Until Dawn e la forza dell’effetto farfalla

Until Dawn e la forza dell’effetto farfalla

Il genere horror, nella sua declinazione slasher, irrompe su PlayStation 4 grazie ai ragazzi di Supermassive Games. Dopo il nostro test completo abbiamo cercato di estrapolare tutti i contenuti dell’opera e analizzare nel dettaglio la trama, i personaggi ma anche le numerosissime influenze che sono identificabili sia nel gameplay che sul piano narrativo.

di Davide Spotti pubblicato il nel canale Videogames
SonyPlaystation
 

La colonna sonora: un personaggio aggiunto

La colonna sonora è una componente determinante per ogni opera horror che si rispetti e così è stato anche per Until Dawn. Per raggiungere questo scopo i ragazzi di Supermassive si sono rivolti a Jason Graves, artista molto apprezzato e con esperienza da vendere soprattutto in ambito videoludico. Il suo background è molto versatile e spazia dalle percussioni alle tastiere, attraversando più generi sebbene si definisca un autore melodico. Tra le sue composizioni più brillanti ci sono quelle della saga di Dead Space, che gli è anche valsa la conquista di due BAFTA Awards. Ma i progetti che ha diretto sono tanti, su tutti F.E.A.R. 3, Tomb Raider e The Order 1886. Nel suo curriculum non mancano nemmeno cinema e serie televisive, sulle quali ha lavorato fin dalla fine degli anni novanta.

Graves ha dichiarato di amare questo tipo di composizioni perché gli consentono di essere molto creativo e svincolato da rigidi imposizioni. Per sua stessa ammissione l’obiettivo prefissato col team di sviluppo è stato quello di rendere la colonna sonora talmente integrata nell’esperienza di gioco da considerarla come un ulteriore attore all’interno della trama. Il paragone non è affatto peregrino, perché la musica di Until Dawn è viva, talvolta minimale e altre gargantuesca, un continuo saliscendi di emozioni che non lascia mai il giocatore in balia di sé stesso e riesce a fargli percepire un forte senso di ossessione. Com’è ovvio per il tipo di gioco di cui abbiamo parlato, il modo migliore di dare risalto a tali caratteristiche è la fruizione al buio, possibilmente con un buon paio di cuffie dolby surround a supporto. Così facendo potrete rendervi conto dell’ottimo lavoro di campionatura dei suoni e dell’attenzione quasi maniacale per i dettagli.

Dal punto di vista grafico Until Dawn sfrutta una versione personalizzata e potenziata del motore Umbra 3, che in passato è già stato impiegato da Guerrilla Games per lo sviluppo di Killzone Shadowfall. I modelli poligonali degli attori sono stati riprodotti con grande attenzione, attraverso un avanzato sistema di motion capture che, pur non sfruttando tecniche di performance capture come quelle di Naughty Dog, riesce ad amalgamare in modo credibile la particolareggiata profondità delle espressioni facciali con il dinamismo e la fedeltà nei movimenti del corpo. Anche le ambientazioni sono molto suggestive e particolareggiate, sebbene sia chiaro che si tratta di scenari dalle proporzioni molto ristrette e con forme d’interazione davvero limitate.

Chiudiamo con due note a margine. La prima è la presenza di una companion app che può essere scaricata sia su dispositivi Android che su iOS. Per usufruirne è necessario che il proprio smartphone sia collegato alla medesima rete wi-fi cui è collegata la console e tra le funzionalità supportate abbiamo la possibilità di tener traccia delle proprie scelte mentre si sta procedendo, osservare gli oggetti collezionabili senza accedere al menù, scoprire nuovi dettagli sulla storia di Blackwood Pines e sul background dei personaggi. Qualora invece abbiate a disposizione una PlayStation Camera è anche possibile registrare le proprie sessioni di gioco per poi rivedere e condividere con gli amici le reazioni avute nei momenti più spaventosi.

 
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