Recensione Overwatch: tre pareri sullo shooting secondo Blizzard

Recensione Overwatch: tre pareri sullo shooting secondo Blizzard

Tre redattori di Gamemag hanno provato a fondo il nuovo shooter multiplayer di Blizzard e hanno espresso il loro parere. I voti finali sono frutto della media dei voti inoltrati dai tre autori dell'articolo, i quali hanno espresso il medesimo voto globale. Fra gli articoli correlati trovate, inoltre, ulteriori approfondimenti sulle caratteristiche di gioco e i personaggi di Overwatch.

di Marco Fiore, Antonio Rauccio, Davide Spotti pubblicato il nel canale Videogames
BlizzardOverwatch
 

Il parere di Antonio Rauccio

Ero curioso di giocare ad Overwatch. Il reveal trailer presentato per la prima volta alla BlizzCon, in verità, mi aveva spiazzato: sarà stato che l’annuncio di una nuova proprietà intellettuale da parte della stessa compagnia che ha creato titoli del calibro di WarCraft e Diablo aveva acceso in me mille aspettative, ma quando ho visto il pur gradevolissimo trailer iniziale di Overwatch, sono rimasto interdetto davanti a quello che sembrava più un film animato della Pixar che un nuovo capolavoro videoludico.

Ciò che è poi emerso da quella convention è stato che Blizzard per la prima volta si cimentava negli FPS, con un titolo ispirato a Team Fortress per alcuni aspetti (team based, tattico, cartoonesco…), con personaggi molto vari e coloriti. Fin troppo, pensavo con sospetto, temendo una deriva infantile, un nuova IP sgarzolina dedicata ai giovanissimi, un titolo immediatamente fruibile alla generazione dei videogamer mordi-e-fuggi.

In seguito, i corti animati introduttivi di alcuni dei personaggi (che vi abbiamo proposto anche su queste pagine) mi hanno incuriosito molto e dopo l’eclatante successo del weekend di open beta, cui non ho preso parte, sono riuscito finalmente a provare Overwatch al day one. Non avendo partecipato ad alcun tipo di beta, il mio parere, in questo articolo corale, è dunque basato su una esperienza di gioco iniziata al day one.

Overwatch è, in breve, un riuscitissimo FPS PVP a squadre, immediata mente fruibile e divertente, ma profondo e difficile da padroneggiare. Estremamente tattico e ferocemente team based, nel senso che la chiave della vittoria passa sempre dalla composizione di team variegati, dalla capacità di ciascun membro di padroneggiare il proprio ruolo, dall’imbastimento di una strategia di gruppo che sfrutti le peculiari capacità di ogni differente eroe.

Non è un caso che, durante le nostre partite, ogni volta che nel team c’era l’eroe solitario di turno (quello che preso dalla sindrome di Rambo, pensa di far fuori tutti gli avversari da solo), o gente che si ostinava a scegliere gli stessi eroi già selezionati da altri membri del gruppo (ignorando i tip automatici del gioco, che in base alla modalità, consigliano come assortire la squadra), si perdeva puntualmente. Sarà evidente dopo qualche partita, che per godere appieno del gioco conviene organizzare un team con i propri amici e darsi appuntamento nel gioco, per avere una squadra stabile con cui realizzare le migliori strategie per ottenere la vittoria.

Il rimo di gioco è frenetico quanto basta per non essere caotico e l’esperienza di gioco varia molto in base all’eroe scelto. Al momento il roster ci offre 21 personaggi selezionabili, suddivisi su quattro classi principali: attacco, difesa, tank, supporto. Anche all’interno della stessa classe, troverete personaggi assai differenti, anche in termini di difficoltà d’approccio: il suggerimento è ovviamente quello di provarli tutti nel tempo, in modo da individuare quelli con cui riuscite ad essere più efficaci. Ogni eroe possiede un proprio armamentario di base, abilità speciali con cooldown variabile nell’ordine dei secondi, e una mossa Ultra che si ricarica lentamente nel tempo, ma che se usate nel momento giusto, può ribaltare le sorti di una partita.

Nota di merito alla Blizzard per la realizzazione dei personaggi e la definizione delle loro abilità: ciascun eroe di Overwatch è unico, e possiede peculiarità che in alcuni casi non si erano mai viste in questo genere di gioco. Ad esempio, Tracer è un eroe di attacco armata solo di due banali pistole, ma possiede l’abilità di riavvolgere il tempo (!!) di alcuni secondi, un’abilità che apre la strada a tantissime strategie ed opportunità: pensate alla possibilità di sfuggire ad un’imboscata riportandosi nella posizione di riparo che avevamo poco prima, oppure piazzare la bomba della sua Ultra in mezzo ai nemici, per poi dileguarsi istantaneamente e ferire solo gli avversari. Sottolineiamo che gli eroi del gioco hanno dimostrato fin da subito un buon bilanciamento: ovvio che c’è ancora da lavorare, ad esempio Bastion in difesa risulta sicuramente OP, specie considerando la velocità con cui riesce ad autoripararsi con la sua abilità speciale, ma nel complesso le partite premiano quasi sempre il team che riesce a fare maggiormente gioco di squadra.

