Albedo: un'avventura tutta italiana

Albedo: un'avventura tutta italiana

Albedo: Eyes From Outer Space è un’avventura in prima persona ispirata ai film di fantascienza degli anni ’60. Il progetto, interamente realizzato dallo sviluppatore bolognese Fabrizio Zagaglia, propone un viaggio piuttosto particolare, nel quale gli elementi puzzle si accostano a componenti esplorative e di gestione del proprio inventario. Il gameplay viene inoltre guidato attraverso il filtro della prima persona ed è sostenuto da un livello di difficoltà di chiara impostazione old school. A margine della nostra recensione pubblichiamo anche un’estesa intervista al creatore del gioco.

di Davide Spotti pubblicato il nel canale Videogames
SteamXbox
 

Introduzione

Nei giorni scorsi abbiamo avuto modo di partecipare a un evento showcase organizzato da Microsoft, durante il quale è stato dato spazio al programma ID@Xbox ed è stato mostrato il catalogo dei titoli indipendenti italiani disponibili su Xbox One e Windows 10. Tra questi prodotti era presente anche Albedo: Eyes From Outer Space, avventura in prima persona di derivazione sci-fi basata sulla risoluzione di enigmi in spazi di gioco dalle dimensioni circoscritte.

L’opera è stata realizzata dallo sviluppatore bolognese Fabrizio Zagaglia, che ne ha curato interamente sia il design che la programmazione, ricevendo supporto esterno solo per quanto attiene il comparto sonoro, alcuni asset grafici e la localizzazione. Dopo aver terminato il periodo di Early Access il gioco è stato pubblicato su PC la scorsa primavera ed è anche stata realizzata un’edizione retail, nella quale sono presenti la colonna sonora e alcuni materiali extra come i concept e i prototipi dei vari livelli. Superata questa fase Zagaglia ha quindi iniziato a lavorare sui porting destinati alle console, e così il gioco ha potuto esordire anche su Xbox One e PlayStation 4 lo scorso 19 gennaio.

Albedo è dichiaratamente ispirato ai film di fantascienza degli anni ’60, sono infatti stati citati alcuni classici appartenenti al genere come Invaders From Mars e The Day the Earth Stood Still. Il giocatore veste i panni di John T. Longy, guardiano notturno di una base segreta nota come JUPITER, all’interno della quale vengono compiuti strani esperimenti. JUPITER è infatti il laboratorio principale dell’Olympus Group, una corporazione impegnata in controverse ricerche sullo spazio e sul tempo. Pur trattandosi di un luogo ambiguo e poco rassicurante Longy non è mai troppo impegnato e spende il proprio tempo per lo più mangiando schifezze e bevendo birra sul posto di lavoro. Tuttavia la notte vissuta dai giocatori è destinata ad essere molto diversa da tutte le altre, dopo che un’esplosione improvvisa intrappola il protagonista nei sotterranei della struttura e lo mette a contatto con aggressive creature organiche dotate di un singolo occhio gigante e disgustosi tentacoli. Ha così inizio un viaggio molto particolare, che accosta elementi tipici dei puzzle game a componenti esplorative e di gestione dell’inventario, sintetizzandole attraverso l’interazione in prima persona e offrendo un livello di difficoltà di chiara impostazione old school.

Al termine della nostra recensione potete trovare anche un’intervista a Fabrizio Zagaglia, al quale abbiamo chiesto di condividere non solo i dettagli inerenti lo sviluppo del progetto, ma anche una serie di opinioni personali sulle complessità che deve affrontare chi al giorno d’oggi, nel nostro Paese, decide di sviluppare videogiochi.

 
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