Nintendo inizia a pagare chi condivide su YouTube video sui suoi giochi

Nintendo inizia a pagare chi condivide su YouTube video sui suoi giochi

Nintendo ha lanciato il nuovo programma Nintendo Creators, ora disponibile in versione beta. Chi aderisce si assicura une percentuale sui ricavi ottenuti sulla base delle visualizzazioni fatte su YouTube.

di Rosario Grasso pubblicata il , alle 09:01 nel canale Videogames
Nintendo
 

Il nuovo programma è una risposta ai video della serie "Let's Play", già contestati da Nintendo nel 2013 perché mostravano lunghe sequenze di gameplay dei suoi giochi. Il colosso giapponese dei videogiochi ha rivendicato i diritti su quei titoli, imponendo l'inserimento di spot pubblicitari prima del loro inizio o intimando la cancellazione da YouTube in certi casi.

Lo scorso anno ha ripetuto la stessa pratica con alcuni video molto popolari di Mario Kart 8. Ma in quel caso annunciava di avere un piano per condividere gli introiti pubblicitari con gli autori dei video. Circa 8 mesi dopo è pronta a spiegare come funziona il tutto.

Gli YouTuber che intendono postare video con gameplay tratto dai giochi Nintendo e che si aspettano di guadagnare tramite la condivisione su YouTube devono prima registrarsi sul sito del Nintendo Creators Program. Dopo, possono aggiungere al proprio profilo sul sito Nintendo l'intero canale YouTube, qualora pensano di realizzare solo video dedicati ai giochi Nintendo, o i singoli video. Nintendo può prendersi fino a tre giorni prima di approvare il canale o il singolo video.

Nintendo promette di concedere agli autori il 70% dei ricavi pubblicitari maturati tramite le visualizzazioni su YouTube nel caso venga registrato l'intero canale. Percentuale che scende al 60% se, invece, si registra il singolo video. Nintendo invierà poi i pagamenti tramite PayPal due mesi dopo la verifica delle visualizzazioni da parte di YouTube.

Sembra un sistema abbastanza contorto, ma così facendo finalmente Nintendo dipana una questione che aveva scontentato molti dei suoi fans, che si sono sentiti limitati nella loro libertà di espressione.

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