Mafia III, all'altezza del primo indimenticabile capitolo?

Mafia III, all'altezza del primo indimenticabile capitolo?

Il nuovo capitolo di Mafia è sviluppato da un team creato per l'occorrenza, Hangar 13. Già questo è un forte elemento di differenziazione rispetto alle origini della serie, partorite dalle menti dei ragazzi di Illusion Softworks, una software house che aveva già sfornato capolavori come Hidden & Dangerous e Vietcong.

di Stefano Carnevali, Davide Spotti pubblicato il nel canale Videogames
2K Games
 

La routine della vendetta

La vendetta coltivata da Lincoln nei confronti di Sal e Giorgi Marcano parte da molto lontano, con un lento ma meticoloso lavoro di smantellamento dell’organizzazione criminale che controlla le strade di New Bordeaux. Dopo la conclusione del prologo, quando l’escalation sta per avere inizio, Lincoln è categorico: limitarsi a tagliare la testa dell’organizzazione non sarebbe affatto risolutivo. Per avere davvero la meglio e impadronirsi della città è necessario partire dal basso, colpire con certosina ferocia ogni luogotenente per poi salire di grado e giungere alla fonte, ormai rimasta priva di sostegni. Lincoln è addestrato, incattivito come una iena e fortemente motivato, ma non può riuscire in un’impresa talmente folle senza godere del supporto di preziosi alleati. Bisogna fare di necessità virtù, a dispetto delle profonde differenze culturali e caratteriali dei soggetti che vengono coinvolti. Su queste basi nasce un accordo multirazziale difficilmente auspicabile, coeso da un denominatore comune molto efficace: il desiderio di rivalsa.

Per avere davvero la meglio e impadronirsi della città è necessario partire dal basso, colpire con certosina ferocia ogni luogotenente per poi salire di grado e giungere alla fonte, ormai rimasta priva di sostegni
In Mafia III i presupposti narrativi hanno influssi fin troppo sistematici sull’andamento degli incarichi da portare a termine. La strategia di base prevede il danneggiamento a tappeto dei molti racket gestiti dai luogotenenti di Marcano. L’obiettivo viene perseguito attraverso reiterate azioni di disturbo che si alternano, senza soluzione di continuità, fino ad attirare l’attenzione del leader di zona. Solo a quel punto il bersaglio deciderà di esporsi e diventerà vulnerabile.

Ogni attività illegale si basa sul profitto, pertanto non si deve far altro che realizzare una quantità di danni proporzionata al tipo di business da mettere in ginocchio. Le incursioni possono essere eseguite in tre modi. Il primo prevede l’uccisione di nemici affiliati all’organizzazione in varie zone nevralgiche della città, mentre il secondo richiede di avvicinarsi ad alcuni scagnozzi senza destare troppi sospetti, per poi obbligarli a rivelare informazioni necessarie al completamento dell’operazione. Infine è possibile decidere di distruggere fisicamente le scorte, così da tagliare rapidamente i profitti dell’organizzazione, oppure rubarle e destinarle ad altri scopi, come avviene nel caso dei medicinali.

In Mafia III i presupposti narrativi hanno influssi fin troppo sistematici sull’andamento degli incarichi da portare a termine
Dopo aver effettuato danni a sufficienza si deve capitalizzare il lavoro, convergendo sul leader del racket e affrontandolo a viso aperto. Una volta completata l’operazione non si deve far altro che passare all’obiettivo successivo e reiterare l’attività da capo. Il grosso limite del sistema di gioco di Mafia III è insito nella ripetitività di situazioni, obiettivi ed eventi collegati all’evoluzione narrativa. Le missioni diventano ben presto troppo simili tra loro e non spronano il giocatore a proseguire il racconto fino al suo epilogo. Sotto questo punto di vista Mafia III registra un evidente passo indietro rispetto al precedente capitolo che, pur non essendo all’altezza del primo Mafia ideato da Illusion Softworks, proponeva situazioni di gioco un po’ più varie.

