Recensione Halo 5: il Capo di nuovo pronto a salvare l'umanità e Xbox One

Recensione Halo 5: il Capo di nuovo pronto a salvare l'umanità e Xbox One

Ecco a voi la nostra recensione e le nostre impressioni su Halo 5 Guardians, il nuovo sparatutto della famosissima serie prima Bungie e ora 343 Industries che porta Master Chief nella nuova generazione.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
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Fuoco, armi, squadra e tattica

Per quanto lo stile di gioco tipico della saga non sia stato snaturato, in Halo 5 ci sono state delle notevoli modifiche strutturali. Non vere rivoluzioni, ma svolte evidenti sì. Halo 5 rimane uno shooter frenetico e spettacolare, che fa degli scontri a fuoco dinamici e aggressivi il proprio cuore.

Si è però posta maggior enfasi a un approccio più tattico alla battaglia. Innanzitutto, la presenza della squadra consente di dividersi i compiti. Se giocando con altri utenti umani la cosa è scontata e maggiormente gratificante (per quanto i ritmi velocissimi del gioco non favoriscano poi molto il gioco in team, un po’ come accadeva anche in Halo: Reach), bisogna avanzare qualche perplessità per quanto riguarda le partite in completa solitaria. L’IA dei nostri compagni Spartan è ben calibrata (sono performanti, ma non invadenti), ma non c’è un vero modo per combattere in sinergia. Gli unici ordini che si possono impartire (tutti attraverso il d-pad) riguardano essenzialmente la possibilità di raggiungere un punto dello scenario, il concentrare il fuoco contro un particolare nemico, l’appropriarsi di una postazione fissa, la necessità di curare uno Spartan ferito. Poco. E poco tattico e credibile, visto che le movenze degli Spartan, dopo aver ricevuto un ordine, saranno tutto fuorché realistiche.

Lo stesso fatto di avere cure infinite anche per il giocatore, abbassa di molto la difficoltà del gioco (scordatevi di affrontare Halo 5 a una difficoltà inferiore a ‘EROICA’) e rende l’esperienza molto meno drammatica (stando bene attenti a non prendere troppo le distanze dai compagni, curandoli quando vengono feriti, ci si garantirà una riserva di vita pressoché infinita). Molto di più - rispetto al tatticismo della battaglia - si ha grazie alla configurazione degli scenari e alla varietà delle armi.

Per quanto riguarda i livelli di gioco, è opportuno sottolineare la loro vastità e la loro articolazione. Sembra evidente come 343 Industries desideri spingere il giocatore ad adottare un approccio più ‘smart’ al combattimento: spesso attaccheremo nemici inconsapevoli o parteciperemo a battaglie già in corso, potendo - in entrambi i casi - contare sull’effetto sorpresa. Con un po’ di attenzione e dedizione sarà possibile sfruttarlo appieno, perché potremo quasi sempre trovare ‘percorsi alternativi’ attraverso cui aggirare il nemico o raggiungere posizioni di fuoco vantaggiose (in cui non di rado potremo trovare ad aspettarci armi particolarmente potenti ed adatte al fuoco dalla distanza). Si tratta di una dinamica non ignota alla storia di Halo ma che, in Guardians, è stata evidentemente potenziata.

Grandi innovazioni anche per quanto riguarda l’arsenale a nostra disposizione. Banalizzando, potremmo dire che le armi dei Precursori rappresentano gli ordigni più potenti ma anche più complessi da gestire e padroneggiare (per tempi di ricarica, rinculo esagerato…), gli strumenti Covenant risultano perfetti per fuoco rapido e scontri ravvicinati, mentre quelli umani sono una solida (e preferibile) via di mezzo, anche perché sono i più diversificati e numerosi. Maggior enfasi, in Guardians, è stata posta sulla possibilità di mirare con ogni arma. Questo - pur non sradicando la componente frenetica di Halo - risulta una decisa evoluzione verso il realismo e il maggior controllo della fase di combattimento. Questa scelta mi ha assolutamente convinto, ma potrebbe in qualche modo deludere i ‘core fan’ della saga.

 
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