Resident Evil 7 è ciò che serviva alla VR

Resident Evil 7 è ciò che serviva alla VR

Dopo 5 anni dall’uscita Resident Evil 6 Capcom torna alle radici del genere survival horror proponendo un ottimo titolo in prima persona, tecnicamente solido e di elevata difficoltà seppur non particolarmente longevo.

di Marco Fiore pubblicato il nel canale Videogames
HalifaxCapcomResident Evil
 

Difficoltà di gioco e longevità

L’elevata difficoltà di RE7 esalta l’importanza di interagire con gli elementi circostanti secondo le giuste tempistiche: i nemici sono ostici da abbattere se non si usa l’arma più adatta ad affrontarli ed i boss hanno un comportamento abbastanza vario, per cui è veramente molto facile farsi sorprendere e perdere la vita. Scegliere quando attaccare e quando invece scappare o parare i colpi è cruciale per uscire da situazioni di inferiorità, sia essa numerica o di forza. L'inventario non ci viene molto in aiuto in questo senso, possiamo portare solo pochi oggetti quindi occorre sempre decidere cosa può servire davvero in base alla situazione, ai nemici e al momento della trama in cui ci troviamo (scartare gli oggetti dall'inventario provoca la loro distruzione).

I nemici sono ostici da abbattere se non si usa l’arma più adatta ad affrontarli ed i boss hanno un comportamento abbastanza vario, per cui è veramente molto facile farsi sorprendere
Il sapiente utilizzo dell’ambiente circostante può inoltre aiutare il giocatore a sopravvivere, a chiudere le porte alle spalle, mentre nascondersi è un ottimo modo per confondere alcuni nemici. A questo punto va fatta però una distinzione tra le difficoltà di gioco facile e normale rispetto a quella difficile: nei primi due casi le munizioni sono sufficienti per terminare la storia senza troppi problemi, si hanno salvataggi infiniti ed auto-salvataggi e i boss hanno un atteggiamento più prevedibile nelle fasi di sopravvivenza (cioè nei momenti in cui ci danno la caccia).

Alla massima difficoltà invece l’intera esperienza cambia: innanzitutto il numero di salvataggi diviene estremamente limitato e dipende dalla quantità di audiocassette trovate vicino ai registratori (generalmente due, quindi due salvataggi a fronte di numerose situazioni da dover affrontare, oltre a due slot occupati nel piccolo inventario a nostra disposizione); il numero di munizioni trovate è più basso e i nemici sono più ostici da abbattere, eseguono più spesso attacchi speciali ed hanno una aggressività maggiore. In pratica ci si trova spesso senza munizioni, specialmente dopo un combattimento con uno dei boss. Ma non basta, ciò che colpisce di più è il comportamento che certi boss hanno nelle fasi di sopravvivenza: non puntano solo ad uccidere, spesso e volentieri iniziano semplicemente a fare a pezzi il giocatore dandogli poi la possibilità di sopravvivere e allontanarsi, ricominciando la caccia dopo pochi secondi. A questo livello di difficoltà la pressione psicologica di dover sopravvivere è continua ed incessante e capita molto spesso di morire e dover ricominciare sessioni anche piuttosto lunghe, portando possibili momenti di frustrazione e livelli di sfida come non se ne vedevano da anni in titoli di questa levatura (un grazie ai titoli indie è più che dovuto!).

A meno di aver preordinato il gioco non è possibile accedere alla modalità difficile prima di aver completato la storia almeno una volta: è proprio questo il nostro consiglio, RE7 va giocato assolutamente almeno una volta a “Difficile” e, come se non bastasse quanto scritto precedentemente, Capcom ha cercato di incrementare la longevità complessiva tramite oggetti acquisibili solo una volta completata la storia, a patto ovviamente di rispettare determinate condizioni consultabili nella lista degli Achievement. Parlando di longevità, RE7 è un titolo sotto la media rispetto ai predecessori: per terminare la storia servono tra le 10 e le 15 ore a difficoltà normale, un valore che risulta giusto rispetto alla storia raccontata ma sicuramente al di sotto di quanto ci si aspetterebbe quando si pensa che il costo del gioco è da titolo tripla A.

A conti fatti Resident Evil 7 non ha tempi morti, le attività ci sono, i rompicapi sono tanti così come le location (oltre la villa principale ci sono almeno altre quattro ambientazioni) e quando si completa la storia non si ha la sensazione che sia passato troppo poco tempo, perché tutto è ben concentrato. Il problema però è proprio nella storia: sicuramente interessante, completa ed in grado di fornire uno spunto diverso del mondo di Resident Evil, ma che a tratti sa di già visto e che in alcuni frangenti sarebbe potuta essere sviluppata ulteriormente (cosa che è auspicabile avvenga con i DLC) per ricavare quelle 4-5 ore di gameplay ulteriore a giustificare il prezzo del gioco, specialmente su console. Rimane un’incognita relativa alla longevità di cui preferiamo non parlarvi per evitare spoiler (lo scoprirete alla fine del gioco) ma tirando le somme con quanto in nostro possesso al lancio riteniamo che questo sia uno dei pochi aspetti in cui questo titolo poteva fare di più.

 
^