Il completamento degli incarichi viene scandito due approcci: farsi strada senza troppi convenevoli con le armi spianate o al contrario mantenere un profilo discreto e servirsi delle dinamiche di infiltrazione. In questo secondo caso la visione d’intelligence consente di seguire i nemici già individuati e di coglierne tutti i movimenti in qualunque istante, rendendone visibili le sagome anche alle spalle dei muri e degli altri oggetti presenti nello scenario. Purtroppo entrambe le alternative risultano condizionate da comportamenti molto altalenanti e poco efficaci dei soggetti controllati dall’intelligenza artificiale. Nel caso in cui si propenda per l’uso della forza è fin troppo semplice riuscire a farsi largo tra avversari che si muovono in modo confuso per la mappa, privi di una posizione strategica e facili bersagli da abbattere. Molto spesso è sufficiente mantenersi al sicuro dietro a una copertura e attendere il da farsi; nell’arco di pochi secondi i nemici inizieranno a convergere in massa verso il punto dove Lincoln è stato avvistato l’ultima volta, senza preoccuparsi di finire facilmente sotto tiro.

Il completamento degli incarichi viene scandito due approcci: farsi strada senza troppi convenevoli con le armi spianate o al contrario mantenere un profilo discreto e servirsi delle dinamiche di infiltrazione
La situazione non migliora ripiegando sulla componente stealth. Anche in questo caso si assiste ad atteggiamenti poco credibili, ci è ad esempio stato possibile abbattere furtivamente nemici impegnati in conversazioni, senza che l’altro interlocutore si rendesse conto di nulla. La pecca più evidente riguarda però l’utilizzo del fischio per attirare l’attenzione delle ronde. Solitamente un buon titolo stealth prevede che il ricorso a segnali sonori o altre varianti simili provochi uno stato d’allerta in una determinata area di gioco. Farlo nel momento sbagliato significa rischiare di insospettire più individui all’unisono, i quali dovrebbero convergere insieme e in evidente stato di allerta. In Mafia III questo tipo di eventi accade in modo approssimativo, poiché l’allerta non coinvolge praticamente mai più di un individuo per volta, anche quando in realtà non dovrebbe essere così. Il risultato è sconfortante: è sufficiente rimanersene al sicuro dietro una copertura, aspettare che la ronda sia arrivata in prossimità dell’angolo per poi metterla fuori gioco e ricominciare da capo. Così facendo si possono eliminare anche quattro o cinque nemici per volta senza colpo ferire, ripulendo intere aree con un dispendio minimo di energie.

Durante la campagna Lincoln può usufruire di alcuni supporti automatici attivabili su richiesta. Il primo che ci viene messo a disposizione è il rifornimento per le armi. Non si deve far altro che attivare una comunicazione radio e nell’arco di pochi secondi un furgoncino arancione comparirà nelle vicinanze. L’arsenale a disposizione è piuttosto ampio ma il protagonista può decidere di portare con sé solamente due armi alla volta. Al contempo bisognerà attendere di guadagnare un po’ di denaro prima di mettere le mani sui pezzi d’artiglieria più efficaci. Altre forme di supporto prevedono la consegna di un’automobile in qualunque settore della mappa o il reclutamento momentaneo di una banda di scagnozzi durante gli assalti ai racket. All’occorrenza si può anche effettuare la consegna immediata di alcune somme di denaro ad un corriere di fiducia, incaricato di portarle al sicuro e di scongiurarne la perdita nel caso in cui il protagonista venisse ucciso.

Per quanto attiene il modello di guida dei veicoli, Mafia III offre due approcci contrapposti: l’impostazione arcade o quella simulativa, che vanno selezionate all’inizio del racconto. Nel primo caso il veicolo è un po’ più semplice da controllare, pur mantenendosi aderente alle caratteristiche delle automobili di fine anni ’60. Peraltro non mancano alcuni problemi che affliggono i veicoli presenti a New Bordeaux e dintorni. In più occasioni è capitato di assistere a incidenti dalle dinamiche improbabili, con camion perpendicolari all’asfalto e barche posizionate sopra al pelo dell’acqua. Poco convincente anche l’intelligenza artificiale dei compagni di supporto, spesso coinvolta in improbabili ingorghi stradali e incidenti ai limiti della comicità.

Se dal punto di vista ludico Mafia III presta il fianco a critiche piuttosto gravi, i problemi non mancano nemmeno dal punto di vista tecnico. La versione Xbox One – su cui è avvenuto il nostro test – gira a 900p e 30 frame al secondo, sebbene si colgano lievi variazioni di fluidità a seconda della zona della mappa nella quale ci si trova. Il gioco sfrutta una versione aggiornata del motore grafico impiegato per lo sviluppo di Mafia II, ma il risultato finale si è rivelato al di sotto degli standard attuali. Mafia III fa molta fatica a reggere il confronto con altri titoli open world concorrenti, offrendo texture a bassa risoluzione, effetti particellari per niente credibili e una distanza di visuale troppo ravvicinata.

 
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