Watch Dogs 2: recensione e confronti grafici

Watch Dogs 2: recensione e confronti grafici

Dal punto di vista ludico Watch Dogs 2 migliora sotto molti punti di vista l’esperienza offerta dal precedente capitolo. Le attività a disposizione del giocatore sono più numerose, la mappa open world risulta molto diversa dal punto di vista estetico, ma anche considerevolmente più ampia, viva e pulsante rispetto a quella di Chicago. Purtroppo questi passi in avanti non sono stati sostenuti da un’altrettanto soddisfacente qualità del contesto narrativo e dei personaggi principali con i quali si interagisce.

di Rosario Grasso, Davide Spotti pubblicato il nel canale Videogames
Ubisoft
 

Marc Holloway e la crew degli hacker di San Francisco

Dopo i fatti di Chicago, la Blume Corporation ha scelto di espandere il raggio d’azione del ctOS anche sulla costa occidentale degli Stati Uniti, lanciando la versione 2.0 nella Bay Area di San Francisco. Con la sua diffusione capillare, basata sulla gestione ancora più sistematica delle infrastrutture, il ctOS 2.0 permette la raccolta di molte più informazioni inerenti la vita quotidiana dei cittadini di San Francisco e dintorni, arrivando persino a prevedere l’eventuale commissione di crimini. Come era già stato possibile osservare a Chicago, uno strumento spacciato come la panacea di ogni male della società contemporanea, rischia invece di rivelarsi una fonte di pericolo per la sicurezza dei cittadini.

Gli eventi ai limiti dell’assurdo non mancano nemmeno in Watch Dogs 2, le battute pure, tuttavia non si coglie quella profondità espressiva che sarebbe stato lecito attendersi da un’opera che vuole provare a fare della satira, o per lo meno a far riflettere il fruitore su temi particolarmente d’attualità
Lo sa bene Marcus Holloway, un hacker di 24 anni proveniente da Oakland, che per motivi poco chiari è stato ingiustamente accusato di un crimine mai commesso. Dopo aver preso coscienza che l’attività della Blume in città rischia di essere davvero deleteria, Marcus sceglie di entrare a far parte del DedSec, la già nota organizzazione che combatte a modo suo le mire espansionistiche del controllo globale. Lo incontriamo proprio mentre è in procinto di introdursi illecitamente negli uffici della Blume Corporation, con l’intento di cancellare il proprio profilo dal database. Il completamento dell’incarico gli consentirà di entrare nell’organizzazione a fianco di altri giovani pieni di ideali, a prima vista un po’ sgangherati, ma anche particolarmente agguerriti. Avrà così inizio una lunga cavalcata al fianco di improbabili compagni d’avventura appartenenti al sottobosco della cultura hacker di San Francisco, con un solo scopo finale: scongiurare l’attività di monitoraggio dei dati nella Bay Area.

Dal punto di vista narrativo Watch Dogs 2 cerca di sovvertire in modo trasversale l’approccio adottato nel primo capitolo, curiosamente con esiti finali che non si rivelano poi molto diversi. In altre parole, per quanto Aidan Pearce fosse un personaggio scarsamente carismatico e nemmeno particolarmente interessante da vedere in azione, le impressioni trasmesse nei panni di Marcus appaiono parimenti poco entusiasmanti. Pur con l’evidente cambio di rotta nello stile utilizzato – decisamente più leggero e scanzonato rispetto al passato – i punti deboli insiti nella sceneggiatura e nella profondità dei principali personaggi sono di fatto ancora un punto debole della produzione. Diremo di più: una delle contraddizioni più evidenti di Watch Dogs 2 risiede nel target ipotetico di riferimento. Se ci limitassimo a valutare la trama, il tipo di linguaggio utilizzato e le caratteristiche dei soggetti rappresentati, difficilmente questi fattori potrebbero apparire adeguati al cospetto di un pubblico adulto. Ciò nonostante il prodotto, esattamente come avveniva nel primo capitolo, viene ancora specificamente consigliato ad un pubblico di soli maggiorenni.

Ma quali sono le ragioni che hanno indotto Ubisoft a modificare l’approccio serioso del primo capitolo? In più occasioni sorge il dubbio che la casa francese abbia cercato di prendere spunto dall’atmosfera fortemente dissacrante di Grand Theft Auto V, senza peraltro riuscire a plasmare situazioni o dialoghi in qualche modo paragonabili a quelli che si vivono nei panni di Michael, Trevor e Franklin in quel di Los Santos. Gli eventi ai limiti dell’assurdo non mancano nemmeno in Watch Dogs 2, le battute pure, tuttavia non si coglie quella profondità espressiva che sarebbe stato lecito attendersi da un’opera che vuole provare a fare della satira, o per lo meno a far riflettere il fruitore su temi particolarmente d’attualità. In Watch Dogs 2 non mancano infatti elementi di critica verso la spersonalizzazione dell’individuo e il cinismo dilagante sui social, che talvolta passa anche dalla condivisione di contenuti del tutto inappropriati. Dopo aver assistito a un incidente o a una rissa finita male, alcuni passanti non esiteranno ad esempio a scattarsi dei selfie di dubbio gusto invece di fornire il proprio sostegno o di chiamare le forze dell’ordine. Dettagli di questo genere non vengono valorizzati proprio a causa del contesto poco strutturato ed evidentemente adolescenziale nel quale si muovono i protagonisti. L’impressione che ne deriva è che, dal punto di vista prettamente narrativo, Watch Dogs 2 sia una grossa occasione persa, un lavoro contraddittorio che se per un verso cerca di allontanarsi dalle critiche ricevute in passato, per l’altro cade di nuovo in errori assai grossolani.

Decisamente più convincente si è dimostrata invece la ricostruzione della nuova mappa di gioco: San Francisco è molto più ricca, viva e pulsante di quanto non apparisse Chicago. Ubisoft è di nuovo riuscita a dare il meglio di sé nella ricostruzione fedele di luoghi realmente esistenti, una qualità già apprezzata nei vari capitoli di Assassin’s Creed, ma anche in The Division. Lo spostamento sulla costa occidentale degli Stati Uniti ha comportato un ampio lavoro di rielaborazione dei contenuti, reso necessario per rappresentare il contesto sociologico, climatico e paesaggistico della Bay Area. Nel complesso l’area di gioco è all’incirca il doppio rispetto a quella del precedente capitolo ed è suddivisa in varie aree principali. La parte più ampia corrisponde alla mappa urbana di San Francisco, ma attraversando la baia è possibile raggiungere anche la città di Oakland. In alternativa ci si può spostare verso sud per entrare nel cuore della Sylicon Valley, dove risiedono multinazionali come Noodle (l’equivalente fittizio di Google). Al centro della baia non manca nemmeno l’isola che ospita il vecchio penitenziario di Alcatraz.

La struttura urbanistica riprende in modo fedele la pianta originale di San Francisco e dintorni, non solo per quello che riguarda la mappatura delle strade ma soprattutto per la presenza di monumenti ed edifici realmente esistenti, che vanno a costituire una serie di punti d’interesse tutti da scoprire. Abbiamo ad esempio il celebre Golden Gate Bridge, le numerose strade in salita e le caratteristiche linee dei tram, ma anche il Chinatown Gate, la celebre Lombard Street e molto altro ancora.

 
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