Homeworld Deserts of Kharak: ritorno all'RTS classico

Homeworld Deserts of Kharak: ritorno all'RTS classico

È finalmente arrivato il tempo per la recensione di Homeworld Deserts of Kharak, uno strategico in tempo reale sviluppato dai veterani di Homeworld che gli appassionati del genere adoreranno. Non si combatte più nello spazio, ma a terra, all'interno di un'impostazione che ricorda il mitico Total Annihilation per l'ampiezza delle mappe, e che richiede quindi riflessione e profondità strategica.

di Rosario Grasso pubblicato il nel canale Videogames
Steam
 

Le meccaniche strategiche

Homeworld Deserts of Kharak è un gioco che merita attenzione per via delle interessanti opportunità strategiche che offre. Dipendono principalmente dalle dimensioni delle mappe di gioco, dalla presenza della sabbia come abbiamo visto nella pagina precedente e dalla necessità di spostare le truppe in maniera oculata. Sbagliare i tempi può risultare determinante perché, a causa degli enormi spazi da percorrere, ci si potrebbe ritrovare scoperti in un punto della mappa critico o non avere delle unità pronte per tempo. Il focus tattico quindi riguarda questi enormi spazi, anche se probabilmente si sarebbe potuto fare di più e rendere quella delle dimensioni delle mappe una componente di gioco ancora più cruciale.

La campagna single player, come abbiamo visto, racconta il viaggio di Rachel S’jet attraverso il deserto di Kharak man mano che la nostra eroina penetra lungo le difese aliene insieme al suo esercito. È come una missione unica, anche perché ciò che succede nelle missioni precedenti non viene dimenticato e diventa retaggio del giocatore nelle successive. Le unità acquisiscono esperienza e, soprattutto, si inizia la nuova missione con le unità che erano rimaste in vita nella precedente. Preservare ogni singola unità, curarla accuratamente e proteggere quelle che hanno conquistato il rango di veterano sul campo di battaglia diventa quindi fondamentale, se non si vuole iniziare sin da subito con un esercito insufficiente.

Naturalmente questa impostazione complica in maniera sensibile le cose, e per questo Blackbird ha deciso di dare al giocatore la possibilità di disabilitarla, in modo da iniziare le missioni con l'esercito di default. In certi casi estremi, infatti, si potrebbe partire da condizioni troppo ostiche per poter avere la meglio nella missione, anche perché lo stato delle unità non muta al passaggio alla missione successiva: se l'incrociatore di Rachel terminerà la missione con il 4% delle risorse vitali, quindi, vedrete l'unità in fiamme nelle sequenze di intermezzo che danno il via alla nuova missione.

Blackbird ha voluto dare un senso di continuità alla storia e trasmettere al giocatore l'idea delle estenuante penetrazione delle forze della Coalizione nell'ostile deserto di Kharak. Le forze Gaalsien opporranno una fortissima resistenza, sempre più agguerrita man mano che si va avanti nella storia. Ovviamente il giocatore potrà raccogliere risorse con i Recuperatori nelle mappe che lo prevederanno e questo gli darà modo di rimpolpare il proprio esercito anche nel caso in cui perda qualcuna delle unità. Ci sono due tipi di risorse in Deserts of Kharak, differenziate in unità di costruzione e unità risorse. A seconda del tipo di unità o di potenziamento da realizzare potrebbe essere richiesto un tipo piuttosto che l'altro di risorsa.

Il fulcro dei combattimenti rimangono comunque gli attacchi a lungo raggio tramite i cosiddetti Cannoni a Rotaia, delle vere e proprie unità di artiglieria, e soprattutto le unità aeree, sia che siano caccia che bombardatori. I giocatori designano l'area del bombardamento e se all'interno ci sono delle unità terrestri gli aerei automaticamente le seguiranno e colpiranno. Naturalmente ci sono delle unità anti-aeree, ma proprio la possibilità di coprire quanto più possibile la mappa con unità rapide negli spostamenti è un elemento cruciale nelle tattiche. Il fatto che gli aerei siano così importanti, oltre al più banale fatto che lasciano dietro di sé delle scie del tutto simili a quelle dei vecchi Homeworld, sono elementi che ricongiungono il nuovo Deserts of Kharak al passato.

