"Percepiamo che un soggetto di questo tipo meriti una certa attenzione, perché è particolarmente delicato e dev'essere trattato con massimo rispetto", ha proseguito Rurnerhas. "Di sicuro non rifuggiremo questi aspetti limitandoci a non mostrarli".

"Cercheremo di concentrarci sulla spiegazione di come fosse quel periodo, mostreremo la realtà dell'epoca e di cosa si occupasse la gente, ma vogliamo fare attenzione al modo in cui sarà rappresentato e a quanto ampia sarà tale trattazione. E' un punto importante. Non vogliamo aver paura di mostrarlo ma nemmeno farlo diventare l'elemento centrale del nostro gioco".

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