Battlefield 1 è uno dei migliori Battlefield di sempre

Battlefield 1 è uno dei migliori Battlefield di sempre

Con Battlefield 1 Dice è tornata sui suoi passi, e ha confermato di avere una spiccata predilezione per lo scenario storico. Qui ripristina il suo approccio classico e smette di seguire le orme dei rivali che, grazie alla semplificazione, hanno raggiunto il pubblico di massa.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
Electronic ArtsBattlefield
 

Campagna: un'occasione persa

Si sa: la saga di BF punta forte sul multiplayer online ma, a differenza di parte della concorrenza, non ha mai voluto rinunciare alla campagna offline. Era forse dai tempi dei due - spettacolari - Bad Company, però, che Dice non si esponeva così tanto a favore del comparto multiplayer.

Le aspettative, purtroppo, non sono state del tutto soddisfatte: per quanto ci siano lampi di positività, infatti, il single player di BF1 è di gran lunga l’aspetto meno riuscito dell’altrimenti sontuoso gioco di Dice.

Fa intuire la ‘vuotezza’ della guerra, l’inutile carneficina che si consuma tra un’offensiva e l’altra, con continui cambi di equilibrio nel combattimento e una sostanziale infruttuosità dello stesso
La prima Storia di Guerra che siamo chiamati a giocare quando avviamo il gioco (ma che si potrà ripetere anche successivamente) è ‘Tempesta d’acciaio’ e ci vede nei panni degli ‘Harlem Hellfighters’, un reggimento di fanteria USA, impegnato nel respingere una disperata controffensiva tedesca. Si tratta senza ombra di dubbio dell’episodio migliore di tutta la campagna di BF1.

Essenzialmente studiato per fornire un assaggio di tutto quello che il gioco ci metterà a disposizione, il capitolo introduttivo di Storie di Guerra, ci catapulta in un furibondo scontro all’alba, in una foresta, nei pressi dei ruderi di una chiesa.

L’elemento vincente sta nel fatto che il giocatore non interpreterà un singolo soldato, ma numerosi componenti del reggimento americano: ogni volta che moriremo, infatti, a schermo compariranno nome, cognome, anno di nascita e morte del caduto, dopodiché saremo ‘catapultati’ nei panni di un altro combattente, in un differente settore del campo di battaglia, con nuovi compiti. La regia di questa missione è tremendamente ispirata e fa intuire la ‘vuotezza’ della guerra, l’inutile carneficina che si consuma tra un’offensiva e l’altra, con continui cambi di equilibrio nel combattimento e una sostanziale infruttuosità dello stesso.

Di più: tutti i soldati, così, risultano uguali: ragazzi gettati in pasto al nemico per ordine di qualcuno che non metterà mai nemmeno il piede sul campo di battaglia.

È in questa missione - di pochi minuti in verità - che tutto quello che la Grande Guerra ha da offrire, quanto a drammaticità, viene portato sotto i riflettori con efficace crudezza, buon realismo ed elevatissimo coinvolgimento. Purtroppo, le altre 5 storie non sono altrettanto coinvolgenti, divertenti e credibili.

‘Sangue e Fango’ è piuttosto buona: vestiremo i panni di un carrista inglese che, alla guida di Black Bess (un possente carro Mk V), cercherà di sfondare il fronte tedesco per ricongiungersi agli alleati nei pressi di Cambrai.

La missione è ostica e piuttosto varia. Padroneggiare il lentissimo e rigido tank richiede una buona dose di pazienza, ma si verrà ripagati dai gratificanti duelli con i cingolati del Reich, sempre fonte di un godibile mix di strategia, precisione e prontezza di riflessi. Dovremo anche compiere dei passaggi a piedi - per cercare pezzi di ricambio per Bess o per aprire la strada al carro nella nebbia -: essi andranno affrontati per lo più prediligendo un approccio stealth. Ed è proprio qui che sta la grande novità della campagna di BF1: molte delle missioni, infatti, non saranno gestibili appieno come ci si aspetta da uno shooter in soggettiva, ma richiederanno un approccio cauto e di basso profilo.

Si gioca solo nei panni dei vincitori dell’Intesa. Nessuna possibilità di conoscere il dramma dei Tedeschi (ancora una volta chiamati a rivestire il ruolo dei cattivi per antonomasia), degli Ottomani o degli Austro-Ungarici (tristemente omologati in tutto e per tutto ai soldati dell’Impero tedesco)
Questa scelta - se centellinata - avrebbe potuto essere una più che positiva ventata di aria fresca, invece se ne è abusato, ottenendo un duplice risultato negativo: da un lato un’eccessiva personalizzazione delle missioni (non siamo più, come in ‘Sangue e Fango’ soldati qualsiasi, ma i ‘soliti’ eroi pressoché infallibili, che riusciranno a decimare le truppe nemiche) e dall’altro la sovraesposizione dei limiti ludici di questo approccio a BF (ottimo shooter, ma scarso stealth game) e della IA dei soldati di BF che operano in campo aperto.

