Until Dawn e la forza dell’effetto farfalla

Until Dawn e la forza dell’effetto farfalla

Il genere horror, nella sua declinazione slasher, irrompe su PlayStation 4 grazie ai ragazzi di Supermassive Games. Dopo il nostro test completo abbiamo cercato di estrapolare tutti i contenuti dell’opera e analizzare nel dettaglio la trama, i personaggi ma anche le numerosissime influenze che sono identificabili sia nel gameplay che sul piano narrativo.

di Davide Spotti pubblicato il nel canale Videogames
SonyPlaystation
 

Conclusioni

Fatte le dovute valutazioni ci sentiamo di consigliarvi l’acquisto di Until Dawn ad un prezzo ridotto, soprattutto alla luce della longevità piuttosto limitata del prodotto. Una volta completate le circa 10 ore della storia non sono infatti presenti attività supplementari, ad eccezione di alcuni filmati extra che propongono contenuti bonus, dietro le quinte sullo sviluppo, la creazione della colonna sonora e alcune interviste al cast.

Nonostante i numerosi bivi e le conseguenze che possono scaturire alla fine degli eventi, riteniamo che la rigiocabilità sia comunque abbastanza limitata, per lo meno nell’immediato, anche in considerazione del fatto che viene completamente meno l’effetto sorpresa, fondamentale per mantenere la storia interessante e aderente ai suoi obiettivi. Le ore trascorse sono più che soddisfacenti, ovviamente a patto che siate coscienti del tipo di esperienza cui state andando incontro. La trama funziona a dovere grazie al ritmo impartito e ai molti colpi di scena, al punto da mettere in secondo piano un finale un po’ sbrigativo e qualche scelta un po’ strana nella distribuzione del tempo dedicato ad alcuni sopravvissuti durante la fase conclusiva dell’avventura.

Gli otto ragazzi di cui si assume i panni sono piuttosto stereotipati ma la notevole diversità dei caratteri permette di compensare e accettare di buon grado anche i clichè. I due fattori più riusciti vanno però ascritti alle meccaniche di funzionamento dell’effetto farfalla e all’efficace colonna sonora, seguiti a ruota dall’ottima espressività dei volti e da un doppiaggio in italiano senza sbavature.

Può piacere o meno – ed è soprattutto una questione di gusti – ma questo tipo di sinergia tra linguaggio videoludico e cinematografico si è ormai ritagliata uno spazio concreto e una sua riconoscibilità all’interno del mercato. Le opere di Quantic Dream hanno aperto la strada alle interpretazioni di Telltale, ed entrambe queste esperienze sono state utili a Dontnod per portare sul mercato il recente Life is Strange. Until Dawn sotto questo punto di vista è un nuovo tassello e cerca di ritagliarsi una sua riconoscibilità, inquadrando tale filosofia con i filtri del genere horror.

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