I 22 migliori videogiochi dell'E3 2016

I 22 migliori videogiochi dell'E3 2016

Abbiamo selezionato quelli che secondo noi sono i giochi presentati all'E3 che più faranno parlare di sé nei prossimi mesi. All'interno della rassegna non troverete quei titoli che sono stati solamente annunciati senza che sia stato mostrato qualcosa di concreto durante la fiera.

di Rosario Grasso, Davide Spotti pubblicato il nel canale Videogames
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Battlefield 1

Battlefield 1
publisher: Electronic Arts
software house: Digital Illusions CE
piattaforme: PC, PlayStation 4, Xbox One
data di pubblicazione: 21 ottobre 2016

È vero, alcuni fan storici della serie sono delusi per la piega presa con gli ultimi Battlefield. Hit detection client side e ritmi sempre più rapidi e incalzanti mal si sposano con quella che era la tradizione dei primi Battlefield. Ma allo stesso tempo, per quello che si è visto all'E3, Battlefield 1 è il gioco multiplayer che in assoluto osa di più, combinando avanzamenti tecnologici a interessanti soluzioni di gameplay e andando a individuare un compromesso tra simulazione della prima guerra mondiale e approccio arcade che sembra promettente.

Due le novità più importanti sul fronte delle meccaniche: distruzione totale e condizioni meteo variabili. Si gioca su mappe ampissime (quella della demo E3 somigliava la mitica Caspian Border di Battlefield 3), oltretutto deformabili quasi nella loro interezza dalle azioni dei giocatori e dalle loro armi. Le condizioni meteo variabili incidono ancora di più sull'andamento dei match: ad esempio, improvvisamente potrebbe calare una fitta nebbia che impedisce a tutti i soldati di vedere bene cosa accade intorno a loro. Mentre fino a un attimo prima tutti sono impegnati a ricercare furiosamente i bersagli per fare più frag possibile, con il sopraggiungere della nebbia i giocatori tenderanno a trovare dei posti per nascondersi, fino a quando il pericolo sarà passato. Sarebbe, infatti, troppo pericoloso andare in giro in quelle condizioni di precaria, o nulla, visibilità.

Queste novità rendono Battlefield 1 ancora più immersivo e coinvolgente dei predecessori, anche perché viene confermata la qualità e il dettaglio della grafica oltre che la profondità uditiva a cui ci ha abituato la serie. Molto critico è il discorso relativo al compromesso da individuare tra fedeltà storica e velocità di gioco: Battlefield 1 sarà fedele su alcuni mezzi storici e certe armi del passato rispetto alle loro sembianze estetiche, ma allo stesso tempo eccederà con le armi automatiche, ancora non così diffuse durante la Grande Guerra. Questo non vuol dire che non ci saranno le tipiche armi a colpo singolo di tipo bolt action. Inoltre, alcuni mezzi, come certi dirigibili, sono di dimensioni incredibilmente imponenti rispetto a quella che poteva essere la realtà.

La terza novità riguarda la presenza di una maggiore incidenza dei combattimenti ravvicinati: quasi tutte le armi saranno, infatti, dotate di baionetta, mentre sarà possibile farsi largo anche con le vanghe oppure salire in groppa a un cavallo e usare la spada. Questo contribuirà a trasmettere la sensazione di inadeguatezza delle armi da fuoco, il che costringeva i soldati a ripiegare sul combattimento corpo a corpo. Torneranno le quattro classi tipiche di Battlefield: Supporto, Medico, Assalto e Scout. E non mancherà la possibilità di personalizzare le armi man mano che si procede nella progressione, anche se in maniera meno capillare come abbiamo visto qui.

In Battlefield 1 i giocatori potranno usare varie tipologie di mezzi pesanti come carri armati, con uno o più cannoni, autoblindo, dirigibili, corazzate, treni blindati e aerei come i tipici biplani della Grande Guerra. Non mancheranno postazioni di artiglieria e armi speciali per la fanteria come lanciafiamme o mitragliatrice pesante.

Brutale fisicità, immagini "sporche" e distruzione saranno nuovamente alla base di Battlefield 1, così come costituivano lo scheletro dei precedenti Battlefield. Qui si tratta di velocizzare l'azione della prima guerra mondiale, in modo da rendere adatta la Grande Guerra alle richieste ritmiche e di immedesimazione del pubblico più moderno.

 
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