Oltre alle unità terrestri e a quelle aeree, i giocatori possono contare su diverse unità di supporto come gli Incrociatori e i Baserunner. I primi sono delle basi mobili e possono essere spostate in giro per la mappa per aiutare i Recuperatori a raccogliere le risorse, evitando loro di dover tornare alla base. Gli Incrociatori possono anche riparare le unità danneggiate (componente cruciale in Deserts of Kharak per via della necessità di dover preservare le unità veterane) e garantire una certa forza di fuoco, anche se sono molto poco resistenti. Altrettanto importanti i Baserunner, perché piazzano torrette difensive e mine per ostacolare l'avanzata del nemico, recuperano i manufatti e dispiegano delle sonde che ci permettono di scrutare cosa succede nelle aree calde della mappa. Spostare l'esercito al buio verso un'area che potrebbe essere presidiata dal nemico può essere fortemente deleterio perché, come accade negli RTS seri, schierare l'unità sbagliata contro il nemico sbagliato vuol dire perdere in pochi secondi anche eserciti molto folti.

Le abilità secondarie delle unità sono ben ideate, bilanciate e molto utili negli scontri. Le unità corazzate ad esempio possono dispiegare delle cortine fumogene che compromettono la visibilità delle truppe nemiche sul nostro esercito. Il Baserunner di Rachel, invece, può piazzare delle cariche esplosive oppure manomettere il sistema di sicurezza delle unità Gaalsien e indurle a schierarsi dalla propria parte. Rachel può anche lanciare un impulso elettromagnetico che disabilita le torrette e le altre difese delle basi aliene. Tutte le unità, inoltre, sono modellate molto bene, si compongono di varie parti, e rimangono definite anche agli importanti livelli di zoom che si possono praticare sulla mappa (lo stesso ahimé non si può dire della composizione poligonale degli scenari e delle texture).

Prima abbiamo parlato genericamente di base, ma questo aspetto richiede delle attenzioni supplementari. Tornano infatti gli enormi Carrier di Homeworld, anche se stavolta, ovviamente, sono nella variante terrestre. Nella campagna single player avremo modo di gestire il Carrier Kapisi, che è una sorta di base mobile che può spostarsi in quasi ogni area della mappa. Quel quasi ovviamente non è lì a caso, perché il Carrier va comunque incontro a limiti nella mobilità importanti in caso ad esempio di strettoie o di centri abitati densi di edifici, con i quali bisogna imparare a scendere a compromessi. Però può muoversi verso alcune aree dense di risorse e può anche coprire le unità nelle circostanze di attacco.

I giocatori possono incanalare il flusso energetico del Carrier fra quattro importanti aree: corazza, riparazione, torrette difensive e sistemi a distanza. Durante la campagna, inoltre, Rachel avrà modo di recuperare dei manufatti da relitti di vecchi Carrier spaziali e ciascuno di essi, dopo essere stato riportato sul Kapisi, consente di migliorare gli attributi e le caratteristiche della base mobile, offrendogli migliori capacità di spostamento, più potenza di fuoco, maggiori funzionalità di riparazione e così via. Sul Carrier ci sono due ulteriori aree, una relativa alla ricerca ingegneristica e l'altra agli aggiornamenti. La prima permette di sbloccare nuove unità, l'altra di fornire potenziamenti alle prestazioni e alle funzionalità delle unità già a disposizione.

Dicevamo, il fulcro delle battaglie di Deserts of Kharak riguarda proprio gli ampi spazi aperti in cui si verificano gli contri con le forze Gaalsien. Il gioco non mette a disposizione una vera e propria mini-mappa ma consente di accedere al cosiddetto Sistema Sensori. Si preme spazio per vedere questa mappa tattica che fornisce indicazioni in tempo reale su tutte le alture, sulla dislocazione di ciascuna unità (ogni tipo di unità viene contrassegnato con un simbolo diverso), sugli spostamenti del nemico e sulla probabile posizione delle truppe avversarie quando non osservate direttamente, oltre che sulla posizione delle risorse e dei manufatti. La mappa tattica è fondamentale per organizzare gli attacchi aerei e gli spostamenti più consistenti delle proprie truppe: in certe situazioni, infatti, vi capiterà di trascorrere più tempo a monitorare la mappa tramite il Sistema Sensori che attraverso l'inquadratura tradizionale.

 
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