Le modalità di gioco al momento disponibili sono Conquista, Trasporto, Conquista/Trasporto e Controllo, e non sono previste per il momento partite classificate. E’ inoltre possibile allenarsi da soli contro la I.A. oppure giocare con la rissa settimanale, ovvero una modalità restrittiva (es. solo alcuni eroi selezionabili) con modificatori di gioco (es. tempo di caricamento delle Ultra dimezzato), che spesso si risolve in partite molto caotiche, ma molto divertenti. In sintesi, l’offerta di gioco per il momento si limita ad una manciata di modalità classiche, ma è certo che nuove modalità di gioco e l’aggiunta delle partite classificate fanno parte del piano di supporto al gioco di Blizzard.

Interessanti alcune feature aggiuntive, come gli highlight a fine partita, che mostrano la migliore azione di gioco e il giocatore che l’ha eseguita, con la possibilità di votare il migliore del match, oppure la crescita di livello del giocatore: in base ai risultati raggiunti in ogni partita, infatti, accumuleremo punti esperienza, che ci consentiranno di crescere di livello, e ad ogni livello raggiunto ci verrà regalato un forziere, che contiene simpatici add-on per la personalizzazione degli elementi di gioco (skin aggiuntive per i personaggi, animazioni, taunts, icone…) oppure valuta in-game, da spendere nello store, che vende praticamente gli stessi add-on che possiamo trovare nei forzieri giocando.

Il comparto tecnico è solido e ragionato. Iniziando dalla confezione grafica, occorre sottolineare quanto la direzione artistica sia eccellente: le ispirazioni passano dall’animazione americana stile Pixar fino ad arrivare agli anime del lontano Giappone. Il risultato è una grafica cartoonesca (caratteristica che, come molti sapranno, aiuta il gioco a tenere l’appeal nonostante il passare degli anni), ma realizzata con una cura e un livello di dettaglio maniacali, grondante di stile.

Gli eroi del gioco sono spettacolari: ciascuno di essi ha un’impronta e una caratterizzazione assai ben definita, basta osservare la posa o l’espressione di un eroe per intuire il mood che i suoi creatori volevano trasmettesse. Curati in ogni minimo dettaglio e carichi di stile e carisma, costituiscono una collezione variegata capace di accontentare davvero tutti i gusti.

Gli scenari, anche se non molto numerosi, sono realizzati ottimamente, ricalcano luoghi realmente esistenti, sono sempre molto intricati e ricchi di strutture che possono essere sfruttate dai giocatori per le loro strategie. Volendo cercare qualche limite, potremmo andare a far notare la definizione di alcune texture, ma il risultato complessivo è talmente godibile e ben realizzato, che non ci si fa nemmeno caso.

Il comparto sonoro viaggia di pari passo: musiche ed effetti sonori corredano perfettamente il comparto grafico, e in aggiunta l’ottimo doppiaggio (anche in italiano) completa un’esperienza audiovisiva senza nessuna sbavatura.

Lasciateci inoltre aggiungere un dettaglio fondamentale: durante le nostre partite, giocate fin dal dayone, non abbiamo riscontrato né un singolo bug, né un singolo calo di framerate. Si dirà che Blizzard è sicuramente avvezza a gestire enormi masse di giocatori online, ma il netcode di un FPS è estremamente diverso dai generi videoludici trattati fino ad oggi da Blizzard, e il difficile dayone di Diablo III sicuramente ha rappresentato per la compagnia uno spauracchio notevole. Eppure i ragazzi di Irvine ce l’hanno fatta: Overwatch è un titolo rilasciato nel 2016 con approccio old school, ovvero senza bug, senza problemi di rete, giocabile e fruibile fin dal primo giorno, con un ottimo livello di scalabilità, un tipo di eccellenza di cui sentivamo la mancanza, in questi anni in cui i giochi sembra che per prassi vengano rilasciati incompleti, zeppi di bug esasperanti e con patch da decine GB al dayone per riparare alle sconcezze di programmazione.

Blizzard è riuscita a sfornare un ottimo titolo, divertente e fruibile per i casual gamer, profondo e tattico per quelli più navigati che vogliono padroneggiarlo, in una confezione sgargiante e stilosa che trasuda carisma. Un gioco che si ispira a competitor già esistenti, ma che sa brillare di luce propria, grazie ad alcuni colpi di genio e ad alcune feature interessanti, che verranno sicuramente adottate in futuro come standard dalla concorrenza. Qualche limite c’è, ad esempio nel numero di modalità di gioco e di mappe, o nella mancanza delle partite classificate, ma sappiamo che il futuro di Overwatch sarà fatto di supporto, come da tradizione per la compagnia californiana: ci aspettiamo sicuramente, oltre ai naturali bilanciamenti tra i differenti personaggi, un arricchimento continuo con nuove modalità, mappe, personaggi, personalizzazioni estetiche.

 
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