Recensione Quantum Break: Microsoft vuole cambiare il passato

Recensione Quantum Break: Microsoft vuole cambiare il passato

La nuova proprietà intellettuale di Remedy è l’evoluzione di quella stessa interpretazione creativa che ha accompagnato lo sviluppo di Max Payne e Alan Wake. La propensione per la narrazione e l’ambizione di accrescere la portata espressiva del medium, avvicinandolo ad altre forme di linguaggio, ha indotto lo studio finlandese a sintetizzare tutto il proprio bagaglio precedente, mettendolo al servizio di una visione inedita: la fusione del videogioco, nella sua incarnazione shooter in terza persona, con un avvincente action show televisivo. Vediamo quindi di capire se questa formula ha dato i suoi frutti.

di Davide Spotti pubblicato il nel canale Videogames
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Fratture temporali a Riverport

Sono sei anni che Jack Joyce non torna dalle parti di Riverport, ma quando il suo più caro amico Paul Serene gli chiede di presentarsi, nel cuore della notte, presso il dipartimento di fisica dell’università cittadina, alcuni dubbi iniziano ad addensarsi nella mente del protagonista. Jack sembra fidarsi di Paul, dopotutto è l’unica persona con la quale è rimasto in contatto durante tutto il tempo speso lontano da casa. I rapporti col fratello Will, a sua volta coinvolto nel progetto, sono decisamente più incrinati ed è anche alla luce di questa situazione che Jack non sembra affatto tranquillo di quello che è in procinto di accadere.

Una volta entrato nella struttura Paul gli mostra Promenade, una rivoluzionaria tecnologia in grado di permettere i viaggi nel tempo. Paul ha bisogno dell’aiuto di Jack per testare la macchina, ma quando il Paul del presente e quello dell’immediato futuro si trovano uno vicino all’altro è Will ad irrompere nella sala del laboratorio, nel disperato tentativo di impedire qualcosa che in realtà è già accaduto. Seguono fasi confuse, truppe d’assalto giungono nell’edificio e cercano di eliminare i malcapitati senza apparenti ragioni logiche. La fuga dei due fratelli termina sull’atrio della biblioteca universitaria, dove un Paul Serene palesemente più anziano di quello visto pochi istanti prima ordina di far brillare l’intero palazzo, lasciando Will sotto alle macerie e prendendo Jack come prigioniero. Si scopre allora che Serene è riuscito a tornare nel passato per fondare la Monarch Corporation e che la società è invischiata fino al collo in un conflitto per la salvaguardia del tempo e il destino dell’intera umanità.

Pur affondando le sue radici attorno a una tematica molto complessa, sia sul piano etico che scientifico, è interessante constatare che gli argomenti trattati in Quantum Break siano stati sviluppati con la consulenza di Syksy Räsänen, insegnante di fisica presso l’università di Helsinki e con un passato di prestigio presso il CERN di Ginevra. Grazie alla collaborazione di questo scienziato Remedy è riuscita a delineare un quadro più approfondito dei principi fondamentali che regolano la fisica quantistica, nozioni come il campo e il bosone di Higgs, e in quale modo questi principi vadano a interfacciarsi con il concetto stesso di gravità. Le basi scientifiche hanno permesso agli sviluppatori di sfruttare una serie di riferimenti ben precisi, utilizzando l’idea delle particelle di chronon che nel gioco vengono definite campo di Meyer-Joyce. Grazie al supporto di Räsänen è nata anche l’idea di impostare la macchina del tempo come un nucleo, in grado di sfruttare la formazione di piccoli buchi neri e di viaggiare, in avanti o indietro, mediante l'utilizzo di un corridoio. Ciò che ne è emerso è un lavoro interessante, maturo e avvincente, che prende le mosse dalla tematica del viaggio nel tempo per scandagliare il desiderio umano di riparare ai propri errori, unito alla necessità di comprendere l’ignoto.

Ciò è stato possibile anche per merito di un cast efficace, proveniente dal cinema action e dal mondo delle serie televisive americane. Jack Joyce è interpretato da Shawn Ashmore (l’Uomo Ghiaccio nella saga di X-Men), mentre Dominic Monaghan (Il Signore degli Anelli, Lost) veste i panni del visionario fratello e scienziato Will. L’ambiguità e il cinismo di Paul Serene sono esaltati dall’interpretazione di un perfetto Aidan Gillen (noto soprattutto per il ruolo ambiguo di Petyr Baelish ne Il Trono di Spade) ma il cast vanta anche la presenza di Lance Reddick (Fringe, Lost) nei panni del criptico amministratore delegato di Monarch: Martin Hatch. E poi non bisogna dimenticare nemmeno Beth Wilder, un’agente della Monarch che in realtà ha deciso deliberatamente di infiltrarsi nella compagnia per provare a sventare i piani orditi da Serene. Grazie alla presenza delle distorsioni temporali la narrazione è fortemente frammentata, va a collocarsi su più livelli, come un mosaico che dev’essere ricomposto un frammento dopo l’altro. Durante le parti giocate è lo stesso Jack a raccontare, attraverso una retrospettiva avvenuta nel corso di un interrogatorio, i fatti che il giocatore ha modo di sperimentare nel corso della partita e che, essendo collocati tra il 9 e il 10 ottobre 2016, si svolgono prevalentemente nel prossimo futuro.

Oltre alla narrazione affidata alla voce di Jack, alle cut-scene in game e allo show televisivo (di cui parleremo nel prossimo paragrafo), il gioco sfrutta in modo molto efficace anche un criterio tradizionale come la lettura dei messaggi e-mail presso i terminali sparsi all’interno dei livelli. La dinamica è la stessa già osservata in decine di altre produzioni, ma in questo caso Remedy ha svolto un lavoro ancora più interessante, rendendo il materiale sempre utile e intrecciato alla perfezione con tutti gli altri eventi che stanno accadendo negli altri piani del racconto.

Il taglio cinematografico di Quantum Break non funzionerebbe senza un comparto tecnico all’altezza del compito. L’engine proprietario Northlight conferisce infatti una notevole fedeltà ai volti e ai movimenti del corpo se confrontati con le controparti reali durante lo show televisivo. Su Xbox One, dove è avvenuto il nostro test, il gioco gira a 30 frame per secondo e la risoluzione sfrutta un complesso sistema di upscaling temporale che viene ricavato da quattro frame a 720p e 4xMSAA. L’impiego di queste tecniche ha permesso di gestire con coerenza l’enorme quantità di effetti, distorsioni grafiche e situazioni di stasi che si sperimentano durante la campagna – soprattutto nella seconda parte – fornendo supporto anche nella complessa gestione delle ombre dinamiche. Il risultato finale è interessante, sebbene non manchino alti e bassi rappresentati da qualche sporadico ritardo nel caricamento dei fondali e lievi rallentamenti che peraltro finiscono per confondersi nel frammentato contesto all’interno del quale ci si muove.

La colonna sonora è efficace nel trasmettere quel senso di incombenza determinato dalle continue alterazioni dello spazio-tempo. Per la parte in-game il lavoro è stato affidato all’autore Petri Alenko, che in passato aveva già lavorato su Alan Wake. La componente sonora inerente lo show televisivo proviene invece dal compositore John Kefer e, sebbene i due lavori siano strettamente complementari e traggano spunto dalla musica elettronica, non sono mancati spunti indipendenti e del tutto personali. In chiusura merita una menzione anche l’ottimo doppiaggio in italiano, che non stride praticamente mai rispetto agli eventi visualizzati su schermo e ci è piaciuto soprattutto per come viene caratterizzato l’antagonista.

 
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