Uncharted 4, perché è il miglior gioco di avventura di sempre

Uncharted 4, perché è il miglior gioco di avventura di sempre

Dopo The Last of Us, un gioco che ha letteralmente segnato la scorsa generazione di videogiochi, Naughty Dog torna a misurarsi con sé stessa con un titolo ancora più ambizioso, non fosse altro che per la necessità di dover sfruttare il rinnovato hardware di PS4. Ne è venuto fuori qualcosa di unico.

di Rosario Grasso pubblicato il nel canale Videogames
SonyPlaystation
 

Libertalia e pirati

Prima di passare alla parte di gameplay vera e propria, faccio un veloce accenno alla storia. Sony e Naughty Dog hanno voluto completare l'epopea di Nathan Drake e, con questo gioco, andremo a scoprire quanto era rimasto avvolto nel mistero della storia di Nate, dall'origine del suo stesso nome, fino alla conclusione della sua epopea, all'abbandono della vita avventurosa e a come è cambiato dopo il matrimonio con Elena Fisher. Ma è il rapporto con il fratello Samuel a essere scandagliato con maggiore attenzione, e profondità psicologica, da Straley e Druckmann.

La storia, proprio per amalgamarsi al meglio ai ritmi videoludici di cui prima parlavamo, è strutturata intorno ai corsi e ricorsi che inevitabilmente si ripropongono nelle varie fasi della vita dei due fratelli. Uncharted 4 vuole farci capire soprattutto perché sono talmente legati all'avventura e perché non possono rinunciare a quello che sono sempre stati, dei cacciatori di tesori. Diventa un'ininterrotta corsa per salvarsi la pelle, se non dalle fasi di introspezione psicologica e dai momenti più emotivi, spesso legati a Elena. Nathan agisce per un senso di colpa legato al destino che ha dovuto subìre il fratello, non tanto per l'ambitissimo tesoro legato ad Avery e ai pirati che hanno fondato Libertalia.

Nate, Sam e l'immancabile Victor Sullivan devono ripercorrere tutti i movimenti dei pirati di Avery per scoprire Libertalia e l'esatta ubicazione del tesoro più grande di tutti i tempi. Si parte da Henry Avery ma in realtà poi si snoderà una lunga storia piratesca che riguarda congreghe di pirati e qualche presenza sorprendente.

I tre avranno bisogno di alleati per riuscire nel loro compito e dovranno scontrarsi con gli immancabili cattivi e i soliti eserciti di Uncharted. Qui sono Rafe Adler e Nadine Ross. A tal proposito, introduco il maggior dubbio ritmico e di bilanciamento che ho da sempre avuto con gli Uncharted: perché uno studioso e un archeologo, nonché appassionato di antichità, come Nathan Drake, è altrettanto abile nell'affrontare interi eserciti, uscendone sempre vivo? Questa è una cosa difficile da giustificare, che riguarda proprio nel profondo la complessa sfida dei ritmi di narrazione e di gameplay che è propria del videogioco, oltre che la questione della credibilità del media quando deve trovare il compromesso giusto tra significato e azione. È qui che il media tende a fallire, ovvero nell'esigenza di dover sempre condedere tanto, troppo, spazio allo shooting. Proprio tale tipo di giustificazione è ciò che ricercano continuamente gli autori di Uncharted 4, così come avevano fatto gli autori dei precedenti giochi della serie: insomma, sentirete molto spesso la parola "esercito" durante i dialoghi.

Quanto al gameplay, dicevamo, si tratta della tipica commistione di generi di Uncharted. Sono cinque: combattimento corpo a corpo, platforming, puzzle da risolvere, stealth e shooting, dove quelle predominanti restano platforming e shooting. Si tratta di un platforming molto guidato, come per i precedenti capitoli. Anzi le novità sono scarsissime, cosa a cui la serie ci ha ormai abituato, ma rimane molto interessante il sistema di animazioni che porta il modello poligonale di Nathan ad adattarsi allo scenario platforming. Il modello protrae mani e gambe dinamicamente a seconda di come sono disposte le sporgenze. Inoltre, gli scenari sono complessi da interpretare e questo induce il giocatore a ragionare, riconsiderando di volta in volta tutte le opportunità di interazione a sua disposizione, per capire come risolvere l'enigma e procedere nello scenario di gioco.

Anche in questo caso è una questione di incastri, nel senso che al giocatore capiterà di dover fare stealth mentre si arrampica o di sparare durante il platforming, magari sfruttando la sporgenza su cui si trova per proteggersi. Su queste commistioni si basa anche il multiplayer: l'obiettivo di Naughty Dog è quello di spingere il giocatore ad agire in maniera creativa e variegata, compiendo uccisioni sempre originali. Un'idea di gameplay che non cambia da Uncharted a Uncharted, ma che veicola sempre un interessante livello di coinvolgento e ricompensa.

 
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