Proprio l’IA dei nemici e dei nostri compagni rappresenta uno degli aspetti più scadenti di ‘Avanti Savoia’, la missione che ci vedrà nei panni di un Ardito italiano, in una serie di operazioni contro gli Austro-Ungarici nello scenario delle Alpi. Purtroppo questa è la missione meno ispirata di tutte quelle proposte da BF1. Sciami di Austro-Ungarici, senza nessun realismo né efficacia, infatti, si dovranno gettare in pasto alla fortezza semovente rappresentata dal nostro Ardito, il quale, pesantemente corazzato, risulterà pressoché invulnerabile e arriverà in fondo alla missione dopo aver abbattuto in modo facile, noioso e irrealistico decine di nemici.

Non va molto meglio ne ‘Il Portaordini’. Lo scenario è quello del tremendo sbarco britannico (protagoniste principali le truppe AZNAC) sulle coste di Gallipoli, nel tentativo - poi fallito - di aprire un altro fronte per l’Impero ottomano. Nei panni dell’eroe australiano Fredrick Bishop, ci ritroveremo a compiere una serie di sconclusionate missioni da portaordini, facendo avanti e indietro tra il comando e la prima linea, cercando di evitare le truppe ottomane e il fuoco dell’artiglieria amica.

In questa missione è particolarmente sperimentabile l’impianto del single player di BF1: il gioco fa di tutto per imporci una condotta di basso profilo - i nemici sono molto numerosi, le munizioni (in uno shooter!) sempre pochissime, i percorsi sono spesso molteplici -, salvo poi introdurci in ‘vicoli ciechi’ dove sarà necessario compiere una carneficina. Il paradosso è che massacrare orde di nemici sarà sempre più semplice che passare inosservati. Anche a livello ‘difficile’ e, purtroppo, soprattutto per via dell’assurdo comportamento dell’IA che porterà i soldati avversari a compiere movimenti fini a sé stessi, ripetitivi, irrealistici, non coordinati e… stupidi. Questo, nonostante la loro esagerata efficacia nel far fuoco, li renderà bersagli facili. Tra l’altro, l’apporto risibile dei compagni farà sì che sia il giocatore a dover sempre - e irrealisticamente - fungere da eroe assoluto.

‘Amici nelle alte sfere’ è incentrata sugli aerei: nei panni di un pilota dei Royal Flying Corps prenderemo parte a una serie di operazioni d’attacco e difesa, che culmineranno in uno scontro evocativo contro dei dirigibili tedeschi nei cieli di Londra. Le missioni aree funzionano e divertono, anche se, di nuovo, l’inefficienza della IA (troppo sconclusionata) renderà tutto meno godibile.

Chiude la rassegna di ‘Storie di Guerra’ il capitolo intitolato ‘Nulla è scritto’ dove, nei panni del braccio destro di Lawrence d’Arabia, dovremo prendere parte ad alcune operazioni stealth contro gli Ottomani, che culmineranno con la distruzione di un mostruoso treno militare, grosso ostacolo sulla strada della rivolta degli Arabi.

Giocando questo capitolo, la sensazione di déjà vu è fortissima: l’ambientazione, l’uso dei binocoli, la ricerca dei comandanti degli avamposti rimanderanno subito alla mente del giocatore flash di Phantom Pain. Solo che - ovviamente - il modello stealth qui proposto è nettamente inferiore. Se non altro le operazioni ‘nel deserto’ sono tra le più varie e divertenti. In questo caso, il principale passaggio a vuoto dell’IA si avrà nello ‘scontro finale’ contro il treno militare, il cui comportamento sarà imperniato su routine decisamente piatte.

Insomma: il comparto single player di BF, per quanto dotato di soluzioni tecniche davvero notevoli, di una cura complessiva elevata e di una buona dose di epicità, non ce la fa.

Troppi i limiti dell’IA, eccessivo il ricorso a un sistema stealth non sufficientemente profondo, deludente l’eroismo irrealistico di pressoché tutti i personaggi.

Ma la grande occasione persa sta nel non aver raccontato la guerra dai punti di vista di entrambi gli schieramenti. Come già accennato, uno degli elementi più caratteristici del Primo Conflitto Mondiale è proprio l’uguaglianza dei soldati in campo da entrambe le parti. BF1 non cessa di ricordarcelo: nei filmati di conclusione delle missioni e nelle sovraimpressioni esplicative, l’inutilità del conflitto e la capacità di rinascere di entrambe le parti in causa, sono temi ricorrenti.

Poi, però, si gioca solo nei panni dei vincitori dell’Intesa. Nessuna possibilità di conoscere il dramma dei Tedeschi (ancora una volta chiamati a rivestire il ruolo dei cattivi per antonomasia), degli Ottomani o degli Austro-Ungarici (tristemente omologati in tutto e per tutto ai soldati dell’Impero tedesco).

 
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