Bloccate le registrazioni a World of Warcraft in Cina

Bloccate le registrazioni a World of Warcraft in Cina

Il gioverno cinese ha ordinato al distributore locale NetEase di sospendere le registrazioni al famoso MMORPG.

di Rosario Grasso pubblicata il , alle 12:11 nel canale Videogames
World of Warcraft
 

Il distributore NetEase non potrà più accettare le registrazioni per World of Warcraft provenienti dalla Cina. Lo ha deciso il governo di Pechino, che continua sulla sua strada di monitoraggio e limitazione del gioco online. Secondo l'organo di Amministrazione generale della stampa e pubblicazione, l'espansione Wrath of the Lich King infrangerebbe in maniera evidente i regolamenti nazionali.

"Operare in Cina è diverso rispetto a Europa e Stati Uniti", ha detto Yu Yongfu, presidente della società cinese UCWeb, alla Reuters. "Un uomo d'affari se vuole sopravvivere e prosperare in Cina deve imparare come muoversi senza urtare il governo".

L'Amministrazione generale della stampa e pubblicazione aveva permesso a NetEase di iniziare la fase di closed beta testing di Wrath of the Litch King. La decisione del produttore di avviare il gioco e consentire l'accesso a nuovi giocatori, maturata in settembre, è da considerarsi, invece, un "atteggiamento illegale".

All'inizio dell'anno, World of Warcraft è stato messo offline per due mesi in territorio cinese mentre Blizzard passava la gestione locale dalle mani di The9 a quelle di NetEase. Il gioco originale e la prima espansione, The Burning Crusade, non hanno vissuto l'iter travagliato di Wrath of the Litch King e sono stati inseriti inizialmente sul mercato senza complicazioni.

Già nello scorso marzo il governo della Cina ha pianificato l'introduzione di nuove misure per contenere la commercializzazione di giochi online di provenienza straniera. Il governo cinese agisce chiaramente per preservare i propri giovani dalle influenze provenienti dalle culture straniere. Le nuove misure, inoltre, arrivano proprio in concomitanza dell'espansione di quello che risulta essere uno dei videogiochi più diffusi in assoluto in Cina. Secondo dati forniti da Blizzard, infatti, circa il 40% dei giocatori totali di World of Warcraft proviene proprio dalla Cina. In seguito alla decisione del governo di sospendere le registrazioni per World of Warcraft le azioni di NetEase e di Activision Blizzard hanno avuto un calo rispettivamente del 2,4 e 4,3%.

95 Commenti
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AndreaG.04 Novembre 2009, 12:14 #1
Che grande paese la Cina

Da noi ci sarebbero voluti 10 anni di discussioni parlamentari per fare la stessa cosa! stupida democrazia.....
demon7704 Novembre 2009, 12:15 #2
LOL
E dai e dai prima o poi anche la Cina si stuferà del regime e succederà un casino!
yume the ronin04 Novembre 2009, 12:16 #3
40% dei giocatori è cinese? sticaz, pensavo fossero tanti ma non quasi cinque milioni sugli undici circa dichiarati da blizzard

in questo modo si ridimensiona un po anche il successo che questo mmorpg, ormai storico, sta avendo in tutto il globo, considerando le miriadi di goldseller e di servizi di level up che fioriscono in territorio cinese
Severnaya04 Novembre 2009, 12:25 #4
come mai nn si voglia esportare la democrazia anche in Cina dopo Afghanistan e Iraq mi rimane un mistero...
naporzione04 Novembre 2009, 12:25 #5
...continuiamo a comprare i prodotti cinesi.....
entanglement04 Novembre 2009, 12:29 #6
Originariamente inviato da: Severnaya
come mai nn si voglia esportare la democrazia anche in Cina dopo Afghanistan e Iraq mi rimane un mistero...


se chiami "democrazia" il non scritto diritto di rifugiarsi in un moralmente onanistico paradiso artificiale di marxista memoria ...
SunseeKer04 Novembre 2009, 12:33 #7
i gold seller si fanno i soldoni in cina altrochè , lo avete visto il servizio su Mediaset un paio di settimane fà ?

allucinante , si affittano un prefabbricato nel deserto , investono in 4 o 5 pc che li costano una eresia , e stanno tutto il di' a Nerdare in maniera devastante a livellare pg , farmare gold , per poi rivendere il tutto

c'era un tipo che farmava dalle 14 alle 17 ore al giorno
Gnubbolo04 Novembre 2009, 12:34 #8
in cina non c'è il marxismo, non esistono neppure i sindacati, che idiozie che si leggono on internet.
Mparlav04 Novembre 2009, 12:35 #9
"Un uomo d'affari se vuole sopravvivere e prosperare in Cina deve imparare come muoversi senza urtare il governo"

E'così in gran parte dei paesi al mondo, non è una novità.

Ma visto che è il loro principale cliente, meglio buttar giù il boccone amaro, ed adattarsi.
Non saranno certo loro, e nessun altro se non i cinesi stessi, a poter cambiare la situazione.
Redvex04 Novembre 2009, 12:35 #10
Prima o poi si stancheranno pure loro.

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