Ken Levine su come è cambiata la violenza nei videogiochi

Ken Levine su come è cambiata la violenza nei videogiochi

BioShock Infinite è stato uno dei videogiochi più popolari nel 2013, ma quell'alto livello di violenza era necessario?

di Rosario Grasso pubblicata il , alle 09:31 nel canale Videogames
 

Ken Levine, il noto game designer responsabile dell'ottimo BioShock Infinite, ha rilasciato interessanti dichiarazioni a proposito della violenza nei videogiochi a Npr. In particolar modo ha risposto alla domanda sul livello di violenza di BioShock Infinite: insomma, è necessario avere così tanta violenza in un videogioco perché possa attrarre il grosso del pubblico?

Ken Levine

BioShock Infinite racconta in modo alternativo e visionario la storia degli Stati Uniti d'America e, secondo alcuni critici, poteva fermarsi a questo, risparmiandosi la spiccata dose di violenza che invece vi si trova al suo interno. A Levine, pertanto, è stato spesso chiesto se fosse stato possibile realizzare quello stesso gioco rinunciando a parte dei contenuti violenti.

"Penso che Infinite non sia molto più violento del primo BioShock", ha detto Levine, chiamando in causa l'altro capitolo della serie da lui diretto. "Penso che il modo di trattare la violenza nei videogiochi sia cambiato considerevolmente nell'ultimo periodo. Secondo me, la gente considera Infinite come punto di partenza per cambiare la natura dei videogiochi e su come si possa fare un videogioco senza violenza estrema".

Secondo Levine, la violenza è relativamente facile da riprodurre in un videogioco e, come capita anche per i film d'azione, è di forte impatto presso il pubblico. Ma fare un gioco come Bioshock rinunciando completamente ai contenuti violenti sarebbe stato difficile, ammette Levine.

"Non sono bravo a fare i giochi come Mario", sono le parole di Levine. "Non saprei come si possa adattare la storia di BioShock Infinite a uno schema di gioco in cui il protagonista non fa altro che saltare su blocchi".

D'altra parte, Levine sa che la gente si aspetta nuove e creative forme di espressione dai videogiochi. "Penso che avremo più varietà nelle forme di espressione quando le piattaforme di gioco diventeranno più potenti", ha detto ancora. "I videogiochi tradizionalmente presentano un livello di sfida molto alto, perché nascono nelle salegiochi, dove i proprietari volevano indurre i giocatori a continuare a spendere per riprendere dopo una morte".

"Gli shooter sono molto emblematici da questo punto di vista. Hai una pistola e dei nemici da uccidere, e quindi per forza c'è violenza. Ma il pubblico dei videogiochi sta cambiando, e il livello di sfida sta cambiando. Non hai più bisogno di creare dell'esperienze di gioco molto ostiche da affrontare, e puoi invece inserire più contenuti che rimandano ad altro".

Oltre che per BioShock, Ken Levine viene ricordato per il suo contributo a Thief: The Dark Project e System Shock 2. Attualmente sta lavorando per il cinema, visto che sta scrivendo la sceneggiatura della versione moderna de La fuga di Logan.

2 Commenti
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Portocala02 Luglio 2014, 10:06 #1
In un gioco voglio fare quello che nella vita reale troverei sbagliato fare. Ovvio che la violenza è in cima nella maggior parte dei giochi. Immaginatevi un GTA dove non puoi fare niente
abcdeeeeff02 Luglio 2014, 11:58 #2
Per quanto mi riguarda, basta che la violenza non sia il fine del gioco.
In bioshock infinite mi sono piaciuti molto la storia e l'ambientazione, non l'ho mica comprato per la violenza dei combattimenti(i quali tra l'altro non mi ricordo neanche quanto fossero violenti, quindi non credo che fossero niente di che).

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