Mad Max: benzina, terra e fucili ora anche in un videogioco

Mad Max: benzina, terra e fucili ora anche in un videogioco

L’universo nato dalla mente di George Miller è stato reso interattivo da Avalanche Studios, il medesimo team responsabile della serie di Just Cause. Dal nostro test abbiamo riscontrato alcune qualità positive ma anche vari punti interrogativi, tra i quali la costante ripetitività dell’esperienza di gioco.

di Davide Spotti pubblicato il nel canale Videogames
Warner Bros.
 

Introduzione

Al giorno d’oggi i blockbuster dell’industria videoludica sono sempre più associati alla parola ‘open world’. E’ infatti evidente che tali produzioni stiano ormai acquisendo una percentuale sempre più rilevante sul mercato, al punto da rischiare di apparire ridondanti. C’è chi è salito in sella al carro da poco, convertendosi alla formula solo nel recente passato, altri studi invece sono nati sostenendo a spada tratta questo tipo di filosofia e l’hanno portata avanti con entusiasmo. All’interno di questa seconda categoria rientra anche Avalanche Studios, software house scandinava che non ha mai fatto segreto di prediligere le esperienze di gioco aperte, fin dai tempi del primo capitolo di Just Cause.

Nel 2012 la compagnia fondata da Christofer Sundberg ha stretto accordi con Warner Bros. per la trasposizione in chiave ludica di Mad Max. Trattandosi di un lavoro abbastanza delicato, le due società si sono confrontate a lungo e su più fronti, prima di stipulare un accordo definitivo. Peraltro il fatto di aver ottenuto i diritti per lavorare con questa licenza ha consentito ad Avalanche di recuperare una buona fetta del lavoro di design già effettuato su pregressi prototipi. Gli sviluppatori avevano infatti già lavorato ad altri due concept – basati rispettivamente sul genere western e post-apocalittico – che guarda caso avevano come fonte d’ispirazione primaria proprio la saga firmata dal maestro George Miller. Di conseguenza, una volta raggiunta l’intesa con il publisher, una parte del materiale preliminare era già pronta per essere finalizzata.

Sebbene all’inizio il progetto fosse stato pensato per essere cross-gen – dovendo quindi approdare sia sugli attuali hardware che su quelli di vecchia generazione – in un secondo tempo lo studio ha corretto il tiro e ha deciso di indirizzare la produzione solo su PS4, Xbox One e PC. Warner dal canto suo deve aver valutato l’opportunità di mettere sul mercato un altro outsider in grado di superare le aspettative dei più, come già avvenne nel 2009 con Batman Arkham Asylum o lo scorso anno con l’ottimo L’Ombra di Mordor.

Per giunta Mad Max avrebbe dovuto esordire sul mercato in parallelo al reboot cinematografico, ma i cambi di rotta ne hanno allungato la gestazione, spostando in avanti la finestra di lancio di alcuni mesi. Così mentre Avalanche cercava di portare a termine il lavoro, la scorsa primavera Mad Max: Fury Road ha fatto irruzione nelle sale cinematografiche e ha colto davvero nel segno. La nuova pellicola di Miller ha proposto sul grande schermo una rappresentazione radicale ed estrema, adrenalinica come poche altre ma anche molto ermetica e supportata con grinta dalle efficaci interpretazioni di un animalesco Tom Hardy e di una selvaggia quanto carismatica Charlize Theron.

Insomma, sotto questo aspetto, la pressione per Avalanche non dev’essere stata poca, calcolando le aspettative che si erano create tra i fan e gli ulteriori mesi di attesa che sono trascorsi prima di vedere il gioco sugli scaffali. Un altro punto interrogativo riguardava lo sviluppo parallelo a quello di Just Cause 3 – atteso per dicembre – che poteva far temere eccessive similitudini tra i due progetti e un lavoro di rifinitura poco accurato. Duole dirlo, ma questa volta l’operazione qualità da parte di Warner è riuscita solo in parte. Sì perché Mad Max, pur proponendo tanti contenuti e molte ore di gioco, presta il fianco a facili critiche e dimostra che alcuni aspetti avrebbero meritato un ulteriore lavoro di affinamento.

 
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