Recensione Dark Souls 3: unico per livello di difficoltà

Recensione Dark Souls 3: unico per livello di difficoltà

Questa settimana esce il nuovo capitolo della serie di action rpg famosa per il suo livello di difficoltà. Dark Souls 3 è la prima iterazione dell’ormai celebre saga di From Software sviluppata dopo che la serie si è biforcata in una seconda direzione con Bloodborne, il titolo realizzato in prima persona da Hidetaka Miyazaki in parallelo alla lavorazione di Dark Souls 2.

di Jonathan Russo pubblicato il nel canale Videogames
Bandai Namco
 

Introduzione

In molti sono convinti che la mancanza della mano di Miyazaki nel secondo DS fosse particolarmente evidente, rendendolo il capitolo più fragile della saga. Per il terzo “Souls”, la promessa di From Software e del publisher Bandai Namco era quella di tornare alle origini del primo Dark Souls, come feeling e come ambientazione, arrivando persino a dare un senso di chiusura alla vicenda iniziata al Firelink Shrine.

L’idea di tornare (più o meno) a Lordran e incontrare (più o meno) gli stessi personaggi e rivivere le stesse sensazioni ha certamente un appeal per gli aficionados, ma proprio come in Dark Souls 2 il mondo di Drangleic sembrava essere “quasi” un richiamo al mondo del suo predecessore, anche in questo Dark Souls 3 la soluzione adottata è essenzialmente quella di creare parallelismi e citazioni più o meno accennate.

Un’impronta che ha il pregio di far sentire il giocatore subito a casa, ma anche di iniziare a mostrare una serie di limiti alla fantasia degli sviluppatori. La trama di DS3 è praticamente una fotocopia di quella di DS1, ancora di più lo sono i personaggi che andremo a incontrare. Ci sono diverse citazioni persino da Demon’s Souls, e usare il termine “citazione” è forse fin troppo generoso considerando che alcune sequenze sembrano essere state prese di peso e trasferite da un gioco all’altro.

Che questo approccio risulti in una sensazione di maggiore familiarità o che inizi a far serpeggiare il senso di “già visto”, immagino dipenda dal giocatore. Personalmente ammetto di aver vissuto male questi continui flashback e questa mancanza di innovazione, un elemento che ha sempre contraddistinto la qualità dei Soulslike, specialmente nella scrittura.

Se però è da tanto che non sfondate un joypad dopo essere morti per la quindicesima volta di fila contro un boss, vi mancano gli arcieri che sparano missili terra-aria mentre attraversate una passerella sospesa nel vuoto e pensate con nostalgia allo scudo da 100 resistenza fisica, DS3 non correrà certo il rischio di deludervi. La sostanza c’è sempre, e il gioco rimane unico nel suo genere. Peccato solo che la voglia un po’ corsara di fare di testa propria sembri del tutto sparita in casa From Software, almeno per quanto riguarda quello che forse è l’ultimo capitolo della serie.

 
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