Kick Off Revival stavolta non si salva nemmeno in 'calcio d'angalo'

Kick Off Revival stavolta non si salva nemmeno in 'calcio d'angalo'

Dopo aver trascorso molti anni lontano dagli ambienti di sviluppo, Dino Dini torna in campo con Kick Off Revival, riproposizione nostalgica del titolo che ha imperversato su Amiga a cavallo tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90. Purtroppo il risultato finale non si è rivelato all’altezza della storia che questa serie ha alle sue spalle.

di Davide Spotti pubblicato il nel canale Videogames
SonyPlaystation
 

Introduzione

A cavallo tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 buona parte dei videogiochi dedicati allo sport del calcio erano associati a un solo nome: Dino Dini. In quel periodo l’Amiga costituiva una validissima alternativa al mercato console dominato in lungo e in largo da Nintendo. Ben prima che Electronic Arts creasse FIFA e Konami esordisse con Iss Pro – dal quale nacque l’attuale Pro Evolution Soccer – Kick Off dominava la scena e appassionava migliaia di giovani giocatori con il suo stile immediato ma al contempo difficile da padroneggiare. La difficoltà nel controllo della palla era croce e allo stesso tempo delizia, al punto da suggellare le infinite sfide in compagnia degli amici d’infanzia.

Osservandolo dalla prospettiva di oggi, il successo raccolto da Kick Off in quel periodo appare dirompente e allo stesso tempo molto fugace, anche per motivi legati alla vita professionale del suo ideatore. L’attività di Dino Dini come programmatore ebbe inizio in giovanissima età, con alcuni prototipi sviluppati su Acorn System 1 e Acorn Atom. Nei primi anni ‘80 questi progetti sperimentali vennero pubblicati da una piccola azienda chiamata Timedata, ma le condizioni pioneristiche in cui versava l’industria a quell’epoca lo rendevano più che altro l’hobby di un ragazzino che insegue un sogno.

Dopo aver terminato gli studi universitari Dini iniziò a guadagnarsi da vivere come tecnico per la riparazione di computer, ma la voglia di sviluppare videogiochi e di farlo a tempo pieno era sempre pronta a riaffiorare ad ogni occasione utile. Grazie a quel primo impiego entrò in contatto con il publisher Anco, che all’epoca aveva la propria sede nei pressi di Londra. Ritenendolo uno sviluppatore di talento, il fondatore e proprietario Anil Gupta decise di offrirgli un’opportunità. E così nel 1988 Dino Dini iniziò a lavorare al titolo cui è da sempre associata la sua figura. Essendo appassionato di calcio internazionale non gli ci volle molto ad entrare in sintonia con l’argomento, ma le garanzie di successo erano limitate. Era una sfida, ma anche un potenziale trampolino di lancio verso il futuro. Distribuito da Anco, Kick Off giunse piuttosto in sordina sia su Amiga che su Atari ST nel 1989, diventando in poco tempo uno dei prodotti di maggior richiamo del catalogo offerto dalle due piattaforme e conquistando anche prestigiosi traguardi, tra i quali la permanenza nella top 10 dei prodotti più venduti per ben due anni (1990 e 1991).

Il gioco era stato programmato in linguaggio Assembler, il che garantiva una buona fluidità su entrambe le piattaforme di riferimento. Le inevitabili limitazioni tecniche e la poca esperienza di Dini sul piano professionale resero le scelte di design tutto sommato semplici da intraprendere. Fu un successo, praticamente su tutta linea. Sull’onda della passione dimostrata dal pubblico il 1990 segnò quindi l’esordio di Player Manager, uno spin-off che sfruttava il medesimo motore grafico del capitolo principale e aggiungeva interessanti elementi gestionali, tra i quali il trasferimento dei giocatori e un approfondito sistema di statistiche. Al contempo iniziarono i lavori su Kick Off 2, anch’esso lanciato sul mercato nel 1990, in concomitanza con i mondiali di calcio ospitati in Italia. Oltre a introdurre più squadre e nuove modalità, il secondo episodio aggiunse anche funzionalità mai viste prime come l’aftertouch, grazie al quale era possibile imprimere una direzione al pallone dopo aver effettuato il tiro. I problemi sorti con Anco, a cavallo tra il ’91 e il ’92, indussero Dino Dini a firmare un nuovo contratto con Virgin Games e sotto la nuova etichetta venne sviluppato Goal!, che esordì nel 1993 e venne pubblicizzato come il seguito spirituale di Kick Off 2. Il gioco fu per la prima volta distribuito anche su SEGA Mega Drive, con il nome di Dino Dini’s Soccer. Anco rimase titolare delle proprietà intellettuali e pubblicò nuovi capitoli della serie negli anni successivi – tra i quali Kick Off 3, Kick Off 96 e Player Manager 2 – prima di chiudere i battenti per fallimento nel giugno del 2003.

Dopo aver vissuto un successo inaspettato e un’altrettanto rapida battuta d’arresto, Dino Dini continuò a lavorare per alcune aziende negli Stati Uniti, prima di tornare a vivere nel Regno Unito all’inizio del nuovo millennio. Le collaborazioni con Trecision e DC Studios, su nuovi videogiochi calcistici, si rivelarono fallimentari e lo spinsero a ritirarsi dagli ambienti di sviluppo, dedicandosi esclusivamente all’attività di insegnamento presso un ateneo olandese.

Kick Off 2 è stato il titolo di maggior successo ed è ancora oggi ricordato con un pizzico di nostalgia da molti giocatori di vecchia data. La tradizione viene peraltro portata avanti da anni grazie ai mondiali che si svolgono ogni anno in quel di Dublino.

Nel 2015, anche grazie alla crescita del fenomeno indie di questi ultimi anni, Dini ha scelto di tornare in campo e di riproporre Kick Off in una versione completamente rivista, con il supporto di Sony. Ci accingiamo pertanto a recensire Dino Dini’s Kick Off Revival, che ha esordito sul mercato lo scorso 24 giugno in due differenti versioni: la copia digitale, acquistabile dal PlayStation Store al prezzo di 9.99 euro, e quella retail indirizzata ai collezionisti, offerta a 19.99 euro.

 
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