Recensione The Last Guardian: 10 anni di attesa, ne sarà valsa la pena?

Recensione The Last Guardian: 10 anni di attesa, ne sarà valsa la pena?

L’uscita di The Last Guardian è un evento che va ricordato a prescindere, come accade quando un progetto attesissimo e ormai dato per disperso torna sotto i riflettori. La terza opera ideata dalla mente geniale di Fumito Ueda prosegue nel solco tracciato da Ico e Shadow of the Colossus, all’insegna dell’emotività e della comunicazione visiva. Al centro del racconto due entità così diverse tra loro, eppure unite da un’amicizia istintiva e inossidabile.

di Davide Spotti pubblicato il nel canale Videogames
SonyPlaystation
 

Collaborazione ambientale

L’attività di condivisione tra il ragazzo e Trico si esprime in una moltitudine di piccoli gesti, fondamentali tanto ai fini della narrazione quanto del gameplay. Il giocatore ha la possibilità di salire a bordo della creatura e di impartirgli indicazioni o suggerimenti su come muoversi, dove dirigersi e quali scelte intraprendere. Con la pressione di un pulsante è possibile chiamare a gran voce la bestia per attirare la sua attenzione e farla spostare in una zona nevralgica dello scenario, ma proseguendo si avrà anche modo di indicare dei punti specifici per suggerire al proprio singolare alleato come muoversi. L’atmosfera che aleggia è molto dolce, specie quando si reperiscono i barili di cibo di cui Trico va ghiotto o gli si accarezza la testa per calmarlo.

A dispetto della componente semantica ed espressiva, The Last Guardian è un titolo che richiede anche pazienza, specialmente nella fase introduttiva
Come avrete intuito la progettazione e programmazione del compagno è stata una delle sfide più complesse. Ueda ha voluto infondere nella creatura la personalità e gli atteggiamenti di molti animali diversi, soprattutto cani, gatti e uccelli, che poi sono anche le specie con cui le persone entrano comunemente più in contatto. Non è affatto un caso allora che Trico ricordi i movimenti di un felino, abbia un carattere per molti versi affine a quello di un cane e un aspetto che ricorda tanto quello di un uccello (si pensi alle zampe, alle ali e alle piume).

Eppure a dispetto della componente semantica ed espressiva, The Last Guardian è un titolo che richiede anche pazienza, specialmente nella fase introduttiva. I problemi di sviluppo hanno ovviamente avuto la loro incidenza sulla qualità tecnica e grafica dell’opera, e questo è un fattore sul quale si deve giocoforza scendere a compromessi. L’impressione iniziale non è infatti delle migliori soprattutto a causa delle difficoltà nel posizionamento della telecamera. A più riprese si ha la sensazione che sarebbe stata più efficace un’inquadratura più distante dal protagonista. La scelta di mantenere un piano ravvicinato è però evidentemente indirizzata a migliorare l’intimità e il senso di vicinanza tra il bambino e la bestia che lo accompagna. Purtroppo l’intento non viene sempre sostenuto da inquadrature perfette ed è necessario, per quanto possibile, prodigarsi nella sistemazione della prospettiva con la levetta destra del pad. Il nodo tecnico permane anche nell’interazione ambientale, specie in quei momenti in cui il bambino si trova in groppa alla bestia e quest’ultima si mette in movimento. Al contempo non si può evitare di precisare che il gioco soffre di cali di fluidità particolarmente evidenti e di un comparto grafico anacronistico se rapportato agli standard attuali.

Cos’è allora che ci ha permesso di entrare comunque in sintonia con l’esperienza di gioco e di farci chiudere un occhio (e anche più) rispetto alle criticità appena descritte? Ebbene le risposte si basano su tre concetti: contenuti, idee ed atmosfera. The Last Guardian parte piano, dà al giocatore il tempo di abituarsi a meccaniche non convenzionali e solo allora inizia a crescere costantemente di ampiezza e di livello, donando non poche soddisfazioni dopo il superamento di ogni nuova sfida.

La progettazione e programmazione del compagno è stata una delle sfide più complesse
Il segreto alberga nell’assimilazione dei movimenti di Trico, nel fornirgli le indicazioni corrette per agevolarne la prosecuzione verso l’ostacolo seguente. La creazione di questi pattern ha comportato l’eliminazione di tutti quegli atteggiamenti palesemente innaturali che avrebbero compromesso in modo irreparabile le sensazioni del fruitore. In effetti, al netto delle problematiche che abbiamo evidenziato, i modi di fare della creatura paiono talmente familiari che sembrerà di avere di fronte il proprio animale domestico. Senza che ve ne rendiate nemmeno conto vi capiterà di rivolgervi allo schermo come se la bestia potesse effettivamente sentire le indicazioni che siete in procinto di impartirgli.

La creazione dell’intelligenza artificiale è stata una delle sfide più ardue da superare e lo si comprende dal modo in cui la creatura soppesa, analizza e infine esegue le indicazioni che gli vengono suggerite. La scelta di rendere le decisioni di Trico compassate, o il fatto di dover talvolta insistere per fargli assumere una determinata posizione, sussistono proprio per dare l’idea di avere di fronte una creatura indipendente e non un contenitore vuoto, privo di personalità. In più occasioni Trico darà un contributo significativo alla comprensione del percorso. Capiterà spesso di approcciarsi all’animale senza ricevere la sua collaborazione e questo è già di per sé uno strumento efficace nell’indirizzare i propri tentativi. Ci è ad esempio capitato di indicare una determinata direzione senza accorgerci che altrove era presente un passaggio non ancora attraversato. Dopo una breve analisi del luogo, la creatura ha iniziato a disinteressarsi alla nostra idea, facendoci quindi accorgere di aver commesso un errore di valutazione. Non sono servite parole, solo gesti e atteggiamenti. In un certo senso Trico diventa l’ago della bilancia con cui soppesare se stiamo o meno compiendo scelte oculate. La familiarità nell’interazione tra i due protagonisti cresce di pari passo con la consapevolezza acquisita dal giocatore nella sfera ludica, anche per merito di una palpabile curva evolutiva offerta da soluzioni sempre nuove, stimolanti e convincenti.

 
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