Metal Gear Solid V: il lascito emotivo e culturale di Hideo Kojima

Metal Gear Solid V: il lascito emotivo e culturale di Hideo Kojima

Recensire un gioco immenso come Metal Gear Solid V non è certo facile. Anche perché non è immenso solo dal punto di vista della longevità. Ci abbiamo provato con una recensione di 7 pagine, un video, confronti qualitativi vari, benchmark, un filmato di gioco di 30 minuti e oltre registrato a 60fps e altro ancora.

di Rosario Grasso pubblicato il nel canale Videogames
Halifax
 

Una storia di vendetta, di sogni, e non solo

Le vicende di The Phantom Pain sono contestualizzate nove anni dopo quanto accaduto in Metal Gear Solid V Ground Zeroes con l'attacco alla Mother Base di Big Boss da parte dell'esercito privato individuato dalla sigla XOF. Nelle prime due fantastiche ore di The Phantom Pain, con un prologo che entrerà di diritto nella storia dei videogiochi, assistiamo al faticoso risveglio di Snake dal coma, durato appunto nove anni. Snake si accorge che qualcuno gli sta ancora dando la caccia e si renderà conto che questo avverrà tramite un demone in fiamme e colui che ricorda nelle fattezze fisiche lo Psycho Mantis dei primi capitoli di Metal Gear, ovvero il "ladro di sogni" che ha i poteri della telepatia e della telecinesi.

Durante queste prime due ore ci sono tanti riferimenti al passato, così come citazioni incrociate a Moby Dick e a fatti di attualità scientifica, come tutto il filone legato al trapianto della testa. Il professore che organizza il risveglio di Snake, infatti, assomiglia pericolosamente a Sergio Canavero, ma questa è una storia che abbiamo già raccontato.

Snake riuscirà a fuggire dall'ospedale controllato dai britannici a Cipro e farà squadra con Ocelot per ricreare la Mother Base andata distrutta dopo i fatti di Ground Zeroes. L'obiettivo dei due è di ottenere vendetta rispetto a Skull Face, l'oscura presenza che sembra aver organizzato l'attacco di Ground Zeroes adesso al comando di una forza militare conosciuta come XOF e che ha preso il sopravvento sull'organizzazione paramilitare Cipher e del suo leader Zero.

Ma, sappiamo dai Metal Gear del passato, che il vero scopo di Big Boss, Snake o Venom chiamatelo come volete, è un altro. Lui vuole creare un'entità che possa muoversi liberamente rispetto alle intenzioni delle grandi corporazioni militari che ormai governano il mondo, all'interno di un sogno utopico fatto dallo stesso Kojima dove finalmente la carne e la passione contano quanto i proiettili. Ovvero, è l'essere umano, con le sue emozioni, che riconquista la scena, mentre tutto il resto, ovvero la guerra e gli interessi monetari, viene relegato in secondo piano. Kojima racconta tutto questo con lo stile di certi film di spionaggio degli anni '80, anni in cui sono ovviamente ambientate le vicende di The Phantom Pain.

La Mother Base di Big Boss corrisponde quindi al sogno di Outer Heaven (il paradiso esteriore), ovvero una nazione indipendente in cui tutti i soldati del mondo possono raggrupparsi senza essere alle dipendenze di nessuno. Un posto dove i soldati siano potenti come gli stati e dove non ci siano più interessi militari, ma che è destinato a restare un'illusione di Big Boss così come dell'altro protagonista principale di Metal Gear, ovvero Solid Snake.

L'ideologia di Big Boss nasce a sua volta da The Boss, l'agente dei servizi segreti americani che durante la seconda guerra mondiale sarebbe passata a servire l'Unione Sovietica. The Boss tramandava ideali di lealtà e patriottismo, che miravano alla pura libertà di scelta e che per questo divergevano in parte rispetto al modo di pensare di Big Boss. Sarà proprio quest'ultimo a fermare The Boss, e per questo ad assumerne il nome, non prima di avere avuto una relazione sentimentale con lei.

C'è un altro gioco dedicato a Big Boss all'interno del franchise di Metal Gear ed è Peace Walker per PSP. Anche lì Snake è intento a creare la sua grande fazione di mercenari, chiamata stavolta Militaires Sans Frontieres. Ma Snake e il suo esercito cadono in un'imboscata in Costa Rica, strutturata intorno a una strategia imperniata su un carro quadrupede in grado di sparare ordigni nucleari e conosciuto proprio come Peace Walker. Msf alla fine sconfigge il Peace Walker grazie a un'arma allestita con l'aiuto dello scienziato Huey Emmerich, che sarà uno dei protagonisti principali anche in The Phantom Pain e qui responsabile dell'enorme Metal Gear che finirà nelle mani dell'esercito sovietico. Ma anche in Peace Walker si assiste a una storia di spie e di tradimenti, visto che Snake viene tradito da un suo agente, Paz.

The Phantom Pain quindi è stato concepito da Kojima come l'anello di congiunzione tra i due filoni di Metal Gear, ovvero da una parte la storia di Big Boss e dall'altra quella di Solid Snake, giunta a termine in maniera così magnifica, perlomeno sul piano cinematografico, con Guns of the Patriots. Anello di congiunzione che punta a spiegare molti angoli bui della storia di Metal Gear, tra cui l'approdo di Solid Snake ad agente di Big Boss, il progetto Les Enfantes Terribles (compreso Solidus), l'ascesa di Boss a capo della FOX e il fallimento del progetto Outer Heaven. Ma, come tradizione nello stile di Kojima, non tutte le domande avranno una risposta: la storia di Metal Gear è destinata a rimanere oscura in tanti punti per una precisa scelta stilistica del suo autore (e chissà per dar spazio ad altri capitoli, purtroppo non più diretti dal maestro).

Che non solamente ha creato uno stile di narrazione e di gameplay che ha fatto proseliti nel mondo dei videogiochi, ma che ha anche pensato a una storia contorta, come state vedendo, profonda e filosofica, così come probabilmente neanche al cinema abbiamo mai avuto. Solo per questo, al di là delle disquisizioni sul gameplay e sullo stile narrativo, Metal Gear andrebbe giocato: semplicemente, per il suo significato.

 
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